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Lo scandalo Facebook e la privacy online

Lo scandalo Facebook

Parlare di privacy ai tempi di internet sembra quasi un ossimoro: tutti noi, installando una App sullo smartphone o visitando un sito, clicchiamo su “Accetto” per dare il nostro consenso a righe e righe di moduli che non legge (quasi) nessuno. Probabilmente, se sapessimo davvero quello che contengono, ci guarderemmo bene dall’accettarlo così spesso e così a cuor leggero.

Quello che stentiamo a realizzare, ad esempio quando scarichiamo ed installiamo una App, è che più che essere derubati potremmo essere noi a regalare agli sviluppatori moltissimi dati personali: nomi della rubrica, informazioni come data di nascita e gusti personali, addirittura gli spostamenti tramite la geolocalizzazione. Ma non solo: like, acquisti, siti internet consultati, ecc. Questi dati, una volta acquisiti, verranno venduti a peso d’oro a chi con quelle informazioni crea profitto. Come? Per proporci pubblicità per determinati prodotti che compreremmo, ad esempio. Ma anche per scopi non direttamente legati al commercio.

Ancora fresco lo scandalo “privacy” che ha travolto Facebook. Attraverso una App, sarebbero stati ceduti moltissimi dati alla società Cambridge Analytics. Stiamo parlando della privacy violata di oltre 87 milioni di utenti di Facebook le cui informazioni sarebbero state usate per influenzare l’opinione pubblica sulle elezioni presidenziali americane, la Brexit e altre campagne elettorali. Mark Zuckerberg, fondatore e direttore di Facebook, ha ammesso la sua responsabilità per la gestione grossolana della privacy di chi è iscritto al suo social media.

Black Mirror è una famosa serie Netflix che prende spunto dalla realtà, soprattutto dall’introduzione delle nuove tecnologie, e porta l’argomento avanti nel tempo in un universo distopico. Nell’episodio “Zitto e balla” della terza stagione, proprio l’installazione di un malware dà ad alcuni hacker la possibilità di accendere a piacimento la webcam dei laptop, registrando le persone in momenti intimi e minacciandole poi di rendere i filmati pubblici al rifiuto di sottostare ai loro ricatti. Agli autori di Black Mirror piace portare alcuni aspetti della nostra cultura agli estremi e questo scenario potrebbe già accadere.

Tra i maggior utilizzatori di social media e App per smartphone ci sono gli adolescenti: il 91% di loro condivide foto personali, il 71% il nome della scuola che frequentano, il 20% addirittura il proprio numero di telefono. Ma se il concetto di privacy dei teenager oggi è molto diverso da quello dei loro genitori, i ragazzi sembrano comunque usare cautela quando sono online: scelgono le opzioni di Facebook per rendere i loro profili privati, opzioni che la maggior parte di loro non trova difficili da impostare. Sembra dunque che la nuova generazione stia apprendendo come utilizzare internet in maniera consapevole.

È quindi necessario essere prudenti senza farsi prendere dalla paranoia. Occorre anche tenere conto dei vantaggi che i vari apparecchi tecnologici hanno portato, portano e continueranno a portare nella nostra vita: ci dicono dove siamo e la strada da percorrere per arrivare più velocemente possibile in un dato luogo, informazioni e reminder sulla nostra salute, contatti con il resto del mondo, un database di informazione pressoché sconfinato a cui attingere gratuitamente, eccetera eccetera.

Più della metà di chi possiede uno smartphone usa il proprio telefono per ottenere informazioni sulla salute, mentre un terzo lo usa per motivi legati all’istruzione. È quindi evidente come sia vantaggioso essere consapevoli nell’uso di uno strumento tanto prezioso quanto potente per poterne ottenere i vantaggi diminuendo quanto possibile gli effetti indesiderati. Come un coltello può essere usato per tagliare una fragola o come arma, gli stessi potenziali usi esistono per la maggior parte delle cose, inclusi laptop, tablet e smartphone.

Riferimenti:

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