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Il lutto infantile

lutto infantile

Photo by Marco Albuquerque on Unsplash

Per lutto si intende, al di là del significato comunemente assegnatogli, ossia la perdita una persona cara, la naturale reazione fisiologica che si esperisce in seguito a tale evento. Pur non possedendo connotati di malattia, risulta, soprattutto nel primo periodo, un’esperienza assai dolorosa. Vivere un lutto è una delle esperienze più traumatiche nella vita di un individuo, in quanto implica l’accettazione perenne della perdita. La percezione di un evento drammatico di questa portata è ancora più devastante se a viverla non è un adulto, che in teoria possiede la struttura cognitiva adeguata per poter fronteggiare tale situazione, bensì un bambino. Diversamente dagli adulti per cui, seppur in modo differenziato, superano l’esperienza del lutto passando per le diverse fasi che lo caratterizzano, i bambini non hanno la medesima capacità maturativa, difatti entrano ed escono dal lutto continuamente. Lo stesso concetto di morte non viene compreso e interiorizzato subito dai bambini, ma attraverso un lungo processo di acquisizione, che vede la sua fine intorno ai sette-otto anni. La continua entrata e uscita dal lutto è osservabile dalle differenti reazioni emotive esperite dai bambini in archi di tempo assai brevi; passano dal pianto al riso con estrema facilità.

In realtà le modalità di risposta dei bambini di fronte al lutto sono assai variabili, di difficile previsione, in quanto dipendono dall’interazione di una molteplicità di fattori quali:

  • le caratteristiche personali dei bambini (p.e., età);
  • il legame esistente e il tipo di attaccamento con la persona deceduta;
  • la possibilità di proseguire con il medesimo stile di vita.

Le reazioni esperite dal bambino dipendono dall’interazione di questi fattori e altri ancora. Si può quindi comprendere che le conseguenze variano enormemente e che i bambini, proprio come gli adulti, hanno un loro proprio modo di vivere la perdita.

Le reazioni più comuni dei bambini sono:

  • una totale mancanza di espressione emozionale, generalmente adottata nel caso in cui il bambino non riesca ad affrontare il dolore;
  • adozione di comportamenti regressivi (p.e., succhiamento del pollice);
  • manifestazioni psicosomatiche quali insonnia, balbuzie, ecc.;
  • manifestazioni psicologiche di vario tipo.

Le emozioni che maggiormente pervadono i bambini in questo caso sono:

  • la paura (in situazioni non pericolose) e l’ansia (come quella di perdere ancora persone care);
  • l’angoscia, che spesso sfocia nella difficoltà di separarsi dall’altro genitore;
  • la rabbia, che può essere auto ed etero diretta;
  • la tristezza, che culmina nell’isolamento sociale, nell’evitamento delle attività o nella perdita dell’appetito;
  • il senso di colpa, dettato dalla tendenza del bambino a rimuginare su qualcosa che ha detto o fatto prima della morte.

L’evento della perdita può incidere enormemente sul successivo sviluppo del bambino, motivo per cui è molto importante che tale evento venga gestito nel modo più corretto possibile. Errore comune tra gli adulti è quello di sottovalutare i bambini. È necessario innanzitutto informarli e spiegare loro quanto accaduto, offrendo supporto e affetto. Se i bambini vengono informati in maniera semplice e realistica avranno maggiori strumenti per esprimere e interpretare le proprie emozioni, il che costituisce il primo passo verso una piena interiorizzazione del lutto. In più, data la loro difficoltà di convivere a lungo con il dolore, è necessario riprendere la storia della morte più volte così che possano appropriarsi di questa realtà dolorosa. Questo non significa far condurre le vite dei bambini all’ombra di tale evento, ma far vivere loro la quotidianità in modo coerente rispetto a prima, senza però far finta che non sia accaduto nulla.

In molti casi il bambino può essere aiutato con interventi psicologici mirati. Tra i numerosi approcci terapeutici adottati dagli psicoterapeuti infantili c’è, per esempio, l’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari), che viene utilizzato per il trattamento del trauma e per problematiche varie legate allo stress.

Riferimenti

  • “Lutto in famiglia con minori e lutto nelle scuole: modalità di intervento per psicologi dell’emergenza”; Carla Pontara, Catia Civettini; Rivista di Psicologia dell’Emergenza e dell’Assistenza Umanitaria; 2019.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Cristina Marzano - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, Dottore di Ricerca (PhD) in Psicologia Cognitiva, Psicofisiologia e Personalità, e Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. E’ docente interno dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Conduce gruppi di Dialectical Behavior Therapy (DBT). Le principali aree di interesse sono l’insonnia, il disturbo ossessivo-compulsivo, i disturbi associati al Trauma. E’ iscritta all’Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione (AISTED).
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