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Un sogno spezzato: il lutto perinatale vissuto dagli occhi del papà

Un sogno spezzato: il lutto perinatale vissuto dagli occhi del papà

Il lutto perinatale è un evento traumatico che si verifica quando la perdita del bambino avviene dalla seconda metà della gravidanza, al primo mese dopo la nascita. La donna percepisce in maniera molto profonda questo dramma, anche perchè lo scenario che lo accoglie è il proprio corpo.

Il dolore del lutto perinatale coinvolge inevitabilmente anche l’uomo che, durante gestazione, si connette affettivamente a suo figlio elaborando  aspettative, desideri, sogni… L’aspirante futuro papà vive una fase di costruzione della propria identità genitoriale già partecipando alle visite ecografiche, momento in cui ha modo di vedere il proprio bambino e percepirne il battito cardiaco. Con la perdita del bimbo durante la gravidanza, muore la visione di se stessi come padri, si arresta il progetto ideato con la partner, si rompe il legame di attaccamento che si era creato con il nascituro e prendono vita emozioni ambivalenti dalla non facile gestione.

I genitori in attesa che perdono il proprio figlio, vivono un dolore direttamente correlato all’entità dell’investimento emozionale che avevano rivolto al piccolo. Se la morte avviene in età gestazionale più tardiva, è altamente probabile che  il bambino sia stato percepito come già in vita e che magari gli sia stato attribuito un nome: in tal caso la sofferenza per il lutto è più intensa (Huffman, Schwartz, Swanson, 2015).

Un papà che ha subito un lutto perinatale può esperire emozioni quali tristezza, rabbia, sgomento, ansia, frustrazione, senso di vuoto, tutti vissuti che, nella loro intensità,  variano da un soggetto all’altro (Gandino, Vanni, Bernaudo, 2018). In uno degli studi pioneristici sui sintomi presenti nei padri che hanno subito il lutto perinatale, è stato osservato non di rado il presentarsi di una sintomatologia ansiosa, depressiva o post-traumatica, anche se di impatto più lieve rispetto a quella materna (Turton, Badenhorst, Huges, Ward, Riches & White, 2009).

La spietatezza dei ruoli di genere

Ancora oggi molti uomini possono essere vittima dell’imposizione sociale dei ruoli di genere che in questo caso potrebbe costringerli ad “essere forti” per poter supportare la compagna, lesa dall’evento luttuoso. In realtà l’esperienza del dolore accomuna ogni essere umano e poterla esprimere liberamente, al di là del genere di appartenenza, è un diritto fondamentale che non dovrebbe essere negato (o auto-negato). In base a quale regola universalmente riconosciuta un padre non dovrebbe concedersi di piangere? La condivisione emotiva tra l’uomo e la donna che hanno perso il figlio in gravidanza, potrebbe essere un potente strumento di elaborazione emotiva che salda ancora di più la coppia.

Particolarmente rilevante, ai fini della salute psicofisica, è sottolineare come all’inibizione emotiva corrisponda un aumento di condotte impulsive, disturbi psicosomatici, consumo di sostanze. La psicologia ci insegna che le emozioni che non trovano il loro adeguato canale espressivo, infatti, non spariscono, bensì possono utilizzare modalità comunicative dannose.

L’importanza del sostegno sociale

La presenza di una rete sociale supportiva influisce sulla capacità di elaborare il lutto. In un’ottica preventiva, è importante che l’espressione del dolore paterno trovi spazio di ascolto. Il ricorso a  professionisti del settore della salute mentale e la partecipazione a gruppi di auto-mutuo-aiuto, possono costituire uno strumento valido ai fini della risoluzione della sintomatologia e della costruzione della resilienza, risorsa utile anche quando la vita, inevitabilmente, presenterà altre criticità future.

Conclusioni

L’esperienza del lutto perinatale coinvolge la donna e l’uomo, pertanto è necessario che entrambi possano esprimere il proprio dolore e ricorrere al supporto sociale e/o psicologico, onde evitare il rischio di andare incontro a conseguenze emotive dal costo rilevante.

 

Riferimenti

 

 

 

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Laura Pascucci - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, psicoterapeuta, ha maturato esperienza clinica all’interno dei servizi afferenti alla struttura operativa Dipartimento di Salute Mentale della ASL RM/E acquisendo competenza nel trattamento dei disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi di personalità, disturbo bipolare, schizofrenia, disturbo post-traumatico da stress. Collabora come libero professionista all’interno dell’istituto Beck e svolge attività di volontariato per l’associazione Onlus “Il Vaso di Pandora” dedicata alle vittime di eventi traumatici.
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