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Madri calabresi rinunciano ai figli per salvarli dalla criminalità organizzata

Madri calabresi rinunciano ai figli per salvarli dalla criminalità organizzata
Madri calabresi rinunciano ai figli per salvarli dalla criminalità organizzata

Madri calabresi rinunciano ai figli per salvarli dalla criminalità organizzata

Molte donne indottrinano i figli secondo le regole di vita della criminalità organizzata di cui loro stesse fanno parte. Alcune, invece, vogliono mettere al riparo i propri bambini da una vita di illegalità, violenza, carcerazione e, spesso, morte per mano di clan opposti. Stiamo parlando di un progetto sperimentale avviato dal giudice Roberto di Bella, presidente del Tribunale di Reggio Calabria e celebrato dal New York Times. Il giudice, soprannominato “ladro di bambini”, tenta di parlare di persona con le madri indagate per affiliazione alla ´ndrangheta ponendo loro la domanda ”Ha pensato, quando andrà in carcere, cosa accadrà ai suoi figli?“. Questa semplice ma potente domanda ha finora cambiato il futuro di circa quaranta bambini grazie alla coraggiosa scelta di alcune madri di richiedere il provvedimento di decadenza o limitazione della responsabilità genitoriale. Anche un padre ha fatto questa richiesta: “Avessi avuto io questa opportunità alla loro età, forse non sarei finito in carcere”.

Separare i bambini da un ambiente di delinquenza ha una notevole importanza in quanto tra i fattori di rischio di sviluppo di un disturbo di personalità troviamo quelli ambientali, assieme a quelli biologici e psicologici. La ricerca mostra chiaramente che vi sono precursori di sviluppo in giovane età, eppure la mera esistenza di disturbi di personalità nei bambini ha ancora molti detrattori anche nel campo scientifico. La ragione e´spesso “la comprensibile riluttanza a credere che un bambino in crescita possa avere un disturbo di tale entità che interferisce con la sua relazione con l’ambiente e se stesso” (Kernberg, Weinera & Bardenstein, 2008).

Tuttavia, fattori di rischio ambientali non specifici di sviluppo di un disturbo di personalità nei bambini sono esposizione alla violenza e appartenenza a un gruppo di pari antisociale, esattamente quello che accade nelle situazioni testimoniate dal giudice Di Bella. Il far parte delle cosiddette ´ndrine, ovvero le cosche malavitose della ´ndrangheta, espone i bambini anche a fattori di rischio specifici, come sviluppo di traumi legati ad abuso (verbale, fisico o sessuale), la morte di una persona cara per regolamento di conti o faide interne ed esterne.

Il giudice Di Bella si augura che questo progetto, che dal 2012 va avanti solo grazie al volontariato, riesca presto ad avere il supporto delle Istituzioni, in termini di risorse e di personale che segua i bambini in questo percorso, accompagnandoli anche nell´istruzione e nella ricerca di un lavoro. Infatti, i risultati di questa iniziativa sono tangibili: i bambini riprendono ad andare a scuola, metà dei ragazzi maggiorenni vivono ora fuori dalla Calabria e, per chi ci vive ancora, solo uno ha avuto problemi con la giustizia ma, particolare importante, non per reati di criminalità organizzata.

Risulta, dunque, evidente la necessità di maggiore attenzione all´età evolutiva, soprattutto negli ambienti in cui i ragazzini sono esposti alla violenza. Questo e´ un imperativo sociale, quindi un favore che facciamo a noi stessi come comunità, ma anche un dovere etico in quanto possiamo cambiare il futuro di questi ragazzi spezzando la catena che li destinerebbe a una vita di criminalità e fornendo loro il supporto o i trattamenti necessari per evitare lo sviluppo di un disturbo di personalità che sacrificherebbe la loro vita e l´espressione delle loro potenzialità da adulti.

 

Riferimenti:

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