Mascolinità Inclusiva e Amicizia tra Uomini Gay ed Etero

Mascolinità Inclusiva e Amicizia tra Uomini Gay ed Etero

Photo by Matheus Ferrero on Unsplash

E’ stato riscontrato come le amicizie tra uomini gay e uomini etero tendano ad essere più rare delle amicizie tra uomini gay con altri uomini gay e tra uomini gay e donne etero (salvo in ambienti discriminanti che rendano queste ultime più omofobe).

Similmente, le donne lesbiche tendono ad avere maggiormente amicizie con uomini etero e con altre donne lesbiche piuttosto che con donne etero. Sebbene infatti si ritenga erroneamente che l’omofobia sia maggiormente maschile, i dati rivelano che semplicemente sia più mascherata nelle donne etero, che tenderebbero a nasconderla di facciata per poi mostrare un maggiore distanziamento e isolamento sociale nei confronti delle coetanee lesbiche (Hamilton, 2007).

Tuttavia l’isolamento sociale, tra i maschi, sembra essere una forma di discriminazione meno usata rispetto al confronto verbale diretto. Inoltre, nella cultura contemporanea, l’accettazione dell’omosessualità è sempre più estesa, pertanto una differenza nelle amicizie maschili etero-gay non può essere semplicisticamente ridotta all’omofobia. Anche in presenza di un ambiente non-discriminatorio troviamo comunque lo stesso fenomeno. Dunque come si spiega?

E’ evidentemente una scelta attuata da entrambe le parti, legata a differenze all’apparenza minime ma in realtà profonde: il rapporto con il ruolo di genere maschile, ovvero con l’ideale di mascolinità.
Ciò che impedisce a uomini gay ed etero di formare amicizia, o che permette solo amicizie superficiali, è il rapporto che entrambi gli orientamenti hanno con la mascolinità e che portano all’interno della relazione amicale.
Infatti, per gli uomini gay, non importa quanto mascolini o femminili, quanto normativi, quanto cisgender, quanto “straight-acting” o “effemminati” siano, la società ha posizionato l’ideale tradizionale di mascolinità e l’omosessualità agli estremi opposti, polarizzandoli in angoli separati.

Al contrario, il valore di un uomo etero, nella società, è spesso legato all’aderenza al suo ruolo di genere: ancora oggi infatti gli studi mostrano che l’impatto del successo economico sull’attrattività di un uomo etero percepita da donne etero è 1000 volte più grande dell’impatto del successo economico sull’attrattività di una donna etero percepita da uomini etero. Addirittura lo status economico alto negli uomini può riuscire a compensare una minore attrattività fisica (Wang et al., 2018).
Questo è legato ovviamente a un passato recente in cui solo l’uomo aveva l’obbligo legale a mantenere la coniuge e non viceversa, che poi è sfumato in un obbligo sociale, obbligo che ancora oggi purtroppo porta gli uomini ad essere la quasi totalità dei suicidi per motivi economici, dei senzatetto, dei lavoratori in professioni rischiose e faticose, dei conseguenti morti sul lavoro, e l’esigua minoranza dei casalinghi rispetto alle donne.

Mentre la maggioranza degli uomini gay ha vissuto questo ideale di mascolinità come conflittuale con la propria identità, perché li ha costretti a vivere nascondendo al mondo esterno una parte importante di loro come l’attrazione sentimentale e sessuale, gli uomini etero hanno abbracciato questo ideale molto di più, considerando la ricompensa nell’attrattività percepita, e non percependo gli effetti nefasti dell’adesione ai ruoli, probabilmente perché si manifestano a lungo e non a breve termine (un uomo non muore sul lavoro appena aderisce all’ideale di mascolinità, ma molto dopo, con la mediazione di particolari scelte lavorative influenzate da tale ideale; similmente, è necessaria una negazione delle proprie emozioni della durata di anni, accompagnata da traumi o contingenze negative, per produrre un rischio suicidario notevole, che evidentemente non è manifesto di primo acchito).

All’interno delle relazioni amicali, uomini gay e uomini etero tendono a portare approcci diversi alla mascolinità anche tramite modalità diverse di intendere l’amicizia.
Spesso infatti l’ideale di mascolinità richiede agli uomini di non mostrarsi “bisognosi”, e di negare a sé stessi e ai propri amici il bisogno di vederli che si prova per essi.
Un uomo, anche in presenza di amici, è scoraggiato socialmente dal mostrare troppa intimità e affetto, a esprimere i propri bisogni, le proprie paure, le proprie debolezze e le proprie insicurezze con gli altri, e soprattutto ad ammettere che si desidera la presenza di altri, che la si necessita.
Gli uomini sono socialmente incoraggiati a fare attività insieme ad altri uomini piuttosto che ad esprimere come si sentano parlando con altri uomini.

Paradossalmente tutto ciò è molto moderno: gli uomini della fine del XIX e dell’inizio del XX secolo non solo posavano in foto in atteggiamenti fisicamente molto intimi, ma si scrivevano addirittura lettere affettuose l’un l’altro e talvolta potevano persino dormire negli stessi letti in maniera non-sessuale. E’ solo con la maggiore consapevolezza dell’esistenza di un vasto numero di persone gay che si è creata una maggiore stretta su atteggiamenti percepiti come potenzialmente ambigui. Questo ha portato gli uomini etero al tempo stesso a diminuire eventuali amicizie femminili (avere amiche era percepito come potenzialmente omosessuale), a vedere le proprie partner donne come uniche confidenti (il che ha contribuito a una maggiore pressione all’essere percepiti come attraenti – con le conseguenze che abbiamo già visto per l’adeguarsi agli standard di attrazione – e ad aumentare lo stigma e lo stress nei confronti degli uomini involontariamente celibi, vergini o single, fenomeno questo chiamato “virgin-shaming”) e a rendere emozionalmente distanti le amicizie con altri uomini (Robinson et al., 2017).

Questo clima insano viene chiamato da Anderson “Omoisteria” (“Homohysteria”) e consiste nella paura, tra gli uomini etero, di “essere omosessualizzati” o di venire percepiti socialmente come gay. L’omoisteria non è omofobia, perché non consiste nello stigmatizzare altri per la loro omosessualità, ma nella paura sociale degli uomini e dei ragazzi a essere percepiti essi stessi come omosessuali: è perfettamente possibile essere soggetti a omoisteria senza essere mai stati omofobi verso altre persone (Anderson, 2009). L’omoisteria funziona come un principio organizzatore nel modo in cui le mascolinità sono stratificate ed è parte integrante della produzione della mascolinità ortodossa tradizionale.

La teoria della mascolinità inclusiva di Anderson suggerisce che negli ambienti culturali colorati da bassa omoisteria, la mascolinità ortodossa sia presente ma non “culturalmente egemonica”, consentendo l’emergere di forme più inclusive di mascolinità. Numerosi studi sostengono la teoria della mascolinità inclusiva, mostrando come l’omosessualità maschile stia venendo sempre più de-stigmatizzata, aprendo opportunità agli uomini eterosessuali di impegnarsi in modi di abbigliarsi e in atteggiamenti percepiti come più femminili, unirsi a squadre e club sportivi gay e stabilendo un’intimità maschile attraverso, ad esempio, abbracci, baci, tocchi e carezze. Questi comportamenti sono stati documentati anche in una serie di contesti educativi al di fuori dello sport, comprese le scuole nelle aree della classe operaia a volte stereotipate come particolarmente omofobe.

Al contrario di quanto accaduto nel XX secolo, nel XXI secolo, con la diminuzione dell’omoisteria, i giovani uomini hanno nuovamente riacquistato una maggiore libertà sociale a esprimersi, senza giudizi da parte degli altri, attraverso un diverso spettro di comportamenti ed emozioni che sarebbero stati precedentemente codificati come “gay”.
Questo è sfociato nella creazione di quelle che vengono chiamate “Bromance”, ovvero relazioni dinamiche e complesse caratterizzate da vicinanza, intimità, affetto, fiducia, libera espressione delle emozioni e omosocialità tra due o più amici maschi.

Nelle bromance vi sono interessi condivisi, intimità emotiva e intimità fisica non-sessuale. Le bromance hanno raggiunto un livello importante di risonanza culturale e di significato per gli uomini: infatti coloro che sono coinvolti in una bromance descrivono il proprio amico come “quasi un fratello” o “quasi una fidanzata”. Gli uomini spesso esprimono pubblicamente “amore” per le proprie amicizie, descrivendo esempi intimi di emozione e intimità fisica che avevano condiviso in esse. La componente decisiva che caratterizza queste amicizie è l’enfasi posta su una “mancanza dei confini” e un’apparente mancanza di “alcunché di off limits”. Le bromance sono relazioni maschili dello stesso sesso che enfatizzano l’amore, l’amicizia esclusiva e l’intimità e non si basano sulla competizione né sulle gerarchie. L’adozione culturale del termine bromance rappresenta un riconoscimento del fatto che ai giovani uomini è consentito avere identità maschili più diverse e omosociali. Il loro comportamento mostra che, contrariamente alla ricerca degli anni ’70, degli anni ’80 e degli anni ’90, i giovani uomini eterosessuali sono ora in grado di confidarsi gli uni con gli altri, di sviluppare e mantenere una profonda emotività reciproca, intense amicizie basate sull’intimità e sull’espressione di un sentimentalismo emotivo fino a poco tempo fa tabù.

Addirittura la ricerca ha mostrato che vi è stato uno shift, e che mentre negli anni precedenti gli uomini si confidavano principalmente con le proprie partner, attualmente preferiscono confidarsi con altri amici maschi con cui sono in “bromance” piuttosto che con la partner, per paura di essere giudicati da essa, per timore che le proprie confidenze possano essere usate contro di loro in litigi, e a causa dello sforzo richiesto per mantenere una storia d’amore (Robinson, White & Anderson, 2017).

Le implicazioni di queste ricerche rivelano come, nelle culture a bassa omoisteria, le amicizie tra uomini gay ed eterosessuali possano fornire contesti relazionali per mascolinità inclusive. Colpisce a questo riguardo la presenza di mascolinità inclusive anche all’interno di contesti che sono stati abitualmente concettualizzati come siti per la riproduzione della mascolinità ortodossa tradizionale (Rumens, 2017).

In ultima battuta, è evidente come un forte predittore del successo delle amicizie maschili tra uomini gay ed eterosessuali sia l’auto-consapevolezza che entrambi gli uomini abbiano sul proprio ideale di mascolinità e quanto siano disposti a mettere in discussione il ruolo di genere tradizionale maschile che ha tenuto gli uomini in catene sin da quando è nato… magari instaurando una proficua bromance!

Riferimenti

  • Hamilton, L. (2007). Trading on heterosexuality: College women’s gender strategies and homophobia. Gender & Society, 21(2), 145–172.
  • Wang, G. et al. (2018). Different impacts of resources on opposite sex ratings of physical attractiveness by males and females. Evol. Hum. Behav. 39, 220–225.
  • Robinson, S., White, A., & Anderson, E. (2017). Privileging the Bromance. Men and Masculinities, 1-22.
  • Anderson, E. (2009). Inclusive masculinity: The changing nature of masculinities. Oxford: Routledge.
  • Rumens, N. (2017). Age and changing masculinities in gay–straight maleworkplace friendships. Journal of Gender Studies, 27(3):1-14.

Autore/i dell’articolo

Alberto Infante
  • Dottore in Psicologia
  • Redattore Volontario per la ONLUS Il Vaso di Pandora - La Speranza dopo il Trauma
  • Content Creator per l'Istituto Beck

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