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Maternità e disturbi dell’umore: quali correlazioni?

Maternità e disturbi dell’umore

Photo by freestocks.org on Unsplash

Di depressione post-partum si sente parlare spesso ed un motivo in effetti c’è: il 20% delle neomamme mostra una notevole persistenza dei sintomi del cosiddetto “maternity blues”, una comune condizione caratterizzata da tristezza, pianto, affaticamento, ansia, insonnia, perdita di appetito e irritabilità; solitamente caratterizza la prima settimana dopo il parto e dura al massimo 10 giorni circa, con una regressione spontanea e totale. La persistenza dei sintomi che a volte si verifica, invece, può evolvere in depressione post-natale, un disturbo dell’umore che può verificarsi durante il primo anno dopo il parto in qualsiasi contesto sociale, economico o culturale. Il costrutto della depressione postnatale è distinto dal disturbo depressivo e include sintomi unici, come ansia e perdita di controllo.

Conoscerne l’eziologia in un’ottica di prevenzione e cura per le mamme ed i loro bambini è proprio ciò che ha spinto il gruppo di ricerca della Romania, autore dello studio (Roman et al., 2019), ad approfondire la tematica. L’obiettivo principale era indagare se e in che modo sussista una relazione tra tratti di personalità e depressione postnatale e se l’ansia postnatale ed il tipo di nascita possano spiegarne i meccanismi sottostanti.

Obiettivi dello studio

Il primo tra tutti era appunto esplorare la relazione tra i tratti di personalità (basandosi sulla teoria dei Big Five, secondo la quale la personalità è formata da cinque tratti: estroversione, amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva, apertura mentale) e la depressione postnatale nelle due settimane dopo il parto.

Secondariamente, i ricercatori hanno voluto indagare la relazione tra tratti di personalità e ansia postnatale: si sono chiesti se quest’ultima, misurata immediatamente dopo la nascita, potesse spiegare la relazione tra i tratti della personalità e la depressione postnatale. Inoltre, si sono chiesti se le relazioni tra i tratti della personalità, l’ansia postnatale e la depressione fossero moderate dal tipo di nascita (parto naturale o parto cesareo).

Partecipanti e metodi

719 madri hanno completato questionari riguardanti i tratti della personalità (compilando il Big Five plus personality inventory), l’ansia postnatale (tramite la Hamilton Anxiety Rating Scale) e la depressione (completando l’Edinburgh Postnatal Depression Scale) a 3-4 giorni dalla nascita (T1), dal 2016 al 2017. Le neomamme hanno anche compilato un questionario demografico (ad es. età, livello di istruzione, area di residenza, stato civile, tipo di nascita).

Dopo due settimane dalla nascita (T2), ovvero quando i sintomi del maternity blues dovrebbero regredire spontaneamente, 672 delle nuove madri hanno compilato nuovamente il questionario per valutare la depressione postnatale.

Risultati

In linea con i dati presenti in letteratura, alti livelli di nevroticismo e bassi livelli di estroversione e coscienziosità sono risultati associati ad alti livelli di depressione ed ansia postnatale, mentre la piacevolezza e l’apertura non hanno mostrato correlazioni. Solamente il nevroticismo sembra avere un contributo unico e indipendente all’ansia postnatale quando si considera l’intero campione.

Per quanto riguarda l’ansia postnatale, le nuove madri con alti livelli di ansia segnalate 3 o 4 giorni dopo la nascita hanno riportato anche livelli più alti di depressione postnatale dopo 2 settimane.

Ciò che emerge è che i tratti di personalità sembrano non avere un impatto diretto sulla depressione postnatale, ma mediato. Nello specifico, la relazione tra nevroticismo e depressione postnatale viene mediata dall’ansia postnatale: le neomamme che hanno riportato livelli elevati di nevroticismo hanno anche riportato livelli più elevati di ansia postnatale 3-4 giorni dopo.

Inoltre, sembrerebbe che il tipo di nascita possa spiegare, sempre come mediatore, le relazioni tra tratti della personalità e depressione postnatale dopo 2 settimane dal parto. Nel gruppo delle nascite con parto naturale, il nevroticismo era associato positivamente (cioè presente) alla depressione postnatale, mentre la coscienziosità era associata negativamente (cioè assente). Nel gruppo di parto cesareo, il nevroticismo e la gradevolezza erano positivamente correlati alla depressione postnatale.

Questi risultati potrebbero essere spiegati dal fatto che le donne che richiedono un taglio cesareo, senza una specifica indicazione medica, potrebbero mostrare sentimenti ansiosi, mancanza di fiducia e paura di partorire; inoltre potrebbero anche sperimentare perdita di autostima, sentimenti di fallimento e una maggiore senso di colpa e, di conseguenza, avrebbero un rischio maggiore di sviluppare una depressione postnatale.

Implicazioni

Comprendere il modo in cui i tratti di personalità delle donne siano correlati ai loro (possibili) disturbi emotivi rappresenta un’utile guida per la progettazione ed attuazione di interventi psicoeducativi, preventivi e di trattamento, che possano incrementare la probabilità di un periodo postpartum positivo.

Infine, i risultati preliminari riguardo il tipo di parto, senz’altro dovrebbero entrare a far parte della formazione delle figure professionali che svolgono un ruolo nel supportare le decisioni e le esperienze di una madre che portano al travaglio e al parto, come medici e infermieri.

 

Riferimenti:

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Mariangela Ferrone - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Psicoterapeuta TMI (terapia metacognitiva interpersonale) livello EXPERT. Per molti anni è stata Coordinatrice del Centro di Psichiatria Perinatale e Riproduttiva, del Servizio di Psicoterapia e Counseling Universitario presso la UOC di Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Attualmente è docente per l’insegnamento di “Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione” nel corso di laurea in Scienze Infermieristiche, sede Sant’Andrea presso la Facoltà di Medicina e Psicologia – Sapienza Università di Roma, nonché docente interno e supervisore clinico dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Socio Aderente della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva).
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