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Medico USA condannato per aver abusato di 265 ragazzine

Medico USA condannato per aver abusato di 265 ragazzine
Medico USA condannato per aver abusato di 265 ragazzine

Medico USA condannato per aver abusato di 265 ragazzine

Dopo le accuse in campo cinematografico (come quelle contro Harvey Weinstein e Kevin Spacey), un altro coperchio di omertà è stato finalmente sollevato su quello che tra tutti gli ambiti forse dovrebbe essere più lontano dall’abuso. Stiamo parlando dello sport. È recente la notizia della condanna di Larry Nassar, il medico della squadra olimpica di ginnastica artistica statunitense.

Lo scandalo è nato in sordina quando un piccolo giornale locale, l’Indianapolis Star, ha cominciato a indagare su una denuncia per abusi. Da allora, le denunce sono salite fino a 265. Stiamo parlando di 265 ragazzine, soprattutto ginnaste, che sono state abusate dal medico durante i controlli. Nassar è stato condannato anche per possesso di materiale pedopornografico, 37.000 immagini e video di abusi sessuali su bambini trovati sul suo computer. All’udienza sono state ascoltate le testimonianze di circa 150 delle vittime, le quali hanno raccontato quello che provano ora e quello che hanno provato mentre il medico abusava di loro con la scusa di massaggi che avrebbero giovato alle loro prestazioni sportive.

Qualcuno, tra il cinico e il realistico, potrebbe affermare che il giornalismo è fatto di mode, il pubblico si assuefa a un argomento e le notizie si spostano su un altro. Comunque sia, questo è un momento positivo per l’attenzione che i media stanno rivolgendo alle vittime di abusi, soprattutto sessuali. Questa non è una cosa scontata, tenendo conto dei vissuti profondamente negativi che le vittime di abuso sessuale provano e che le frenano dal denunciare.

Stiamo parlando, ad esempio, del senso di colpa. Qualcuno, troppi in realtà, è ancora dell’idea che spesso la donna che viene violentata “se l’è andata a cercare”, presupponendo che l’uomo sia un animale senza freni che reagisce istintivamente al richiamo dei sensi. È lo stesso ragionamento che incolpa di un furto chi ha lasciato la porta aperta. In quest’ottica, la vittima sente di aver potuto commettere qualche errore, qualche imprudenza e di essersi esposta lei stessa alla situazione di abuso. In realtà, vi è una condizione imprescindibile che è quella del consenso: se non vi è consenso, o se l’altra persona non ha l’età per esprimerlo consapevolmente, allora si parla di abuso, quindi la vittima non è mai consenziente.

Il senso di colpa ha anche uno scopo difensivo. Il terribile evento della violenza sessuale sbriciola molte convinzioni sul mondo, come quella che nelle mani di medici, familiari o amici si è al sicuro. Sentire di avere una parte di responsabilità aiuta a ristabilire il senso di controllo sulla realtà: se ho fatto qualcosa di sbagliato, possono non rifarlo e non mi succederà nulla.

Oltre al senso di colpa, si potrebbe provare vergogna. La vergogna è compagna del senso di colpa in quanto ci sentiamo corresponsabili dell’accaduto. “Cosa penseranno gli altri di me?” oppure “Cosa penserà la gente della mia famiglia?” se l’aggressore è un parente, come sappiamo dalle tristi storie di abusi da parte del padre sui figli.

La vergogna porta a sentirsi isolati, perché sentiamo di non poter raccontare quello che ci è successo. Pensare di rivelare l’accaduto a qualcuno, di denunciare alla polizia è un passo difficilissimo. Sappiamo tutti a quale circo mediatico la vittima e la sua famiglia sono esposte. In un momento della propria vita in cui ci si sente estremamente vulnerabili, in cui si ha bisogno di parole sussurrate per poter anche solo ripensare a quei terribili momenti, l’idea del clamore e dell’invadenza del mondo esterno potrebbe essere un serio deterrente alla denuncia.

Sarebbero, dunque, necessari discrezione, rispetto e tatto sia da parte delle forze dell’ordine che sono preposte ad accogliere una denuncia, sia da parte dei media. Il lavoro di questi ultimi è importante in quanto, grazie alla grande risonanza data alle notizie degli abusi sessuali, hanno sicuramente tolto quel velo di tabù che circondava l’argomento, dando alle vittime la possibilità di emulare chi, nella loro stessa situazione, si è unito per denunciare il criminale.

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Riferimenti:

 

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