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La meditazione protegge dall’invecchiamento? Nuova ricerca prova a rispondere.

Meditazione e invecchiamento

Spesso ci viene data l’informazione che l’età media della popolazione umana sta aumentando ed è un’informazione vera: sembra che nelle prossime tre decadi la popolazione sopra i 60 anni raddoppierà mentre quella oltre gli 80 addirittura triplicherà.

Se dovessimo cercare i fattori che contribuiscono a questo fenomeno, li troveremmo sicuramente nell’invecchiamento della copiosa fetta di popolazione che appartiene al cosiddetto baby boom successivo al secondo conflitto mondiale, nelle migliori condizioni igieniche e di vita, nel calo della natalità e nei progressi della medicina. Così accade che sempre meno bambini nascono e sempre più anziani diventano, di fatto, più anziani.

Tutto questo ha e avrà un costo sempre più pesante in termini di salute pubblica ed è fondamentale creare le condizioni ideali perché tutti noi possiamo arrivare ai nostri ultimi anni di vita quanto più in salute possibile. Una delle sfide della scienza è sicuramente il contrasto all’invecchiamento del cervello: è stato osservato, infatti, che già dai 30 anni il nostro cervello comincia ad atrofizzarsi e perde circa il 5% del suo volume ogni decennio successivo, con una serie di effetti negativi soprattutto sulle abilità cognitive.

I ricercatori si trovano, quindi, ogni giorno a sperimentare tecniche che possano mantenere l’integrità strutturale del cervello durante tutto l’arco della nostra vita. Fra le varie tecniche esplorate si sono chiesti se in qualche modo la meditazione possa avere degli effetti positivi sull’invecchiamento del cervello. Per farlo, hanno usato la risonanza magnetica e hanno osservato il cervello di alcune persone che praticavano da molto tempo (una media di 19 anni) meditazione, come quella Zen, Vipassana o Shamantha, che sono tutte pratiche simili a quelle utilizzate negli interventi di Mindfulness. Hanno poi confrontato questi dati con quelli di altre persone di un gruppo di controllo. Il focus della ricerca è stato sul volume della materia grigia, sia totale che di regioni specifiche, e sull’eventuale presenza di una correlazione tra volume ed età dei partecipanti.

I risultati mostrano una correlazione negativa tra volume di materia grigia ed età in entrambi i gruppi: con il procedere dell’età il volume della materia grigia tendeva a diminuire. Tuttavia è stata anche osservata una differenza significativa: soprattutto nei lobi frontali, parietali e temporali, la tendenza a perdere materia grigia era meno pronunciata nel gruppo dei meditatori. Tale differenza è stata riscontrata anche nel mesencefalo e nel cervelletto.

Questi risultati, seppure incoraggianti per gli effetti positivi della meditazione sull’invecchiamento, non posso essere letti in maniera definitiva. Le domande a cui le ricerche successive dovranno provare a dare una risposta sono: è la meditazione ad avere questa influenza, favorendo la crescita di dendriti e sinapsi o riducendo la degradazione cerebrale dovuta allo stress, oppure sono queste differenze preesistenti nelle persone che scelgono di praticare meditazione in maniera regolare e a lungo termine?

Ulteriori approfondimenti, dunque, potranno darci un quadro più chiaro sull’effettivo ruolo della meditazione, rivelandoci se quest’ultima causi o sia meramente correlata al rallentamento o addirittura all’inversione dell’atrofia cerebrale. Nel frattempo, vi sono tutta una serie di buone ragioni per praticare la meditazione e in particolare la Mindfulness, per i suoi effetti positivi sul corpo e sulla mente scientificamente già provati.

Riferimenti:

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