La Metafora della lastra di ghiaccio

La Metafora della lastra di ghiaccio

Metafora della lastra di ghiaccio

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La Metafora della lastra di ghiaccio e il bisogno del passato per dare continuità al presente

Quello che queste righe contengono non è una raccolta di dati empirici, né una divulgazione di carattere scientifico ma una piccola riflessione da parte di un clinico, anzi prima di tutto di un essere umano. Ormai è passato un anno e si può dire che non ci vergognano più ad indossare le mascherine, i bambini hanno smesso di rubarci sorrisi sui mezzi pubblici e le 22:00 sono la nuova mezzanotte di Cenerentola. Le  mura della stanza in cui lavoro sono cariche di parole in cui si descrive come sia difficile adesso corteggiare una persona, mantenere una relazione, raccontano la nostalgia dell’odore dei popcorn al cinema, il desiderio di quel guardaroba troppo caro quando si andava a ballare, il sudore alla fine di un concerto tanto atteso. E questa nostalgia non ha età, non conosce differenza di genere o status sociale di appartenenza. E colpisce tutti, anche chi, come me, sta dalla parte di chi ascolta, rielabora, aiuta…

E allora mi è venuta in mente una immagine: i ghiacciai che abitano i poli. E accanto a questa immagine e arrivata la poesia di Salvatore Quasimodo “Ed è subito sera”. Mi sono immaginata che in questo momento ogni essere umano si trova sopra una lastra di ghiaccio che rappresenta la sua vita. Ma da un anno una grossa parte di questa lastra si è staccata e lentamente scivola lontano sulle fredde acque del mare. E così ognuno di noi si ritrova in piedi su quella porzione di lastra rimasta, così piccola da non permettere di fare grandi movimenti, così fredda per potercisi sedere sopra. Come esseri umani, come professionisti della salute mentale, non possiamo permetterci di perdere di vista la lastra che si allontana, non possiamo permettere che questo accada ai nostri pazienti. Una lastra così lontana tanto da uscire dal proprio campo visivo sarebbe un danno gravissimo  per il benessere psicologico di ognuno di noi, minerebbe il senso di identità personale, la costruzione di significati che negli anni si sono avvicendati. E allora cosa fare? È necessario che ognuno di noi crei delle funi con alle estremità dei ganci per mantenere un legame tra la lastra che si è staccata e quella in cui ci troviamo. Sviluppare un senso di continuità tra ciò che siamo oggi e ciò che eravamo un anno fa, ciò che siamo stati. Come? Inserendo attività nel quotidiano che  mantengano in vita un senso di continuità: per esempio sfogliare libri già letti, cucinare ricette legate alla propria tradizione regionale, sentire un vecchio collega di università, ritrovare sui social i compagni di scuola, rivedere in famiglia gli album di fotografie (e poco importa se analogiche o digitali).

Abbiamo bisogno di mantenere viva e salda l’immagine che abbiamo di noi stessi, abbiamo bisogno di ricordarci di tutti i pezzi di puzzle di cui siamo composti, anche se alcuni, da un anno non li usiamo più. Al contrario, la sensazione di restare soli sul cuor della terra, potrebbe prendere il sopravento e potrebbe arrivare quel subito sera senza neanche accorgerci più di essere trafitti da un raggio di sole.

Abbiamo bisogno ogni giorno del nostro passato, di quella lastra di ghiaccio a cui dobbiamo attaccarci con una fune,  abbiamo bisogno di ricordarci ciò che siamo stati  per affrontare il presente e continuare a vivere ciò che siamo.

Autore/i dell’articolo

Roberta Rubbino
Psicologa-Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnostica, Responsabile Area Età Evolutiva "Beck for Kids" e docente dell'Istituto A.T.Beck .Si occupa prevalentemente di clinica relativa all’infanzia e all’ adolescenza. Per anni ha lavorato nell'ambito della neuropsicologia dell'età adulta e dell'età evolutiva in strutture ospedialiere in Italia e all'estero sia ai fini clinici che di ricerca. In Istituto si occupa anche della organizzazione e realizzazione dei gruppi di Mindfulness per pazienti oncologici (MBCT-CA). La dott.ssa Rubbino è full member della Società Internazionale di Schema Therapy (SIST) e membro fondatore della Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione (AISTED). Di recente insieme alla dott.ssa Montano ha curato l'edizione italiana del protocollo di Mindfulness per bambini ansioni (MBCT-C).

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