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Applicazione della Mindfulness nell’ ADHD

Mindfulness nell’ ADHD

Photo by Chris Ensey on Unspalsh

La ADHD è un disturbo comportamentale comune caratterizzato da sintomi pervasivi e invalidanti di disattenzione, iperattività e impulsività secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Secondo l’American Psychiatric Association per essere considerato ADHD un bambino deve sviluppare i sintomi prima dei 12 anni, averli attivi per almeno sei mesi ed avere un impatto notevole su almeno due domini di vita. La prevalenza dei tre sottotipi di ADHD è così distribuita: disattento (20-30%), iperattivo-impulsivo (meno del 15%) e sottotipo combinato (50-75%) (Spencer et al., 2007). Ai ragazzi di sesso maschile viene diagnosticata l’ADHD tre volte più frequentemente rispetto alle ragazze. L’eziologia, invece, è multiforme e multidimensionale, chiamando in causa fattori genetici e ambientali, psicosociali e culturali; sembra, infatti, che assieme ad una predisposizione temperamentale, fattori di tipo educativo o più generalmente ambientali possano concorrere all’instaurare la patologia. Ad oggi, i sintomi dell’ADHD sono stati trattati con diverse terapie. Una precedente revisione sistematica ha mostrato come le terapie complementari di medicina alternativa hanno un ruolo importante nel trattamento del disturbo: le terapie mente-corpo, infatti, sono le più utilizzate e tra di essi rientrano gli approcci basati sulla Mindfulness e sulla meditazione hanno un impatto notevole sul funzionamento psicosociale, emotivo e neurobiologico (Kemper, 2011)

Tali tecniche utilizzano la respirazione profonda o la meditazione, cercano di ampliare il campo della consapevolezza utilizzando l’immaginazione guidata, il rilassamento progressivo ed esercizi di yoga. È stato dimostrato che la pratica di queste terapie può modificare i pattern di attivazione del cervello, contribuire a migliorare l’umore e ridurre l’ansia, lo stress e il dolore, oltre a sviluppare il controllo dell’attenzione e le abilità inibitorie (Edwards, 2013). I meccanismi neurofisiologici implicati rispondono all’attivazione di sistemi dopaminergici e noradrenergici. Da non sottovalutare il ruolo svolto dal gruppo, che ha notevoli impatti in termini di rispecchiamento e condivisione.

Alla luce di questi benefici, alcuni studi di intervento hanno applicato la Mindfulness allo scopo di controllare i sintomi dell’ADHD nei bambini e negli adolescenti, in tutti i sottotipi. In particolare gli effetti maggiori si registrano sulla disattenzione, iperattività o impulsività e abilità correlate come la velocità di precisione ed il tempo di reazione. Altri risultati secondari sono correlati all’ansia, alla timidezza, ai problemi sociali ed al perfezionismo oltre che intervenire sulla disregolazione emotiva e su eventuali sintomi depressivi. Questi risultati sono importanti perché identificano la ricaduta positiva e multidimensionale degli interventi complementari rispetto, ad esempio, alla farmacoterapia che è spesso correlata ad effetti collaterali come scarsa tolleranza, nessuna risposta al trattamento e persino dipendenza.

La mindflulness sviluppa delle notevoli competenze in termini di accettazione, consapevolezza, e concentrazione. Assieme all’atteggiamento non giudicante, focalizzato sul momento presente, anche gli aspetti più strettamente comportamentali possono risentirne in positivo, coltivando l’attesa, la pazienza e tollerando sempre di più le frustrazioni.

Le terapie comportamentali multidimensionali che integrano diversi aspetti dell’esercizio fisico, come l’attività fisica aerobica, la respirazione profonda, l’equilibrio e la meditazione ottengono un miglioramento in termini di riduzione dello stress e di rilassamento, che potrebbe avere un impatto sui sintomi dell’ADHD aiutando a regolare le risposte emotive. Sembra che sia molto importante la formazione dei genitori e oltre che dei giovani: l’addestramento dei genitori migliora la loro comprensione dell’ADHD, dei problemi comportamentali e della sintomatologia in generale, aiutandoli ad usare strategie efficaci. Infatti, le fasi di psicoeducazioni sul disturbo e poi sulle tecniche utilizzate nel protocollo mindfulness hanno una ricaduta in termini pratici e di benessere generale nei rapporti familiari rafforzando la compliance al trattamento e la prosecuzione di alcuni esercizi da svolgere anche a casa.

La review di Barranco-Ruiz del 2019 mette insieme e confronta molti studi sul tema e conclude che le terapie complementari stanno prendendo sempre più piede nell’ottica della cura del disturbo e che, tra esse, quelle basate sulla mindfulness hanno un impatto notevole.

Riferimenti

 

  • Barranco-Ruiz, Y., Etxabe, B., Ramírez-Vélez, B.,Villa-González, E. (2019) Interventions Based on Mind–Body Therapies for the Improvement of Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder Symptoms in Youth: A Systematic Review. Medicina , 55, 325ù
  • Edwards, E.; Mischoulon, D.; Rapaport, M.; Stussman, B.; Weber, W. (2013). Building an evidence base in complementary and integrative healthcare for child and adolescent psychiatry. Child Adolesc. Psychiatr. Clin., 22, 509–529.
  • Kemper, K.J.; Gardiner, P.; Birdee, G.S. (2013). Use of complementary and alternative medical therapies among youth with mental health concerns. Acad. Pediatr. 13, 540–545.
  • Spencer, T.J.; Biederman, J.; Mick, E. (2007). Attention-deficit/hyperactivity disorder: Diagnosis, lifespan, comorbidities, and neurobiology. J. Pediatr. Psychol., 32

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Virginia Valentino

Psicoterapeuta. Tratta disturbi d’ansia, depressione, disturbi sessuali e disturbi della personalità applicando la Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) e si occupa di neuropsicologia dell’adulto, occupandosi di valutazione e riabilitazione cognitiva in pazienti con malattie neurodegenerative.È autrice di lavori divulgativi di carattere scientifico su riviste nazionali ed internazionali su temi riguardanti la neuropsicologia e la psicologia clinica.


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