La mindfulness per la depressione: l’efficacia dell’intervento sulla valutazione delle emozioni

La mindfulness per la depressione

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Il DSM-5 (APA, 2013) descrive i disturbi depressivi come accomunati dalla presenza di umore triste, vuoto o irritabile, accompagnato da modificazioni somatiche e cognitive che incidono significativamente sulla capacità di funzionamento dell’individuo. Le differenze tra le tipologie comprese all’interno della categoria consistono nella durata, nella distribuzione temporale o nella presunta eziologia.

Si stima che nel mondo circa 264 milioni di persone soffrano di depressione e in Italia essa colpisca il 15% della popolazione.

Il disturbo depressivo maggiore si caratterizza per la presenza di umore depresso o perdita di interesse e piacere per un periodo di tempo di almeno 2 settimane. Sono riscontrati anche sintomi aggiuntivi come: modificazione del sonno, dell’appetito e dell’attività psicomotoria, scarsa energia, svalutazione e senso di colpa, difficoltà nell’attenzione e nella concentrazione, pensieri suicidari o di morte. Nello specifico i sintomi del disturbo depressivo possono essere raggruppati in quattro categorie: sintomi somatici, sintomi emotivi, sintomi comportamentali, sintomi cognitivi.

Le linee guida dell’APA indicano la Terapia Cognitiva come uno dei trattamenti con maggiore efficacia nella cura della depressione soprattutto se associata alla terapia farmacologica.

Secondo il modello cognitivo tutte le persone hanno pensieri automatici ma nei casi di soggetti con depressione si parla di pensieri automatici negativi ovvero caratterizzati da temi di autocritica, fallimento, incapacità e insuccesso. Il disturbo depressivo si costituisce per quella che viene definita triade depressiva che descrive la presenza di una visione negativa di sé stessi, visione negativa del mondo e aspettative negative verso il futuro. Nei soggetti con depressione si evidenziano delle distorsioni cognitive che influenzano il modo di elaborare e dare significato alle esperienze sia interne che esterne. Questo meccanismo fa sì che le risorse cognitive vengano indirizzate verso stimoli negativi e le esperienze vengano interpretate negativamente (Beck, 2008).

Inoltre, le persone che soffrono di disturbo depressivo hanno una ridotta capacità di provare emozioni positive e questo in aggiunta alle distorsioni nell’elaborazione delle informazioni contribuiscono all’abbassamento del tono dell’umore e ad innescare il pensiero negativo. Entrambi questi aspetti sembrano avere un ruolo cruciale anche nelle ricadute.

Può accadere, infatti, che al termine dell’episodio depressivo il soggetto continui ad avvertire una certa quota di umore negativo che può dare avvio ad una ricaduta.

La letteratura scientifica ha dimostrato che gli interventi Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT) aiutano a identificare e riconoscere i modelli di pensiero negativo ed insegnano a scollegarsi da essi. La mindfulness, inoltre, favorisce un pensiero aperto e non giudicante nei confronti di pensieri ed emozioni di ogni tipo, e quindi anche verso quelli negativi. Questo protocollo consente al soggetto di acquisire gli strumenti e le abilità necessari per gestire e prevenire un’eventuale ricaduta.

Un nuovo studio (Williams et. al., 2020) è stato condotto per valutare se l’intervento MBCT può influenzare e modificare le emozioni sperimentate e la loro elaborazione in soggetti con depressione.

I partecipanti hanno preso parte ad un programma Mindfulness-Based Cognitive Therapy strutturato in 8 incontri della durata di 2 ore ciascuno, più un’intera giornata di ritiro tra la sesta e la settima settimana di intervento. Inoltre ai partecipanti sono state fornite tracce audio che gli consentivano di esercitarsi nella pratica mindfulness tra una sessione e l’altra.

I temi centrali dell’intervento erano: la psicoeducazione sulla depressione, l’apprendimento di tecniche di meditazione e di respirazione, il riconoscimento dei pensieri o delle emozioni negative per gestirli con strategie diverse in modo da prevenire una ricaduta.

I soggetti hanno anche preso parte a due compiti specifici con la finalità di valutare sentimenti ed emozioni. In particolare:

  • Emotion evaluation task (Elliot et. al. 2012): per indagare i sentimenti postivi e negativi in risposta ad immagini raffiguranti situazioni di successi o fallimenti. Durante lo svolgimento del compito il soggetto deve indicare utilizzando i numeri sulla tastiera come si sarebbe sentito se fosse stato il protagonista dell’immagine attraverso una scala da 1 (estremamente triste) a 7 (estremamente felice).
  • Face emotion recognition task (Anderson et. al. 2011) per valutare la capacità dei soggetti di riconoscere le emozioni.

I risultati dello studio hanno mostrato che dopo aver preso parte al programma MBCT i soggetti con depressione mostravano cambiamenti positivi significativi nel compito di valutazione delle emozioni. In particolare dopo le 8 settimane di intervento i partecipanti avevano aspettative migliori rispetto a quanto avrebbero potuto sperimentare felicità in una serie di situazioni di vita quotidiana.

Poiché una delle caratteristiche della depressione è la ridotta capacità di provare piacere e questo sintomo può persistere anche durante il periodo di remissione il presente studio suggerisce che attraverso la Mindfulness-Based Cognitive Therapy si può lavorare sull’elaborazione delle emozioni.

Non sono state individuate differenze significative nel riconoscimento delle emozioni. Nel gruppo MBCT è stato riscontrato un lieve miglioramento dell’accuratezza del riconoscimento delle emozioni ma il dato non risulta essere significativo.

 

 

Riferimenti:

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, DSM-5. Arlington, VA. (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Quinta edizione, DSM-5. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014).
  • Anderson, I. M., Shippen, C., Juhasz, G., Chase, D., Thomas, E., Downey, D., Toth, Z. G., Lloyd-Williams, K., Elliott, R., & Deakin, J. F. W. (2011). State-dependent alteration in face emotion recognition in depression. British Journal of Psychiatry, 198(4), 302–308.
  • Beck, A. T. (2008). The evolution of the cognitive model of depression and its neurobiological correlates. American Journal of Psychiatry, 165(8), 969-977.
  • Elliott, R., Lythe, K., Lee, R., McKie, S., Juhasz, G., Thomas, E. J., Downey, D., Deakin, J. F. W., & Anderson, I. M. (2012). Reduced medial prefrontal responses to social interaction images in remitted depression. Archives of General Psychiatry, 69(1), 37–45.
  • Williams, K., Elliott, R., Barnhofer, T., Zahn, R., & Anderson, I. M. (2020). Positive Shifts in Emotion Evaluation Following Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT) in Remitted Depressed Participants. Mindfulness, 1-13.
  • https://www.istitutobeck.com/depressione

Autore/i dell’articolo

Rita Massaro
Psicologa, iscritta all’Ordine degli Psicologi della Campania dal 27/01/2020 n° 8632. Svolge il ruolo di Research assistant occupandosi di raccolta dati nell’ambito di progetti di ricerca con il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi della Campania. Collabora con l’Istituto Beck come tutor d’aula presso la sede di Caserta. Ha preso parte a progetti di prevenzione del disagio giovanile presso scuole primarie superiori e scuole secondarie del territorio. Ha svolto attività di tirocinio presso il servizio Materno Infantile dell’ASL di Caserta e un Centro di riabilitazione neuromotoria per minori.
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