Perché si sviluppa l’insonnia? Lo spiega il Modello delle 3P

Perché si sviluppa l’insonnia? Lo spiega il Modello delle 3P

Modello delle 3P

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Le cause dell’insonnia

Uno dei modelli eziologici dell’insonnia è denominato “Modello delle 3P” (Spielman et al., 1987), dal momento che include tre fattori responsabili dello sviluppo del disturbo: fattori Predisponenti, Precipitanti e Perpetuanti.


I fattori Predisponenti

I fattori Predisponenti sono quelle caratteristiche per cui alcune persone sono maggiormente vulnerabili all’insorgenza dei sintomi d’insonnia. Tra questi si rintracciano: l’età avanzata, il genere femminile, la familiarità con il disturbo d’insonnia, la tendenza a essere iper-vigili. E’ stato mostrato da studi condotti su famiglie e gemelli che i fattori genetici ed epigenetici possono influenzare lo sviluppo del disturbo (Palagini et al., 2014). Un altro fattore può avere a che fare con i processi di regolazione del sonno (Borbély, 1982), per cui non essere sincronizzati con l’orologio biologico interno (come nel caso del lavoro a turni) e/o avere una ridotta pressione verso il sonno possono determinare insonnia. Proprio per questo motivo all’interno del protocollo TCC-I (Terapia Cognitivo-Comportamentale per l’Insonnia) sono previste delle tecniche che agiscono direttamente su questi due processi (Maurer et al., 2018; Leerssen et al., 2021).

I fattori Precipitanti

I fattori Precipitanti sono quelli che causano l’insorgenza vera e propria del disturbo. Possono essere eventi traumatici o stressanti, la presenza di problemi relazionali, lavorativi o di salute. Fortunatamente, non tutte le persone esposte a eventi stressanti in età adulta sviluppano insonnia, infatti accade soprattutto a chi ha una predisposizione (Riemann et al., 2022).

I fattori Perpetuanti

Una volta che si sono manifestati i sintomi, l’insonnia si mantiene nel tempo a causa di quelli che vengono chiamati fattori Perpetuanti. Questi fattori comprendono:

  • i comportamenti disfunzionali che la persona mette in atto per tentare di dormire;
  • le credenze negative sul proprio sonno, l’attenzione selettiva e il worry;
  • la paura e l’ansia rispetto all’assenza di sonno.

Alcuni dei comportamenti disfunzionali sono: sforzarsi di dormire, effettuare sonnellini diurni, fare un uso eccessivo di farmaci, bere alcool prima di andare a letto. Nonostante l’obiettivo sia quello di facilitare l’addormentamento o recuperare il sonno perduto, questi comportamenti mantengono e alimentano l’insonnia, quindi la TCC-I include degli interventi finalizzati a interrompere questi comportamenti.

Le convinzioni errate e le preoccupazioni sul sonno innescano e alimentano l’ansia, quindi nella TCC-I vengono insegnate delle strategie per metterle in discussione e modificarle. È stato anche mostrato che l’attenzione selettiva sulle informazioni (interne ed esterne) legate al sonno sia un meccanismo di mantenimento intrapsichico dei sintomi (Harris et al., 2015).

Infine, l’iperarousal include componenti fisiologiche, cognitive ed emotive che rappresentano delle caratteristiche stabili (presenti durante il giorno e la notte) nelle persone con insonnia. È stato dimostrato che i pazienti con insonnia mostrano alti livelli di attività autonomica e un’iperattività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, come confermato dalla presenza di alti livelli di cortisolo durante notte e giorno (Dressle et al., 2022). Quindi, l’ansia legata al timore di non dormire aumenta esponenzialmente l’elevato arousal che già caratterizza gli insonni, rendendo ancora più difficile l’addormentamento e/o il mantenimento del sonno.

 

 

Riferimenti bibliografici

  • Borbély, A. A. (1982). A two process model of sleep regulation. Human Neurobiology, 1(3), 195–204.
  • Dressle, R. J., Feige, B., Spiegelhalder, K., Schmucker, C., Benz, F., Mey, N. C. & Riemann, D. (2022). HPA axis activity in patients with chronic insomnia: A systematic review and meta-analysis of casecontrol studies. Sleep Medicine Reviews, 62, 101588.
  • Harris, K., Spiegelhalder, K., Espie, C. A., MacMahon, K. M. A., Woods, H. C. & Kyle, S. D. (2015). Sleep-related attentional bias in insomnia: A state-of-the-science review. Clinical Psychology Review, 42, 16–27.
  • Leerssen, J., Lakbila-Kamal, O., Dekkers, L. M. S., Ikelaar, S. L. C., Albers, A. C. W., Blanken, T. F. & Van Someren, E. J. W. (2021). Treating insomnia with high risk of depression using therapist-guided digital cognitive, behavioral, and circadian rhythm support interventions to prevent worsening of depressive symptoms: A randomized controlled trial. Psychotherapy and Psychosomatics, 1–12.
  • Maurer, L. F., Espie, C. A. & Kyle, S. D. (2018). How does sleep restriction therapy for insomnia work? A systematic review of mechanistic evidence and the introduction of the triple-R model. Sleep Medicine Reviews, 42, 127–138.
  • Palagini, L., Biber, K., & Riemann, D. (2014). The genetics of insomniaevidence for epigenetic mechanisms? Sleep Medicine Reviews, 18(3), 225–235.
  • Riemann, D., Benz, F., Dressle, R. J., Espie, C. A., Johann, A. F., Blanken, T. F., Leerssen, J., Wassing, R., Henry, A. L., Kyle, S. D., Spiegelhalder, K. & Van Someren, E. J W. (2022). Insomnia disorder: State of the science and challenges for the future. J Sleep Res, 31(4), e13604.
  • Spielman, A. J., Caruso, L. S. & Glovinsky, P. B. (1987). A behavioral perspective on insomnia treatment. The Psychiatric Clinics of North America, 10(4), 541–553.

Autore/i dell’articolo

Cristina Marzano
Psicologa, Dottore di Ricerca (PhD) in Psicologia Cognitiva, Psicofisiologia e Personalità, e Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. E’ docente interno dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Conduce gruppi di Dialectical Behavior Therapy (DBT). Le principali aree di interesse sono l’insonnia, il disturbo ossessivo-compulsivo, i disturbi associati al Trauma. E’ iscritta all’Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione (AISTED).

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