Modificare il modello di attaccamento

Modificare il modello di attaccamento

Modificare il modello di attaccamento

Photo by Debby Hundson on Unsplash

Una seconda chance relazionale: modificare il modello di attaccamento è possibile

Il modo in cui gli adulti si relazionano al bambino è un aspetto che incide profondamente sul suo sviluppo psicofisico. La teoria dell’attaccamento elaborata da Bowlby (1969), evidenzia come il legame affettivo che si forma in infanzia nei confronti dei caregiver, persista come schema interno relazionale per tutta l’età adulta. Sulla base del tipo di relazione avuta con i propri genitori, si strutturano nella mente specifiche rappresentazioni ed aspettative rispetto a se stessi e a gli altri, i cosiddetti modelli operativi interni (Ainsworth e Bell, 1970).

Secondo uno studio condotto nel 2020 da Dansby Olufowote e collaboratori, coloro che durante l’infanzia non hanno potuto maturare uno stile di attaccamento sano nei confronti dei genitori, avrebbero comunque la possibilità di modificare positivamente questo schema interiorizzato.

L’attaccamento sicuro-guadagnato

Il termine “attaccamento sicuro-guadagnato” indica il meccanismo in base al quale i soggetti che hanno sviluppato un legame debole o disfunzionale con i propri caregiver durante l’infanzia, possono poi nel corso della loro vita acquisire un nuovo senso di sicurezza. Con la loro ricerca Dansby Olufowote e colleghi (2020) hanno cercato di comprendere quali fossero i fattori che consentissero ad una persona con attaccamento insicuro, di sviluppare un altro modello di attaccamento. Lo stesso Bowlby (1969) sottolineò come i modelli operativi interni derivanti dallo stile di attaccamento siano in continua revisione, sulla base di quelle che sono le successive esperienze di vita (Mikulincer e Shaver, 2007). Secondo Dansby Olufowote tale evoluzione sarebbe facilitata dalla presenza di  alcune variabili:

  • la motivazione al cambiamento
  • la capacità di superare gli ostacoli
  • un percorso di psicoterapia
  • la presenza di figure di attaccamento valide, alternative a quelle familiari

La modifica dello stile di attaccamento darebbe luogo a cambiamenti di tipo emotivo, cognitivo e spirituale, come ad esempio: la ridefinizione della propria identità e del proprio valore come essere umano, l’uscita dal ruolo di vittima con il conseguente aumento della fiducia verso se stessi e il prossimo (aspetto particolarmente critico nelle persone con stile di attaccamento disfunzionale).

Conclusioni

La ricerca di Dansby Olufowote et al. evidenzia come il mutamento dello stile di attaccamento originario modifichi la visione della propria famiglia d’origine, di se stessi e degli altri. Lo studio pone in primo piano l’importanza della presenza di alternative figure di attaccamento nella vita che nutrano quel bisogno di sicurezza ignorato durante l’infanzia. La psicoterapia inoltre consentirebbe al paziente di vivere un’esperienza relazionale ed emozionale correttiva, grazie al particolare legame che si crea con il terapeuta.

 

Riferimenti

  • Ainsworth, M. D. S., & Bell, S. M. (1970). Attachment, exploration, and separation: Illustrated by the behavior of one-year-olds in a strange situation. Child Development, 41(1), 49–67
  • Bowlby, J. (1969). Attachment and loss: Vol. 1. Attachment (2nd ed.). New York: Basic Books.
  • Dansby Olufowote R.A., Fife S.T., Schleiden C., Whiting J.B. (2020). How Can I Become More Secure?: A Grounded Theory of Earning Secure Attachment. Journal of Marital and Family Therapy, 46(3), 489-506. DOI: 10.1111/jmft.12409
  • Mikulincer, M., & Shaver, P. R. (2007). Attachment in adulthood: Structure, dynamics, and change. New York: Guilford Press
  • stateofmind.it/2023/01/lattaccamento-sicuro-guadagnato/

 

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Laura Pascucci
Psicologa, psicoterapeuta, ha maturato esperienza clinica all’interno dei servizi afferenti alla struttura operativa Dipartimento di Salute Mentale della ASL RM/E acquisendo competenza nel trattamento dei disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi di personalità, disturbo bipolare, schizofrenia, disturbo post-traumatico da stress. Collabora come libero professionista all’interno dell’istituto Beck e svolge attività di volontariato per l’associazione Onlus “Il Vaso di Pandora” dedicata alle vittime di eventi traumatici.

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