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L’impatto che la morte di un animale domestico ha sulla salute mentale di un bambino: è meglio aver amato e perso piuttosto che non aver amato affatto?

Morte di un animale domestico

Photo by Krista Mangulsone on Unspalsh

Perdere un animale domestico rappresenta un’esperienza di vita difficile da affrontare per chiunque. Quando ciò accade in età evolutiva, il sentimento di dolore può raggiungere livelli così profondi e duraturi da innescare, potenzialmente, seri problemi di salute mentale. Questo, quanto affermato da un recente studio dei ricercatori del Massachusetts General Hospital .

Nello specifico, in un articolo pubblicato sull’ European Child & Adolescent Psychiatry, il team di ricerca ha rivelato che, valutando il tipo di attaccamento emotivo che lega un giovane al proprio animale domestico, è possibile prevedere il grado di disagio psicologico, espresso in termini di sintomi depressivi, di cui egli soffrirà fino a tre anni o più in seguito al lutto per il proprio animale domestico.

In particolare, se considerato come un membro della propria famiglia, vivere questa perdita, probabilmente la prima che affronterà nella sua vita, può rappresentare per un ragazzo un’esperienza altamente traumatica. Per questo motivo: «genitori e medici devono essere in grado di riconoscere e prendere sul serio eventuali sintomi di malessere elicitati dopo un episodio così significativo», sostiene K. Crawford ricercatrice al MGH e autrice dello studio in questione.

Perché questo accade? Per rispondere a questo quesito i ricercatori hanno spiegato che il legame affettivo che si instaura tra un bambino e il proprio “compagno” possiede caratteristiche associabili ad una vera e propria relazione umana sicura, in termini di vicinanza, senso di protezione e di rassicurazione. Non di rado succede, infatti, che i bambini cerchino conforto e rassicurazione rivolgendosi al proprio animale nei momenti di sconforto.

Senza dubbio concedere al bambino di affezionarsi ad un animale domestico apporta moltissimi vantaggi in termini di sviluppo di un atteggiamento empatico, di incremento significativo dell’autostima e potenziamento delle abilità sociali. Bisogna, tuttavia, tenere anche in considerazione lo svantaggio possibile: il 63% dei casi di bambini con un animale domestico è esposto al rischio di vivere una “perdita” importante durante i propri primi sette anni di vita.

L’apporto che tale studio ci concede, si basa su un’analisi di un campione di 6260 bambini dell’Avon Longitudinal Study of Parents and Children, presso Bristol, in Inghilterra. I dati sono stati raccolti grazie alla collaborazione di mamme e bambini che hanno acconsentito ad un monitoraggio di tutto il percorso di presa in carico di un animale da parte del bambino, del processo di costruzione del legame affettivo e conseguente perdita fino ai loro otto anni di vita. Di seguito alcune curiosità:

  • La correlazione tra lo sviluppo di problematiche di salute mentale e questo tipo di lutto vissuto durante l’infanzia, si è evinto indipendentemente da fattori quali lo stato socio-economico o altre difficoltà di vita familiare
  • L’aumento dei sintomi psicopatologici era maggiore nei bambini maschi rispetto alle femmine
  • La forza con cui questa correlazione si manifesta è indipendente anche da quando l’evento di perdita sia avvenuto (quante volte il bambino è stato esposto o quanto recentemente).

Cosa è importante trarre da questo studio?

È, senza dubbio, fondamentale che genitori, caregiver e pediatri riconoscano in tempo e prendano sul serio le reazioni psicologiche (a breve e a lungo termine) che un bambino manifesta in seguito alla morte di un animale dometico. Tali modalità rappresentano lo stile di fronteggiamento del “lutto” che influenzerà lo sviluppo di quel soggetto, anche in situazioni future in cui la perdita riguarderà un altro membro importante della famiglia.

«Gli adulti dovrebbero prestare attenzione alle modalità attraverso cui i sintomi di disagio psicologico si manifestano. Capire se la loro durata e la loro intensità supera le aspettative», afferma la Dott..ssa Crawford, «…concedendogli così il supporto adatto finalizzato alla ricostruzione del benessere».

Riferimenti bibliografici:

  • K.M. Crawford et al. (2020). The mental health effects of pet death during childhood: is it better to have loved and lost than never to have loved at all?. European Child & Adolescent Psychiatry.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Fantacci Chiara
Psicologa Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 15/10/2012 n. 19486. Esperta nel settore dei disturbi in età evolutiva e, in particolare, nell’attività diagnostica finalizzata all’individuazione di aspetti sintomatologici che possano rallentare e/o interferire con il benessere di natura psicologica ed emotiva del bambino. Si occupa, inoltre, del trattamento e di fornire sostegno psicologico a genitori ed insegnanti implicati nel processo di crescita del paziente. Ha conseguito il primo livello di formazione in EMDR e secondo livello in Terapia Metacognitiva Interpersonale dei Disturbi di Personalità.
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