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Musica e personalità: quando quello che ascolti dice molto di quello che sei

Musica e personalità

Photo by Mohammad Metri on Unspalsh

I progressi nella tecnologia digitale hanno messo le librerie musicali a portata di mano delle persone, offrendo loro un accesso immediato a più musica che mai. I servizi di streaming musicale possono fornire dati momento per momento sulla musica che le persone ascoltano, consentendo ai ricercatori, per la prima volta, di definire il gusto musicale attraverso l’accumulo dell’ascolto quotidiano (Ian Anderson, Santiago Gil et al., 2020). Oggi, i servizi online facilitano molte delle nostre attività quotidiane, dall’interazione sociale (Facebook, Twitter, Snapchat) al recupero delle informazioni (Google, Bing, Yahoo) al consumo di contenuti (YouTube, Netflix, Spotify). La natura digitale di queste interazioni consente ai dati di essere registrati con precisione e su una scala, cosa non possibile nei decenni scorsi. Queste ricche informazioni a livello individuale forniscono agli scienziati sociali opportunità senza precedenti per far progredire la nostra comprensione del comportamento umano (Greenberg & Rentfrow, 2017).

La ricerca contemporanea sulle preferenze musicali ha applicato le teorie interazioniste alla musica (Swann et al., 2002), ipotizzando che le persone selezionino ambienti musicali che riflettano i loro tratti psicologici e i loro bisogni. Numerose ricerche hanno trovato un supporto convergente per questa teoria quando applicata alle preferenze musicali, trovando che la personalità è correlata con le preferenze per le caratteristiche, i generi e gli stili musicali (Fricke et al., 2018; Nave et al., 2018). In uno degli ultimi studi a riguardo, svolto negli Stati Uniti, sono stati utilizzati i dati di Spotify per fornire la prima prova comportamentale ecologicamente valida che le preferenze musicali e il comportamento di ascolto abituale sono collegati ai tratti della personalità. Questo studio ha coinvolto 17,6 milioni di canzoni e oltre 662.000 ore di musica ascoltate da 5.808 utenti Spotify in un periodo di 3 mesi. Avvalendosi delle teorie interazioniste, è stato studiato il legame tra i tratti della personalità e il comportamento di ascolto della musica, descritto da un ampio insieme di 211 metriche relative a umore, genere, demografia e comportamento. I risultati hanno mostrato che i tratti della personalità dei Big Five sono previsti dalle preferenze musicali e dai comportamenti di ascolto abituali con una precisione da moderata ad alta. I risultati hanno mostrato, inoltre, come: l’apertura mentale è positivamente correlata all’ascolto dei generi Atmospheric, Folk, Reggae e Afropop; la stabilità emotiva è correlata positivamente con musica Blues, Old Country , Soul; la gradevolezza correla negativamente con il Punk o altra musica “aggressiva” e positivamente con Jazz, Soul e musica “sofisticata”; la coscienziosità era correlata negativamente con Rock e generi alternativi; la coscienziosità è stata positivamente correlata con Funk o musica romantica e, infine, l’estroversione era correlata negativamente con l’ascolto di Rock, Metal e positivamente con Funk, Reggaeton o musica “sensuale”.

La stabilità emotiva e la coscienziosità sono tratti più prevedibili dai comportamenti di ascolto della musica rispetto agli altri tratti dei Big Five. Questo risultato può essere determinato dal modo in cui gli utenti interagiscono con le piattaforme di streaming musicale. L’accuratezza della regressione può essere inferiore per le dimensioni di Piacevolezza ed Estroversione perché le applicazioni di Spotify sono limitate nelle opportunità di interazioni sociali e quindi offrono meno opportunità per le persone simpatiche e gli estroversi di impegnarsi in un modo che sia in linea con i loro tratti. Al contrario, le persone che ottengono un punteggio basso sulla stabilità emotiva (cioè, alto sul nevroticismo) possono selezionare la musica per regolare le loro emozioni (p. Es., Cercare musica con contenuto emotivo corrispondente), e gli utenti che ottengono un punteggio alto sulla coscienziosità possono scegliere la musica basando la scelta su un comportamento orientato agli obiettivi (p. es., studiare musica, musica da allenamento).

Questi risultati mostrano che la personalità gioca davvero un ruolo importante nelle preferenze musicali e garantisce un’indagine rigorosa continua. Tuttavia, vale la pena ricordare che ci sono almeno due possibili meccanismi sottostanti all’opera nell’interazione tra musica e personalità. Da un lato, le persone possono cercare musica che rifletta la loro personalità come suggerirebbero le teorie interazioniste (Buss, 1987; Renfrow et al., 2011). Dall’altro la personalità può essere modellata dalla musica a cui le persone sono esposte. Infatti, alcune studi hanno mostrato che l’allenamento musicale ha un impatto sulla maturazione del cervello (Habibi et al., 2017).

Riferimenti

  • Ian Anderson, Santiago Gil et al.(2020) “Just the Way You Are”: Linking Music Listening on Spotify and Personality
  • Buss, D. M. (1987). Selection, evocation, and manipulation. Journal of Personality and Social Psychology, 53(6), 1214–1221.
  • Swann, W. B., Jr., Rentfrow, P. J., & Guinn, J. S. (2002). Self- verification: The search for coherence. In M. Leary & J. Tagney (Eds.) Handbook of self and identity (pp. 367–383). Guilford Press.
  • Fricke, K. R., Greenberg, D. M., Rentfrow, P. J., & Herzberg, P. Y. (2018). Computer-based music feature analysis mirrors human per- ception and can be used to measure individual music preference. Journal of Research in Personality, 75, 98–102. https://doi.org/ 10.1016/j.jrp.2018.06.004
  • Greenberg, D. M., Kosinski, M., Stillwell, D. J., Monteiro, B. L., Levi- tin, D. J., & Rentfrow, P. J. (2016). The song is you. Social Psycho- logical and Personality Science, 7(6), 597–605
  • Nave, G., Minxha, J., Greenberg, D. M., Kosinski, M., Stillwell, D., & Rentfrow, J. (2018). Musical preferences predict personality: Evi- dence from active listening and Facebook likes. Psychological Sci- ence.
  • Habibi, A., Damasio, A., Ilari, B., Veiga, R., Joshi, A. A., Leahy, R. M., Haldar, J. P., Varadarajan, D., Bhushan, C., & Damasio, H. (2017). Childhood music training induces change in micro and macroscopic brain structure: Results from a longitudinal study. Cerebral Cortex, 28(12), 4336–4347.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Virginia Valentino

Psicoterapeuta. Tratta disturbi d’ansia, depressione, disturbi sessuali e disturbi della personalità applicando la Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) e si occupa di neuropsicologia dell’adulto, occupandosi di valutazione e riabilitazione cognitiva in pazienti con malattie neurodegenerative.È autrice di lavori divulgativi di carattere scientifico su riviste nazionali ed internazionali su temi riguardanti la neuropsicologia e la psicologia clinica.


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