Mutismo selettivo. Un problema di timidezza?

Mutismo selettivo. Un problema di timidezza?

Mutismo selettivo

Photo by Elizaveta Dushechkina on Pexels

“Non capisco perché, quando siamo in mezzo agli altri, mio figlio non parla, eppure a casa è sempre un fiume in piena!”, “Meglio non preoccuparsene, prima o poi sbloccherà!”, “E’ solo una questione di timidezza!”, “Se non parli non ti rispondo!”, “Se mi rispondi ti compro il gelato!”… si potrebbe continuare all’infinito menzionando ciò che si è soliti pronunciare per riferirsi allo specifico comportamento di taluni bambini, ma anche adolescenti e adulti, che scelgono di non parlare in alcuni contesti di vita come la scuola o in altri luoghi pubblici, ad esempio. “Quando, a casa, invece, sono dei gran chiacchieroni!” Questione di timidezza? Ebbene NO! Questione d’Ansia. E in particolare, ansia sociale, soprattutto in età evolutiva. Si tratta di un quadro clinico complesso, caratterizzato da un’incapacità a parlare in determinate situazioni sociali, in assenza di evidenti difficoltà comunicative, disfunzioni organiche a livello verbale o fonologico e/o ritardi nel neurosviluppo.

Quello del Mutismo Selettivo è ancora un disturbo troppo poco conosciuto e facilmente assimilabile ad altre condizioni che sembrino sottovalutarne la problematicità tipiche, invece, di un atteggiamento di risposta ad un forte stato emotivo legato all’ansia. A volte si tende a credere, sbagliando, che i bambini che scelgono momentaneamente di tacere o che si celino, ad esempio, dietro le gambe dei genitori, lo facciano solo per gioco o per attirare l’attenzione e magari li si rimprovera pure ricordandogli quanto, invece, siano capaci di chiacchierare ininterrottamente quando sono soli a casa o in macchina. Ed ecco che, quindi, nello stesso tempo ci si aspetta che lo facciano naturalmente anche in altri contesti, gli stessi, però, che a loro non sono graditi e in cui sperimentano emozioni di forte disagio e ansia. La conseguenza di questa semplicistica o errata interpretazione è che nelle fasi precoci del Mutismo Selettivo, quindi nel periodo della scuola dell’infanzia, gli adulti che interagiscono con questi bambini (pediatri, insegnanti, familiari, ecc.) NON diano sufficiente o adeguata importanza a tale comportamento. Può accadere che si interpretino i silenzi del bambino con una precisa volontà di non parlare e vengano quindi considerati una provocazione, una sfida, un modo per sottrarsi alle regole, alle richieste, all’impegno o allo studio, perciò possono innescarsi preconcetti e tentativi di forzatura, anche attraverso uno schema di premi-punizioni che può indebolire ulteriormente l’autostima del bambino.

Molte sono le condizioni che possono aiutare o complicare il decorso del problema (separazioni, abbandoni, trasferimenti in altri luoghi, storie di traumi passati, violenze, bilinguismo, cambiamenti familiari ecc.). Le stime indicano che il Mutismo Selettivo riguarda 1 bambino su 140 e che il disturbo interessi maggiormente le femmine rispetto ai maschi. Tra le caratteristiche che accomunano i bambini con diagnosi di Mutismo Selettivo vi sono l’inibizione temperamentale spesso associata ad ansia da separazione dalle figure di attaccamento; ansia sociale rispetto ad una prima esposizione o prestazione in contesti che richiedono una familiarizzazione o in cui vi è il timore di divenire oggetti di critica e scherno; desiderio di interazione sociale; lamentele somatiche come, ad esempio, mal di pancia o mal di testa; inespressività associata a chiusura comportamentale ed evitamento del contatto visivo come sintomo di un atteggiamento suscettibile all’imbarazzo e alla vergogna; introversione sociale e spiccata sensibilità emotiva.

Tra i criteri, invece, che permettono di formularne una diagnosi vi è l’incapacità, da parte del bambino, di non riuscire a parlare in determinati luoghi o contesti, come quello scolastico, nonostante diverso sia l’atteggiamento a casa o in presenza di persone con cui si sente a proprio agio; durata del mutismo da almeno un mese; assenza di disturbi della comunicazione come la balbuzie, per esempio, o altri disturbi afferenti alla sfera mentale come autismo, schizofrenia o ritardo psicomotorio. I bambini con questo disturbo possono comunicare attraverso gesti, annuendo o scuotendo il capo in segno di diniego, spingendo o tirando l’interlocutore oppure, in alcuni casi, emettendo suoni monosillabici, corti o monotoni, alterando la voce o riproducendo il verso di animali. L’esordio del mutismo clinico avviene solitamente prima dei 5 anni di età, ma viene messo in luce più frequentemente all’inizio della scuola quando il bambino si trova ad affrontare un maggior numero di interazioni sociali e compiti di letto-scrittura.

Tra gli approcci terapeutici d’elezione al trattamento del mutismo selettivo, quello di tipo cognitivo-comportamentale si propone di agire in modo multidimensionale, favorendo interventi con stimoli naturali d’interazione da applicare nel contesto familiare e scolastico con la priorità di far sentire il bambino compreso e accolto nonostante il suo vissuto ansioso. Si procederà attraverso un reinserimento e un’esposizione graduale nei contesti sociali, senza forzarlo a parlare o mettendolo sotto pressione ma accompagnandolo con fiducia e pazienza in un clima rilassato e rassicurante in cui non si utilizzino punizioni o premi come forme di ricatto, ma collaborando e favorendo la sua autonomia al fine di promuovere maggiore sicurezza ed aumentata autostima.

Riferimenti

  • https://aimuse.it/cose-il-mutismo-selettivo/
  • https://www.istitutobeck.com/mutismo-selettivo#mutismo-8
  • American Psychiatric Association (2022). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5-TR). Washington, DC: American Psychiatric Association
  • MOMENTANEAMENTE SILENZIOSI, Guida per operatori, insegnanti e genitori di bambini e ragazzi con mutismo selettivo. Prefazione di Alberto Pellai. A cura di E. Iacchia e P. Ancarani. Educare alla Salute: strumenti percorsi e ricerche. FrancoAngeli. 2018.

Autore/i dell’articolo

Roberta Borzì
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).
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