Narcisismo e schemi interpersonali: quinta parte

Narcisismo e schemi interpersonali: quinta parte

Narcisismo e schemi interpersonali

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Nelle precedenti news abbiamo introdotto il tema degli schemi interpersonali nel narcisismo (parte 1 e parte 2), e visto gli schemi interpersonali legati al valore personale e quelli di attaccamento.

In questa andremo a vedere gli schemi legati all’autonomia.

Prima di andare a vederli da vicino dobbiamo parlare di agency: una sorgente interna, la capacità di sentire che abbiamo dei desideri nati dentro di noi che hanno senso, importanza e che possiamo perseguirli. Nei narcisisti questa sorgente di vitalità è flebile, la sentono affiorare vagamente per qualche istante, poi ne perdono le tracce per lunghi periodi. Gli rimane in bocca il sapore gustoso della vita: un panino all’ombra delle tamerici, la mano tra i capelli setosi della propria ragazza, le risate al mare con gli amici. Ma è una sensazione fugace, lontana, indistinta.

I circuiti vitali gli sono stati manomessi. Crescere a forza di infusioni ripetute di agonismo conduce allo spegnimento, ad arrugginire la nostra bussola interna, ad atrofizzare lo slancio alla vita. Passano talmente tanto tempo focalizzati a competere, a battere l’altro, che non ricordano più cosa volevano inizialmente, attirati dalla gara hanno dimenticato sé stessi, si ritrovano a muovere un corpo senza desideri.

Il vero problema del narcisismo è qui, nel lasciarsi vivere, nella passività. La loro agency è carente.

Abbiamo visto però che, fortunatamente, ogni tanto una spinta interna, autonoma, si affaccia nel loro mondo interno fatto di sfide all’ultimo sangue e di passioni rinsecchite. Il punto è che quando questo accade la loro mente produce, inevitabilmente, (indovinate un po’?) delle previsioni negative rispetto alla sorte riservata a quello stimolo vitale.

Un’aspettativa è che gli altri li bloccheranno, li ostacoleranno, li svaluteranno, non li supporteranno. Se incominciano a fare qualcosa e gli altri approvano allora si animano, si accendono, si sentono nutriti dall’ammirazione degli altri. Ma alla minima percezione di disinteresse, di disapprovazione, si afflosciano come mongolfiere quando viene meno la fiamma che le alimenta.

Seguono due reazioni. Ricorrono alla rabbia per rimuovere l’ostacolo, oppure si paralizzano, vengono avvolti dall’impotenza, e poi arriva la noia che precede lo spegnimento: le giornate diventano vuote, la vita perde di senso.

Un’altra aspettativa che soffoca sul nascere il desiderio di curiosità, d’iniziativa, è quella di incontrare la vulnerabilità altrui sulla strada di questa propulsione creativa. A differenza di quello che si possa pensare, molti narcisisti, sin da piccoli, sono stati annaffiati abbondantemente con ettolitri di induzione di senso di colpa. Ricordate l’esempio della ragazza che aveva già un piede in Grecia? Proprio così. Infanzie in cui ogni volta che avevano una mezza idea, che si muovevano animati da uno spirito curioso, che sentivano azionato un motore interno, si ritrovavano davanti qualcuno che stava male, che si mostrava sofferente, triste, abbattuto, risentito, offeso. In casi così sentirsi colpevole, sbagliato, è il minimo e ciò che ne scaturisce tanto lineare quanto tossico: se mi muovo in direzione delle mie intenzioni l’altro soffre. La ricetta per l’infelicità è pronta. Anni di questa roba e non sai più cosa vuoi, cosa ti piace, la vita scorre insipida.

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Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Dott. Gabriele De Gabrielis
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, psicoterapeuta TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale). Ha conseguito il I livello della formazione in EMDR. Ha svolto la sua attività in diversi contesti: strutture semiresidenziali, centri clinici, U.O.C. Tutela Salute Donna ed Età Evolutiva – ASL Roma 2, U.O.C. Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Da anni si dedica allo studio dei sistemi motivazionali nell’ottica cognitivo-evoluzionista contribuendo, attraverso diverse ricerche, allo sviluppo della Teoria Evoluzionistica della Motivazione (TEM). Attualmente collabora in qualità di psicologo e psicoterapeuta presso l’Istituto A.T. Beck di Roma.

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