Narcisismo e schemi interpersonali: seconda parte

Narcisismo e schemi interpersonali: seconda parte

Narcisismo e schemi interpersonali

Photo by Eliasaf Eyal on Pexels

Nella precedente news abbiamo introdotto il tema degli schemi interpersonali nel narcisismo, in questa entreremo ancora di più nel vivo della questione.

Noi esseri umani, e non solo, abbiamo una serie di disposizioni (tendenze) innate e universali, selezionate dall’evoluzione, con precise mete biologiche e biosociali che operano fin dall’inizio della vita oppure da quando lo sviluppo dell’organismo lo consente. Che significa? Che a seconda della situazione si attiva una determinata tendenza (viene chiamata sistema motivazionale) che ci spinge ad andare in una precisa direzione sensata evoluzionisticamente.

La fidanzata ti ha lasciato, o meglio sei stato informato di essere parte integrante della sua pausa di riflessione, ma tu ci tenevi, ci stai male, e allora la ricetta per alleviare quel dolore ti viene in soccorso: amico-birra-pub che, nella versione femminile, diventa amica-vaschetta da 2kg di gelato-divano. Cioè sei in difficoltà e sei spinto evoluzionisticamente a chiedere aiuto, protezione, conforto (viene chiamato sistema di attaccamento).

Entri in un negozio e con vista satellitare individui l’ultimo capo del vestito che hanno messo lì apposta per te, ma un altro essere vivente su questa Terra sta lontanamente osando pensare di provarlo e allora, ops, con una spallata degna del Sei Nazioni lo afferri orgogliosa. Ossia, c’è una risorsa limitata oppure l’altro è sfidante e allora dobbiamo stabilire chi è superiore rispetto all’altro, chi vince e chi perde (viene chiamato sistema agonistico).

Senti già il vento tra i capelli, il profumo del sale sulla pelle, non vedi l’ora di tuffarti in quel mare blu con i tuoi amici, mangiare pesce in riva al mare e ballare il Sirtaki in qualche taverna bianca di Naoussa. È un sapore inconfondibile, ancestrale, quello che percepiamo nel vedere nuovi orizzonti, nel curiosare sentendo il gusto della scoperta (viene chiamato sistema esploratorio).

Afferrato? Abbiamo diversi sistemi (più dei tre illustrati), sopravvissuti alla falce della selezione naturale, che in determinate circostanze si attivano e ci fanno propendere verso una meta utile a livello biologico e biosociale.

Fin qui tutto semplice, non credi? Il punto è che questi sistemi sono flessibili, ossia risentono, oltre che delle disposizioni genetiche, delle esperienze che abbiamo vissuto. Si strutturano cioè, nella nostra mente, degli schemi interpersonali (ricordi le mappe?), ossia delle previsioni di come andranno le nostre interazioni sociali. Previsioni del futuro che affondano le loro radici nel passato, nello specifico nelle esperienze ripetute vissute con le nostre figure di riferimento (caregivers).

Ci siamo? Facciamo degli esempi. Come avrebbe agito il ragazzo scaricato dalla fidanzata se fosse stato guidato da una inscalfibile previsione negativa (schema interpersonale maladattivo) rispetto al suo bisogno di essere confortato dopo una rottura relazionale? E la giovane shopper incallita? E la ragazza con il biglietto in tasca che sogna tramonti mozzafiato nella culla degli dèi?

Allora, ipotizziamo che il ragazzo fresco di benservito abbia vissuto un’infanzia caratterizzata da ripetute risposte di disinteresse da parte dei caregivers alle sue richieste di cure e conforto che, di conseguenza, hanno fatto sì che strutturasse una rappresentazione di sé come non amabile. Viene lasciato dalla fidanzata. Soffre, sta male, il dolore gli toglie il fiato. Vorrebbe chiedere vicinanza e conforto a qualcuno, sentire di potersi affidare alle cure amorevoli di una persona cara. A quel punto, il suo schema interpersonale maladattivo, formatosi durante lo sviluppo, gli paleserà il destino infausto a cui andrà incontro il suo desiderio (sano!) di essere confortato: quando sei in difficoltà è inutile chiedere aiuto, l’altro non è interessato al tuo malessere in quanto non sei amabile, cavatela da solo. Ogni cellula del suo corpo sarà intrisa da un senso sordo di non amabilità. Non chiamerà l’amico, affiderà la gestione di quel dolore pulsante all’alcool, alla droga, al sesso compulsivo. Quel dolore iniziale, ormai straripato, gli penetrerà nelle ossa, rinforzando il suo senso di non amabilità.

La giovane shopper. Arrivare per prima su quell’abito è la sintesi della sua vita: costretta dai genitori a primeggiare, pena l’odore acre del disprezzo, la delusione scavata sui volti di mamma e papà, i gelidi silenzi. Una formula devastante, velenosa per quei germogli di affettività indispensabili per sentire il sangue caldo scorrerti nelle vene. E allora stringere tra le mani quell’abito diventa la condizione minima, l’unica, per evitare di sentirsi insignificante, una nullità. Significa arginare un tiranno interno, placare i fantasmi dell’infanzia, schivare la previsione di uno sguardo disgustato, di un ghigno pronto a rimarcare il minimo insuccesso.

La ragazza con la valigia in mano. Ogni fibra del suo corpo spinge a sud-est. Se ci pensate ci sta: hai vent’anni, la testa sulle spalle, vuoi goderti la meritata vacanza con gli amici. La mano sulla maniglia della porta, l’ultimo sguardo a papà e… stock! Un colpo secco, nitido, una frustata paralizzante, l’induzione del senso di colpa: il padre è appoggiato al tavolo, il corpo sfibrato che si affloscia ad ogni espirazione, “Se proprio devi andare, vai…” le dice arrotolando l’ennesima sigaretta con una voce talmente fiacca che sembra precipitare sul pavimento. Poi il blocco. Sabbie mobili interiori. A quella età dovresti essere spinta verso la vita e invece vieni risucchiata da una roba che invalida il movimento, l’essenza stessa della vita, devitalizza. Muoversi fa male alle persone a cui voglio bene, questa l’esperienza incisa nelle viscere. Ora le fibre spingono verso il basso, verso l’implosione, il sud-est è ormai brezza marina, effimera. Ecco, questo vuol dire avere degli schemi interpersonali maladattivi. Previsioni negative, solide come la roccia, rispetto al destino riservato ai nostri desideri (sani!).

I narcisisti di schemi così ne hanno qualcuno. E ci soffrono da cani. Siete curiosi? Alla prossima news.

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Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Dott. Gabriele De Gabrielis
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, psicoterapeuta TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale). Ha conseguito il I livello della formazione in EMDR. Ha svolto la sua attività in diversi contesti: strutture semiresidenziali, centri clinici, U.O.C. Tutela Salute Donna ed Età Evolutiva – ASL Roma 2, U.O.C. Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Da anni si dedica allo studio dei sistemi motivazionali nell’ottica cognitivo-evoluzionista contribuendo, attraverso diverse ricerche, allo sviluppo della Teoria Evoluzionistica della Motivazione (TEM). Attualmente collabora in qualità di psicologo e psicoterapeuta presso l’Istituto A.T. Beck di Roma.

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