Tra grandiosità e vulnerabilità: il narcisismo overt e covert

Tra grandiosità e vulnerabilità: il narcisismo overt e covert

narcisismo overt e covert.

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Introduzione

Nella vita c’è chi gioca in attacco e chi gioca in difesa. Chi ha bisogno di sentirsi importante e lo chiede attivamente alla società. Chi evita a tutti i costi per non subire la ferita narcisistica.

La vita è movimento. Incuriosirci, tendere verso qualcosa e assaporarne il gusto quando la impariamo ci fa sentire più pieni, vivi. Se togliete questa esperienza il senso di sé si indebolisce.

A volte la spinta a difendersi è predominante. In altre, lo stato grandioso è una caratteristica essenziale.
Sembra di essere a Mamoiada, tra Mamuthones e Issohadores. In effetti, quando parliamo di narcisismo è molto più corretto rappresentarlo nella nostra mente secondo due sottotipi: il grandioso, detto anche overt, a pelle spessa e il vulnerabile, altrimenti definito covert, a pelle sottile. Tra questi due sottotipi il confine è mobile. Dietro la facciata da spaccone arrogante si nasconde il fesso, il perdente. In un modo o in un altro, quando è presente la prima, la seconda è lì buona pronta ad apparire.

Narcisismo overt

Un esempio? Bruce Wayne che veste i panni di Batman. Olivia Pope protagonista di Scandal. Se ci avviciniamo un po’ di più notiamo che il tipo grandioso lo è, ovviamente, anche nelle sue fantasie, senza contare il corredo fatto di bisogno di ammirazione, egocentrismo, ambizione, prepotenza e disprezzo. La capacità con cui calca la scena è stupefacente: scintillante, geniale, affascinante e di successo, circondato da numerose relazioni che, ahimè, sono esclusivamente superficiali. La morale? Non ne parliamo. Tutto si basa su scorciatoie, intrigo e promiscuità. Quando viene meno il disprezzo che, diciamola tutta, è meglio di un passaporto, fa capolino la noia che alberga in ogni fibra muscolare. Questo ti fa letteralmente sprofondare. Ecco che si fa spazio la vulnerabilità, la sofferenza anche per le minime cose. Il sipario cala, ma scoprire il fianco è pericoloso. L’umiliazione ha già un colpo in canna. Narcisismo covert

Narcisismo covert

Il tipo vulnerabile, invece, è ben rappresentato da Stéphane, il liutaio ne Un cuore in inverno. Camille, bella e incantevole violinista, è innamorata e ricambiata da Maxime (amico e socio di Stéphane). Quale occasione migliore per nutrire la grandiosità? L’apparente docile liutaio prima corteggia e conquista Camille e poi miseramente l’allontana confessando che quanto accaduto tra loro non era altro che un modo per dissimulare la vanagloria della conquista. Ecco il covert in azione: nascosto, subdolamente critico, inibito, schivo. Un lupo travestito da agnello. La mente diventa lo scenario di fantasie di successo, grandiose e irraggiungibili, ma silenziose. Gli ideali assumono la forma di colonne greche. Il vento, però, sferza gelido: non posso mostrarmi. Immergermi nelle relazioni è pericoloso. Dietro la porta mi aspetta la vergogna e l’ansia e giusto un po’ più in là posso intravedere lo sguardo di chi è pronto a rifiutarmi, criticarmi. Solo l’inibizione e l’evitamento possono proteggermi. A testa bassa, mentre sogni di sentire il profumo del Pesco in una primavera travolgente, ti illudi di essere finalmente scampato alla responsabilità, al confronto. Alla paura. Qui, il mondo dei sentimenti, la vita dei “grandi” si spegne. Le porte per accedere all’umanità si chiudono. È quasi confortevole. Ibernarsi per non soffrire. Blindarsi per non sentire.

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Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Mariangela Ferrone - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Psicoterapeuta TMI (terapia metacognitiva interpersonale) livello EXPERT. Per molti anni è stata Coordinatrice del Centro di Psichiatria Perinatale e Riproduttiva, del Servizio di Psicoterapia e Counseling Universitario presso la UOC di Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Attualmente è docente per l’insegnamento di “Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione” nel corso di laurea in Scienze Infermieristiche, sede Sant’Andrea presso la Facoltà di Medicina e Psicologia – Sapienza Università di Roma, nonché docente interno e supervisore clinico dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Socio Aderente della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva).

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