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Nati per parlare e cantare. Come l’esperienza musicale dei più piccoli può favorirne lo sviluppo del linguaggio

Nati per parlare e cantare

Photo by Simon Noh on Unsplash

Premessa

Sui nostri dispositivi tecnologici e, per la precisione quando navighiamo sui social, siamo quotidianamente tempestati di video in cui bambini molto piccoli cantano e ballano a ritmo di musica. Quello che sappiamo già, grazie alle numerose ricerche condotte in tale ambito, è che quando un bambino canta il suo corpo libera endorfine, le quali, a loro volta, attivano varie aree del suo cervello, rendendolo quindi più “capace” di apprendere nuove informazioni e rinforzare conoscenze già apprese. Sappiamo, inoltre, che il canto facilita lo sviluppo delle capacità di linguaggio, rendendolo maggiormente fluido ed adeguato.

La ricerca

Il rapporto esistente tra competenze musicali e linguistiche è un argomento, dunque, che desta particolare interesse negli studiosi. Tuttavia, minori sono gli apporti, relativi a questo settore della psicologia dello sviluppo, per ciò che concerne bambini in età prescolare.

La musica, così come il linguaggio, presuppone lo sviluppo di un sistema molto complesso. In quest’ultimo caso, infatti, singole unità quali morfemi e fonemi vanno a combinarsi tra loro formando strutture più complesse quali parole e frasi; allo stesso modo, per quanto riguarda la musica, elementi quali altezze e durate del suono vengono accordate tra loro per realizzare sequenze musicali come, ad esempio, composizioni. Dunque, è possibile affermare che, in entrambi i casi, sono presenti schemi ritmici e melodici, che nel linguaggio prendono il nome di prosodia, nella musica di melodia.

I bambini, fin dalla più tenera età, sono estremamente sensibili alle caratteristiche melodiche del linguaggio delle proprie figure di attaccamento, tanto che l’intonazione della madre viene assimilato già durante l’esperienza intra-uterina. Successivamente, inoltre, il peculiare modo di parlare dell’adulto (modelli fonetici ritmici) viene rinforzato nel bambino quando ci si rivolge a lui con il cosiddetto “maternese”, una varietà di linguaggio caratterizzato da toni ritmici ed esagerati. È stato dimostrato che tutti questi aspetti vanno a modellare la produzione vocale infantile nel primo anno di vita, esplicitata attraverso manifestazioni vocali (gridolini, vocalizzazioni) che imitano la prosodia del linguaggio che li circonda.

Negli anni, per ciò che concerne il rapporto tra musica e linguaggio, sono state fatte interessanti osservazioni. Nello specifico, si riconosce alla musica un’importante funzione adattiva, capace di:

  • Regolare lo stato di eccitazione infantile
  • Rinforzare il legame emotivo madre-bambino
  • Facilitare l’investimento di un’attenzione più funzionale verso il “cantato”
  • Favorire il processo di apprendimento per imitazione degli elementi sociali e comunicativi.

Come accennato precedentemente, ci sono chiare evidenze scientifiche che attestano il contemporaneo sviluppo di competenze linguistiche e musicali in bambini di età superiore ai 4 anni. Lacune consistenti sono, invece, presenti per ciò che concerne la fascia di età precedente (3 e 4 anni). In un recentissimo studio pubblicato online nel Maggio 2019 da “Frontiers in Psychology” dagli autori: Politimou N. et al., gli obiettivi principali sono stati quelli di far luce:

  • Sulla relazione tra abilità musicali e indicatori di sviluppo linguistico in bambini in età prescolare
  • Sull’impatto che le interazioni musicali informali (quali ad esempio l’esperienza familiare) hanno nel determinare lo sviluppo delle abilità musicali e linguistiche di un bambino in età prescolare

A questo scopo, i bambini sono stati sottoposti a test di consapevolezza fonologica e grammaticale, entrambe connesse all’acquisizione di abilità di lettura e al rendimento scolastico. Inoltre, per l’individuazione delle abilità musicali relative alle competenze sopracitate i reattivi utilizzati comprendono una serie strumenti che valutano il tono, la melodia, il ritmo, la percezione e la sincronizzazione del tempo durante il canto (specificatamente realizzati per la fascia d’età presa in esame).

In sintesi, dalla ricerca riportata e presentata qui, emergono tre importanti conclusioni:

  • In primo luogo, le abilità musicali e linguistiche sono certamente connesse tra loro anche nei bambini in fascia d’età pre-scolare, indipendentemente dalle differenze individuali dei soggetti in esame. I tempi e le abilità melodiche sono associati allo sviluppo del linguaggio;
  • In secondo luogo, lo stimolo musicale informale (in ambito familiare ad esempio) influisce in modo deciso sullo sviluppo delle complesse abilità linguistiche dei bambini di 3 e 4 anni, supportandolo;
  • In terzo luogo, fare esperienza musicale in famiglia facilita lo sviluppo di un’interazione funzionale tra abilità musicali e linguistiche rafforzando lo sviluppo cerebrale in una fase di vita, l’età evolutiva, di massima plasticità. Il potenziale celato nell’educazione musicale è proprio quello di favorire cambiamenti a livello neurofisiologico e cognitivo.

Considerazioni conclusive

Così come per i bambini in età scolare, è possibile affermare, dunque, che la formazione musicale rafforza senza dubbio lo sviluppo del linguaggio nei primi anni di vita. Si auspica che tutti i professionisti implicati nel settore educativo (docenti, psicologi dello sviluppo, genitori, ecc.) abbiano la sensibilità di affiancare alle comuni attività come la lettura, l’utilizzo della musica come strumento di arricchimento nel difficile compito di sostenere lo sviluppo. Inoltre, gli interventi basati sull’educazione musicale formale ed informale possono avere il potenziale di prevenire difficoltà di apprendimento linguistico o facilitarne lo sviluppo in contesti di vita avversi (immigrazione, basso livello socio-economico e culturale, ecc.). L’allenamento musicale, infine, grazie al recente supporto della tecnologia, può essere favorito dalla creazione di applicazioni e giochi su dispositivi portatili, come mezzi piacevoli ed altamente motivanti, al fine di favorire uno crescita funzionale nei bambini con sviluppo tipico ed atipico.

Riferimenti:

  • Anvari S. H., Trainor L. J., Woodside J., Levy B. A. (2002). Relations among musical skills, phonological processing, and early reading ability in preschool children. Journal of Experimental Child Psychology; 83: 111–130
  • Bégel V., Benoit C. E., Correa A., Cutanda D., Kotz S. A., Dalla Bella S. (2017a). “Lost in time” but still moving to the beat. Neuropsychologia; 94:129–138.
  • Politimou N., Dalla Bella S., Farrugia N., Franco F. (2019) Born to Speak and Sing: Musical Predictors of Language Development in Pre-schoolers. Frontiers in Psychology; 10:948

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Fantacci Chiara
Psicologa Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 15/10/2012 n. 19486.Esperta nel settore dei disturbi in età evolutiva e, in particolare, nell’attività diagnostica finalizzata all’individuazione di aspetti sintomatologici che possano rallentare e/o interferire con il benessere di natura psicologica ed emotiva del bambino. Si occupa, inoltre, del trattamento e di fornire sostegno psicologico a genitori ed insegnanti implicati nel processo di crescita del paziente. Ha conseguito il primo livello di formazione in EMDR e secondo livello in Terapia Metacognitiva Interpersonale dei Disturbi di Personalità.
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