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Neurofeedback e depressione

Neurofeedback e depressione

Photo by Nik Shuliahin on Unsplash

Un nuovo studio sulla depressione rivela come una sessione di neurofeedback tramite fMRI alteri il network neurale connesso al senso di colpa.

Il Neurofeedback training incrementa l’autostima e riequilibra i circuiti cerebrali connessi al senso di colpa nella depressione.

Secondo il report ISTAT del 2018 “La depressione è il disturbo mentale più diffuso: si stima che in Italia superino i 2,8 milioni (5,4% delle persone di 15 anni e più) coloro che ne hanno sofferto nel corso del 2015 e siano 1,3 milioni (2,5%) coloro che hanno presentato i sintomi della depressione maggiore nelle due settimane precedenti l’intervista”.

Il disturbo depressivo maggiore (DDM) rientra nei disturbi dell’umore, chi ne soffre sperimenta per almeno due settimane un tono dell’umore deflesso, una marcata diminuzione di interesse o piacere ed una prevalente sintomatologia negativa caratterizzata da profonda tristezza, senso di colpa e scarsa autostima (APA, 2013).

Alcuni studi basati sull’utilizzo della risonanza magnetica funzionale (fMRI) pongono in evidenza come le persone depresse, anche se in remissione, presentino una riduzione della connettività tra due aree cerebrali, il lobo temporale anteriore nella porzione superiore destra (ATL) e la corteccia cingolata subgenuale (SCC), particolarmente coinvolte nella rievocazione di esperienze correlate al senso di colpa. Infatti, come osservato da Green e colleghi nel loro studio del 2012, ad una ridotta connessione tra le suddette aree, si associa un maggior senso di colpa esperito dai partecipanti con una storia di depressione alle spalle. Nonostante la remissione della sintomatologia depressiva, questa “firma neurale” può rappresentare un importante fattore di vulnerabilità per il disturbo depressivo maggiore (Zahn et al., 2019).

Attualmente, una nuova ricerca, condotta da Zahn e colleghi (2019) suggerisce la possibilità di rafforzare questa connettività cerebrale e di aumentare l’autostima nel DDM attraverso un software di neurofeedback che impieghi l’uso della fMRI, denominato FRIEND.

All’interno dello studio, i 28 partecipanti con disturbo depressivo maggiore in remissione, furono distribuiti casualmente ed equamente tra due gruppi, i quali eseguirono le medesime istruzioni di neurofeedback: osservare e aumentare il livello (espresso sotto forma di una barra colorata) di un termometro visivo presente su un display, mentre si pensava contemporaneamente ad un evento autobiografico connesso al senso di colpa. Pertanto, attraverso il neurofeedback visivo posto sullo schermo, i soggetti furono esortati a modificare la lettura del ricordo, in termini di pensieri ed emozioni, in modo tale da apportare un cambiamento all’interno del quadrante colorato corrispondente al loro grado di connettività cerebrale. Mentre nel gruppo di controllo tale compito consentì di mantenere stabile la precedente connessione tra le regioni ATL e SCC, nel gruppo sperimentale, definito dagli autori come “attivo”, il neurofeedback permise di rinforzare la connettività tra le due regioni cerebrali in questione.

Sebbene entrambi i gruppi avessero sperimentato lo stesso numero di sessioni di neurofeedback, i risultati della risonanza magnetica funzionale mostrarono come la connettività ATL-SCC fosse aumentata solo nel gruppo attivo, pertanto i dati sembrerebbero confermare un riequilibro dei circuiti cerebrali connessi al senso di colpa nella depressione. Tale risultato rivelò altresì un incremento dell’autostima solo in quest’ultimo gruppo.

Come suggerito dagli autori lo studio apre la strada ad ulteriori evidenze sui trattamenti di neurofeedback per i disturbi psichiatrici. Tuttavia, sempre secondo gli stessi, sarà necessario in futuro replicare lo studio su di un campione più ampio, prevedendo sia sessioni di neurofeedback ripetute che periodi di follow-up più lunghi al fine di dimostrarne un effettiva efficacia clinica.

 

Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2013). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (5a Ed.): DSM-5. Trad. it. Raffaello Cortina, Milano 2014.
  • Green, S., Ralph, M. A. L., Moll, J., Deakin, J. F., & Zahn, R. (2012). Guilt-selective functional disconnection of anterior temporal and subgenual cortices in major depressive disorder. Archives of General Psychiatry69, 1014-1021.
  • Report ISTAT, La salute mentale nelle varie fasi della vita, anni 2015-2017, https://www.istat.it/it/files//2018/07/Report_Salute_mentale.pdf (2018).
  • Zahn, R., Weingartner, J. H., Basilio, R., Bado, P., Mattos, P., Sato, J. R., … & Moll, J. (2019). Blame-rebalance fMRI neurofeedback in major depressive disorder: A randomised proof-of-concept trial. NeuroImage: Clinical24, 101992.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Giulia Gabelli - Psicologa - Istituto Beck
Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 17/09/2012 n. 19457. Esperta in psicopatologia dell’apprendimento e delle dipendenze. Negli anni ha maturato una esperienza clinica sia in ambito pubblico che in strutture private. Attualmente svolge attività clinica con pazienti adulti occupandosi prevalentemente di disturbi d’ansia, disturbi depressivi e disturbi di personalità. Per l’età evolutiva il suo lavoro si concentra prevalentemente sugli aspetti di  valutazione, diagnosi e trattamento dei disturbi cognitivi, dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e delle problematiche associate, quali difficoltà comportamentali, emotive e relazionali. Si è interessata a progetti di prevenzione di disagio durante l’infanzia e l’adolescenza sia a carattere regionale che per il Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR). E’ inoltre Terapeuta EMDR di primo livello.
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