skip to Main Content

Il nido (non) vuoto: la prospettiva dei genitori su autismo e transizione nell’età adulta

Nido vuoto

Photo by Landon Martin on Unasplsh

Lo studio

Per i giovani con autismo la transizione dall’adolescenza all’età adulta è spesso caratterizzata da esperienze negative, che includono disoccupazione, scarso coinvolgimento nel proseguimento dell’istruzione, e difficoltà nel raggiungere l’indipendenza. Thompson e collaboratori (2018) hanno realizzato uno studio allo scopo di indagare il punto di vista dei genitori dei ragazzi con autismo che si affacciano alla vita adulta. Il campione era costituito da 19 genitori di ragazzi con diagnosi di Disturbo dello Spettro autistico e di Sindrome di Asperger, un QI nella norma e di età compresa tra i 18 e i 30 anni. I genitori sono poi stati suddivisi in quattro gruppi. Ogni gruppo ha partecipato ad un incontro della durata di 2-3 ore in cui è stata richiesta la compilazione di un questionario e si è svolta una discussione mediata dall’autore principale della ricerca.

Ciò che è emerso dallo studio è che i ragazzi con autismo tendono a vivere con le proprie famiglie, e ciò implica che i genitori ricoprano un ruolo fondamentale nel favorire e facilitare la transizione verso l’età adulta. In particolare, i ricercatori hanno identificato tre temi specifici emersi dall’indagine: essere compresi, comprendere il mondo e avere successo.

Essere compresi

In questo contesto è stata rilevata la credenza dei genitori dei ragazzi con autismo secondo cui questi vengono discriminati a causa delle caratteristiche della condizione, soprattutto rispetto alle difficoltà sociali e relazionali. Ciò diventa particolarmente complesso in quanto, non essendoci segnali fisici evidenti che denuncino l’appartenenza allo spettro, né un deficit cognitivo, viene dato per scontato che i ragazzi non necessitino di alcun tipo di supporto. In questo modo, non viene considerato che le difficoltà in ambito sociale e relazionale sono presenti anche per le persone autistiche ad alto funzionamento, che spesso hanno bisogno di un sostegno al fine di migliorare le proprie abilità. Nelle discussioni con i genitori è stata anche sottolineata la necessità di passare da un approccio alla persona basato sui deficit, ad uno basato sulle potenzialità: ciò consentirebbe di riconoscere i talenti e le particolari capacità di ognuno, senza penalizzare l’individuo per le proprie difficoltà. Inoltre, seguendo questo tipo di approccio, si avrebbe la possibilità di favorire il ragazzo con autismo modificando l’ambiente in base alle sue esigenze (per esempio, sul luogo di lavoro), consentendo un miglior adattamento e dunque livelli di performance e benessere più elevati.

Comprendere il mondo

Nel parlare delle sfide affrontate quotidianamente dai propri figli, i genitori del gruppo di ricerca hanno anche riconosciuto la necessità che i ragazzi imparino a comprendere il mondo che li circonda, che spesso risulta imprevedibile e caotico. Alcune delle principali difficoltà che le persone con autismo possono incontrare nella società includono il riconoscimento delle emozioni, proprie e altrui, e la gestione della comunicazione simbolica, così come la comprensione dei segnali sociali e del linguaggio non verbale. Un intervento che potrebbe rivelarsi efficace in questo contesto è il peer mentoring, in cui sono i coetanei a fare da modello per i ragazzi con autismo, favorendo l’acquisizione e il miglioramento delle abilità sociali. Un aspetto importante di questo tipo di programma è che sposta il focus dell’intervento al di fuori della famiglia, sollevando i genitori dalla responsabilità esclusiva dell’adattamento del proprio figlio alla società.

Avere successo

Questo è l’argomento che si è rivelato più complesso da discutere, in quanto il significato attribuito al termine “successo” variava in modo significativo da un genitore all’altro. Ciò nonostante, c’è stato accordo nell’affermare che, per il ragazzo con autismo, avere successo implica essere in grado di trovare il proprio posto all’interno della società, essendo in grado di sviluppare i propri talenti e di ricevere supporto per i propri deficit.

Conclusioni

Il lavoro di Thompson e collaboratori ha evidenziato le difficoltà che i giovani con autismo affrontano quando si affacciano all’età adulta, sottolineando la necessità di adattare l’ambiente ai loro bisogni: ciò consente di fornire condizioni più favorevoli al raggiungimento dell’indipendenza e alla realizzazione delle proprie ambizioni.

 

 

Riferimenti

  • Thompson, C., Bolte, S., Falkmer, T., Girdler, S. (2018). To be understood: Transitioning to adult life for people with Autism Spectrum Disorder. PLoS ONE 13 (3): e0194758.
  • https://www.istitutobeck.com/autismo

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Roberta Bacchio - Psicologa, terapista specializzata nell’ambito dell’autismo, specializzanda in terapia cognitivo-comportamentale presso l’Istituto A.T. Beck.
Psicoterapeuta. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.
Back To Top
Send this to a friend