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Sei dipendente dallo smartphone? Questo test te lo rivela

Nomophobia

nomophobia. L’origine di questa parola è “NO MObile PHone phoBIA” che in inglese significa “Fobia di stare senza smartphone”. Identifica quindi un vissuto di disagio e malessere che colpisce chi, per un motivo o per un altro, non può utilizzare il proprio smartphone o un altro dispositivo elettronico che abbia connessione a internet e, dunque, a tutta quella serie di applicazioni che ci tengono in contatto con il resto del mondo, come Facebook e WhatsApp.

La nomofobia si manifesterebbe con ansia e irrequietezza nel non poter essere aggiornati su email e notifiche, non poter essere in contatto con amici e familiari, non poter essere collegati alla propria “identità virtuale”. Il Dr. Caglar Yildirim (State University of New York), ha realizzato un test (validato anche in italiano) che darebbe un’idea del proprio livello di nomofobia.

Il problema sarebbe quando i livelli di nomofobia iniziano a interferire con la vita quotidiana: per esempio, quando si inizia a trascurare il lavoro, lo studio, le relazioni per la preferenza alle attività sullo smartphone. Secondo le ricerche del Dr. Yildrin, ad alti livelli si assiste all’evitamento di interazioni reali, faccia a faccia, altrettanto alti livelli di ansia sociale e persino depressione.

Gli smartphone assorbono la nostra attenzione anche quando dovremmo rivolgerla a situazioni che potrebbero minacciare la nostra incolumità o quella di qualcun altro, come ad esempio guidare. Sembra, infatti, che la guida distratta da app e affini costi la vita di nove persone al giorno e ne ferisca più di mille: circa 1 adolescente su 3 confessa di scrivere messaggi mentre è alla guida. Ma anche i pedoni hanno la loro fetta di responsabilità: si attraversa la strada fissando lo schermo del telefono e, a volte, non ci si accorge nemmeno che il semaforo è rosso. Le statistiche dicono che dal 2005 al 2010 si è decuplicato il numero di pedoni feriti che stavano usando il telefono al momento dell’incidente.

Una recente ricerca (Seo et al., 2017) sembra indicare che l’uso degli smartphone avrebbe importanti influenze sul funzionamento del cervello. Lo studio si è concentrato su adolescenti con diagnosi di dipendenza da internet o smartphone: i loro cervelli, confrontati con un gruppo analogo di ragazzi senza dipendenze, mostravano livelli di GABA, un neurotrasmettitore che inibisce i neuroni, più alti di quelli di glutamina, un neurotrasmettitore che stimola i segnali neuronali. L’effetto è quello di rallentamento dei neuroni, con risultati negativi sulle funzioni cerebrali come insufficiente attenzione e controllo, rendendoci più vulnerabili alle distrazioni. Anche se si tratta di uno studio su un campione piuttosto limitato (38 partecipanti in tutto), i suoi risultati sono in linea con altri studi che connettono le dipendenza (alcool o sostanze stupefacenti) a squilibri dei neurotrasmettitori.

Il problema della nomofobia negli adolescenti si accompagna ad alti livelli di ansia, depressione, impulsività e problemi di insonnia.

Ma la dipendenza dallo smartphone può essere curata grazie a un intervento di terapia cognitivo-comportamentale. Infatti, nello studio citato, gli adolescenti con dipendenza sono stati istruiti per nove settimane con numerosi strumenti della terapia cognitivo-comportamentale e i risultati sono stati incoraggianti: il rapporto tra GABA e glutamina si è normalizzato. Inoltre la ricerca mostra l’influenza positiva della Mindfulness, la quale ha migliorato le performance cognitive e in alcuni casi ha prodotto dei cambiamenti neuroplastici nella stessa area del cervello colpita dalla dipendenza da smartphone.

Riferimenti:

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