Non binarismo di genere e salute mentale

Non binarismo di genere e salute mentale

Photo by Sharon McCutcheon on Unsplash

Nella letteratura scientifica sono presenti ancora pochi studi sulla salute mentale delle persone genderqueer o di genere non binario, anche se nell’ultima decade le ricerche sul tema sono aumentate notevolmente rispetto al passato. Ad ogni modo, i dati ottenuti ci informano che la salute mentale delle persone che si identificano con un genere non binario è più compromessa rispetto alla popolazione generale e anche agli individui transgender binari (Barker & Richards, 2015).

Quali spiegazioni possiamo ipotizzare per comprendere queste differenze? Vediamone alcune.

TRANSFOBIA

Le ricerche condotte sulle persone transessuali riportano evidenze sull’esistenza di una correlazione tra gli alti tassi di suicidio e di stress, la transfobia interiorizzata/sociale e le difficoltà di vivere in un mondo prevalentemente cisgender che tende a non contemplare l’esistenza dell’incongruenza di genere.

VISIONE BINARIA DEL GENERE

Le persone transessuali vivono spesso la pressione di doversi conformare alla visione binaria del genere, affinché possano sentire di avere un’identità legittimata e riconosciuta, necessaria per adattarsi a vivere in una società profondamente organizzata e separata secondo il binarismo maschile/femminile (Es: bagni per uomini e per donne; essere chiamati sig. o sig.ra; prodotti da uomo e da donna, etc). La visione binaria del genere (maschile/femminile) e dell’orientamento sessuale (etero/omosessuale) cancella la possibilità di esistere di tutti coloro che non si collocano in una delle due polarità. L’invisibilità vissuta dagli individui non binari/genderqueer è quindi simile a quella delle persone bisessuali e può influenzare negativamente lo stato di  salute mentale poiché di fatto condanna alla non esistenza, all’invalidazione di sé.

Il disagio e lo stress emotivo che le persone non binarie si trovano a sperimentare non sono determinati quindi dalla loro identità di genere non conforme, che non deve essere considerata una patologia, ma sono in larga parte dovuti al minority stress, alle esperienze di marginalizzazione e discriminazione, alla transfobia vissuti all’interno di una società centrata sul binarismo di genere. Per questa ragione, le persone non binarie/genderqueer possono aver bisogno di un supporto psicoterapeutico, finalizzato all’affermazione di sé in un ambiente tendenzialmente invalidante ed è indispensabile che i professionisti sanitari cui si rivolgono abbiano una formazione adeguata sui temi relativi al non binarismo di genere, così da sapersi relazionare con i loro clienti/pazienti in modo rispettoso e validante.

 

Bibliografia

  • Barker, M. J., & Richards, C. (2015) “Further Genders” in C. Richards & M. Barker (Eds.), Handbook of the Psychology of Sexuality and Gender (pp. 166–182). Basingstoke, UK: Palgrave Macmillan.
  • Motmans J., Nieder T.O., Bouman W.P., (2019), “Transforming the paradigm of nonbinary transgender health: A field in transition” in International Journal Of Transgenderism, vol. 20,  2–3, 119–125
  • Richards, C., Bouman, W. P., & Barker, M.-J. (2018), “Genderqueer and non-binary genders”  London: Palgrave Macmillan.

 

Autore/i dell’articolo

Dottor Marco Stefanelli - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Docente presso l’Istituto di Psicoterapia cognitivo- comportamentale A.T.Beck di Roma e di Caserta. Socio Ordinario della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva) e Terapeuta EMDR I livello. Vanta esperienza clinica in ambito adulto e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e omofobia interiorizzata.  
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