Pensi di non fare abbastanza sport? Ecco perché è dannoso

Non fare abbastanza sport

Il modello ABC di Albert Ellis ci spiega come mai se due persone si trovano nella medesima situazione agiscono in maniera diversa. Secondo il modello, questo accade in quanto non c’è un passaggio diretto tra un evento e il successivo comportamento bensì questi due momenti sono mediati da pensieri e convinzioni che fanno parte della persona. Per esempio, se il figlio non risponde dopo due chiamate al telefono, una madre potrebbe attivarsi per andare a cercarlo, un’altra potrebbe invece continuare a fare le sue cose: questo perché la prima madre pensa “Potrebbe essere successo qualcosa di brutto”, mentre l’altra pensa “Sarà occupato con gli amici”.

Questi esempi e il modello ABC ci mostrano come quello che pensiamo ha un notevole impatto sulla nostra vita, a differenza di quanto crede la maggior parte delle persone per la quale “io mi comporto così perché tu mi hai fatto questo”: la sequenza corretta sarebbe “io mi comporto così dopo che tu mi hai fatto questo perché penso questo”. Tutto ciò sottolinea l’importanza della percezione, ovvero di come il cervello elabora gli stimoli che vengono dal mondo esterno attraverso gli organi di senso. Ognuno di noi hai una percezione diversa del mondo, dovuta alle differenze individuali sia fisiologiche (pensate alle diverse soglie di dolore che hanno le persone) che cognitive.

Quando la dottoranda Octavia Zahrt della Stanford Graduate School of Business si è trasferita da Londra in California, ha immediatamente avuto l’impressione che, nonostante conducesse una vita attiva, fosse molto più sedentaria rispetto ai suoi coetanei californiani: in questo Stato americano, infatti, la percentuale di obesità è tra le più basse degli Stati Uniti. Abituata a cercare risposte, si è chiesta se la sua percezione di non condurre una vita abbastanza salutare potesse avere implicazioni per il suo vero stato di salute.

Ha quindi deciso di condurre una ricerca (Zahrt & Crum, 2017) per investigare se le percezioni individuali sul proprio livello di attività fisica hanno un’influenza sulla salute in generale e, in particolare, sulla mortalità. Hanno analizzato i dati di oltre 61.000 persone in un periodo di tempo di 21 anni: il focus era sull’opinione che avevano i partecipanti sul proprio livello di attività fisica confrontato a quello di altre persone della stessa età.

I risultati della ricerca sono particolarmente interessanti: le persone che si percepivano meno attive degli altri avevano il 71% di probabilità in più di morire nel periodo in cui è stato condotto lo studio rispetto a coloro che si percepivano più attivi, anche a parità di effettivo esercizio fisico. Questo significa che le percezioni individuali di quanto esercizio fisico si faccia sono un forte predittore di mortalità e che, nonostante gli effetti positivi di una vita non sedentaria, le credenze sul proprio comportamento giocano un ruolo molto importante sul proprio stato di salute.

Questa relazione tra percezione e salute potrebbe essere dovuta allo stress che proviene dal senso di colpa: lo stress continuo percepito ha, infatti, serie conseguenze sul proprio stato di salute, essendo anche un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e abbassando le difese immunitarie. Inoltre il “pessimismo” rispetto alle nostre abitudini potrebbe farci desistere dal continuare a fare attività fisica regolare.

La suddetta ricerca diventa così un’altra prova dell’enorme potere che i nostri pensieri hanno su di noi e sul nostro benessere.

Riferimenti: