“Non ricordo cosa ho letto”

“Non ricordo cosa ho letto”

Non ricordo cosa ho letto

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“Non ricordo cosa ho letto: il fenomeno della dissociazione nell’utilizzo dei social network”

“Oh caspita, come sono passati 30 minuti? Volevo solo controllare una notifica”

Introduzione

A chi non è mai capitato di leggere una pagina di un libro e rendersi conto che la mente sta vagando altrove, presa da altri pensieri? Oppure di sentirsi completamente assorbiti dalla visione di un film o trovarsi “dentro” ad un videogioco, non avendo consapevolezza di ciò che succede intorno a sè? Tutte queste esperienze hanno qualcosa in comune: possono essere definite esperienze di dissociazione normativa (Butler, 2006).

La dissociazione normativa

Il fenomeno della dissociazione può manifestarsi in diverse forme, lungo un continuum che va da un senso di perdita di consapevolezza e attenzione mentre si eseguono azioni quotidiane fino ad un vissuto di depersonalizzazione e derealizzazione della realtà.

Per comprendere il concetto di dissociazione normativa consideriamo i due esempi seguenti:

Stiamo leggendo un libro, e a posteriori realizziamo di aver girarato pagine e pagine e non aver compreso o ricordato nessuno dei contenuti della pagina precedente. Realizziamo che la mente era altrove, persa in altri pensieri, sentimenti o ricordi estranei alle azioni intraprese, ovvero leggere il libro;

Nel secondo caso, mentre sfogliamo il libro, siamo così profondamente assorbiti da ciò che stiamo leggendo da perdere completa consapevolezza rispetto ai pensieri e alle emozioni che proviamo, la nostra attenzione è completamente focalizzata sulla narrazione.

La dissociazione normativa è un fenomeno che coinvolge diversi stati mentali, quali  il sognare ad occhi aperti, l’essere assorbiti dalla visione di un film, lettura di un libro, perdersi nei propri pensieri durante la guida dell’auto, ecc.. Ciò che queste esperienze hanno in comune è un restringimento dell’attenzione che si traduce nell’esclusione (dissociazione) di altri contenuti dal campo di consapevolezza della persona, come pensieri, emozioni, ricordi, consapevolezza del mondo esterno. Quando si dissociano, le persone sperimentano un diminuito senso di volizione (ovvero, scelta intenzionale) e perdita di autocoscienza. Le persone in genere si rendono conto di aver sperimentato la dissociazione solo in retrospettiva: ne prendono consapevolezza una volta che la modalità autoriflessiva viene riattivata.

Dissociazione normativa e uso dei social network

Gli studi presenti in letteratura suggeriscono la presenza di una connessione tra la dissociazione normativa e l’utilizzo dei social media: in alcuni casi, le persone possono sperimentare disgusto o vergogna dopo aver preso consapevolezza dell’eccessivo tempo trascorso sui social. Alcuni autori descrivono l’esperienza di “blackout di internet” e confrontano la navigazione sui social media all’ingresso nello stato di “trance” ( Jonathan e coll., 2019; Olson e coll., 2020).

Ciò suggerisce che la dissociazione normativa può essere correlata all’ esperienza di uso eccessivo della tecnologia da parte delle persone, causata dal fenomeno dello scrolling continuo dei contenuti social.

Lo studio recente

Una ricerca recente (McQuat, 2022) condotta dai ricercatori dell’Università di Washington, ha studiato la dissociazione quotidiana associata all’utilizzo dei Social Network. Per studiare il fenomeno i ricercatori hanno utilizzato Chirp, un’app collegata a Twitter, che ha permesso ai partecipanti a questo studio di poter interagire regolarmente con i tweet ma al tempo stesso di essere sottoposti ad un monitoraggio costante da parte dei ricercatori. Attraverso Chirp, i “Mi piace” e i tweet degli utenti appaiono sulla vera piattaforma dei social media, ma i ricercatori possono controllare l’esperienza delle persone, aggiungendo nuove funzionalità o rapidi sondaggi pop-up.

Uno degli obiettivi dei ricercatori era quello di indagare cosa accade se l’utente si mantiene in pieno controllo e consapevolezza del proprio tempo e della propria attenzione mentre naviga sui social network.

Lo studio ha coinvolto 43 utenti di Twitter a cui è stato chiesto di utilizzare Chirp per un mese. Per ogni sessione, dopo tre minuti gli utenti vedevano una finestra di dialogo che chiedeva loro di valutare su una scala da uno a cinque quanto erano d’accordo con la seguente affermazione: “Attualmente sto usando Chirp senza prestare attenzione a ciò che sto facendo”. La finestra di dialogo continuava a comparire ogni 15 minuti.

Risultati

Nel corso del mese, il 42% dei partecipanti (18 persone) è stato d’accordo o fortemente d’accordo con tale affermazione almeno una volta. Dopo il mese, i ricercatori hanno fatto interviste approfondite con 11 partecipanti. Sette hanno descritto l’esperienza di dissociazione durante l’utilizzo di Chirp.

Oltre a ricevere il sondaggio sul grado di dissociazione durante l’utilizzo di Chirp, gli utenti hanno sperimentato l’efficacia di diverse strategie di intervento. Nel corso del mese, i partecipanti hanno trascorso una settimana senza interventi (uso libero dell’app), una settimana con interventi interni, una settimana con interventi esterni e una settimana con entrambi.

Molti dei partecipanti hanno trovato utili i promemoria automatici dell’applicazione che ricordava loro di staccare, mostrando il tempo di utilizzo. Tuttavia le finestre di dialogo che ricordavano loro che stavano effettuando lo scroll in maniera dissociata sono state giudicate fastidiose.

Conclusioni

L’esperienza di scroll da social network può essere alle volte connessa ad un fenomeno dissociativo che fa perdere, nelle persone, l’attenzione e la percezione del tempo che passa. Gli autori dello studio sopracitato dimostrano come le persone apprezzino la possibilità di connettersi, informarsi, scambiare opinioni online, ma trovano al contempo utile  l’invito ad uscire quando si è trascorso troppo tempo su un social. Si suggerisce dunque la necessità di migliorare il design e il funzionamneto delle piattaforme social in modo tale da permettere alle persone una migliore gestione dell’utilizzo e del tempo trascorso online.

 

Riferimenti

  • Butler LD. Normative dissociation. Psychiatr Clin North Am. 2006 Mar;29(1):45-62, viii. doi: 10.1016/j.psc.2005.10.004. PMID: 16530586.
  • M. Levy. 2016. Mindful Tech: How to Bring Balance to Our Digital Lives. Yale University Press. https://books.google.com/books?id=1nsmCwAAQBAJ
  • Jonathan A. Tran, Katie S. Yang, Katie Davis, and Alexis Hiniker. 2019. Modeling the Engagement-Disengagement Cycle of Compulsive Phone Use. Association for Computing Machinery, New York, NY, USA, 1–14. https://doi.org/10.1145/ 3290605.3300542
  • Jay A. Olson, Moriah Stendel, and Samuel Veissière. 2020. Hypnotised by Your Phone? Smartphone Addiction Correlates With Hypnotisability. Frontiers in Psychiatry 11 (2020), 578. https://doi.org/10.3389/fpsyt.2020.00578
  • Sarah McQuate, “‘I don’t even remember what I read’: People enter a ‘dissociative state’ when using social media”, UW News, 2022. https://programs.sigchi.org/chi/2022/program/content/68947

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Salvati Morena
Psicologa, psicoterapeuta in formazione. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico e dei disturbi del comportamento. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.

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