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Chi si assomiglia si piglia? Novelli sposi e cambiamenti nella personalità

novelli sposi

Photo by Foto Pettine on Unsplash

Come è ormai noto, la nostra personalità cambia nel corso della vita. Ma cosa di preciso la plasma negli anni? Per lo più le relazioni interpersonali. E quale miglior fattore di cambiamento interpersonale avrebbero potuto studiare, se non il matrimonio? In effetti, proprio quest’ultimo è stato identificato come uno dei più importanti fattori di transizione personale e interpersonale e di cambiamento della personalità. Quello che però mancava fino ad oggi tra le ricerche in questo ambito era un focus specifico sul primo anno di matrimonio: i novelli sposi devono adattarsi a nuovi ruoli, e probabilmente è proprio questo il periodo maggiormente denso di cambiamenti nella personalità dei coniugi.

Gli autori dello studio (Lavner, Weiss, Miller, & Karney, 2018) hanno coinvolto 169 coppie eterosessuali nei loro primi 18 mesi di matrimonio. Gli obiettivi erano: analizzare i cambiamenti nei tratti di personalità, basandosi sul modello dei “Big Five” (estroversione, gradevolezza, coscienziosità, stabilità emotiva, apertura all’esperienza); esaminare come gli eventuali cambiamenti nei tratti fossero associati alla soddisfazione coniugale.

Le coppie, precedentemente alla prima sessione in laboratorio, hanno compilato dei questionari.

Dopo 6 e 12 mesi dalla valutazione iniziale (e dal matrimonio), è stato chiesto ai coniugi di compilarli nuovamente.

Le misure prese in considerazione sono state:

  • Soddisfazione coniugale, tramite il Quality of Marriage Index (QMI; Norton, 1983)
  • Tratti di personalità, tramite l’International Personality Item Pool (IPIP; Goldberg, 1992)

I risultati ottenuti sembrano fornire nuove interessanti intuizioni.

Innanzitutto, i cambiamenti nelle caratteristiche di personalità nell’arco del primo anno e mezzo sono risultati significativi sia per i mariti che per le mogli, ma in modo differente. Per i mariti, l’estroversione mostra una diminuzione media, parallelamente ad un aumento di coscienziosità. Per le mogli, l’apertura all’esperienza e il nevroticismo diminuiscono. Per entrambi i coniugi, la gradevolezza in media diminuisce.

La conclusione a cui giungono gli autori è coerente con i dati già presenti in letteratura: la vita coniugale comporta cambiamenti nella personalità. Quel che di nuovo dimostra questa ricerca è che questi cambiamenti si verificano a partire dai primissimi mesi di matrimonio e che sono sia adattivi (come l’aumento di coscienziosità dei mariti e la diminuzione di nevroticismo nelle mogli), che disadattivi (come la diminuzione di gradevolezza ed estroversione nei mariti).

Punti di forza a favore dello studio si riscontrano nella rigorosità metodologica utilizzata per la valutazione dei tratti di personalità, ripetuta a distanza di 6 e 12 mesi. Inoltre, l’uso di dati diadici (legati quindi alla coppia di coniugi) ha permesso di esaminare il modo in cui il cambiamento nel partner sia associato alla soddisfazione coniugale, al di là dei propri cambiamenti di personalità.

Occorre sottolineare però come non sia possibile concludere che i cambiamenti osservati siano dovuti specificatamente alla transizione al matrimonio, poiché manca il confronto con coppie non sposate, single o in una relazione extra coniugale. Nonostante ciò, gli autori hanno individuato alcuni fattori predittivi che hanno permesso di esaminare diverse spiegazioni che potrebbero concorrere agli effetti osservati.

In primo luogo, se i cambiamenti riscontrati fossero dovuti alla maturazione della persona, allora l’età dei coniugi dovrebbe essere in grado di prevedere la traiettoria dei cambiamenti di personalità. Oppure, se i risultati fossero dovuti al fatto che i coniugi si adeguino allo stare insieme, la durata della relazione o la convivenza pre-matrimoniale dovrebbe indebolire gli effetti osservati perché i cambiamenti nei tratti di personalità avrebbero già avuto luogo.

Tuttavia, nessuno di questi fattori è risultato associato in modo significativo alle traiettorie di personalità. Rimane il fatto che sia necessaria una certa cautela nell’interpretazione dei risultati, restando anche in attesa di ulteriori dati provenienti da confronti con coppie non sposate, single o in una relazione extra coniugale.

Riferimenti:

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Mariangela Ferrone - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Psicoterapeuta TMI (terapia metacognitiva interpersonale) livello EXPERT. Per molti anni è stata Coordinatrice del Centro di Psichiatria Perinatale e Riproduttiva, del Servizio di Psicoterapia e Counseling Universitario presso la UOC di Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Attualmente è docente per l’insegnamento di “Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione” nel corso di laurea in Scienze Infermieristiche, sede Sant’Andrea presso la Facoltà di Medicina e Psicologia – Sapienza Università di Roma, nonché docente interno e supervisore clinico dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Socio Aderente della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva).
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