skip to Main Content

Nuova meta-analisi: la terapia cognitivo-comportamentale punto di riferimento della psicoterapia

Nuova meta-analisi: la terapia cognitivo-comportamentale punto di riferimento della psicoterapia
Nuova meta-analisi: la terapia cognitivo-comportamentale punto di riferimento della psicoterapia

Nuova meta-analisi: la terapia cognitivo-comportamentale punto di riferimento della psicoterapia

Nel campo della psicoterapia, la molteplicità degli approcci fa rima con la varietà delle problematiche che le persone lamentano e l’ampiezza degli strumenti di cui uno specialista può avvalersi allo scopo di aiutare il paziente a incrementare il proprio benessere.

Le varie forme di psicoterapia, però, non offrono lo stesso grado di validità. Così, se ancora non siamo arrivati a definire il miglior approccio che sia possibile avere in psicoterapia, possiamo però affermare con sicurezza che l’approccio migliore che abbiamo in questo momento è quello fornito dalla terapia cognitivo-comportamentale (TCC).

Un’affermazione di questo tipo, per quanto audace, è supportata dal numero di ricerche, pubblicazioni, programmi accademici ed esperienza dei professionisti. Anche le linee guida del National Institute for Health and Care Excellence e dell’American Psychological Association rilevano che la TCC è il trattamento psicosociale elitario per molti disturbi. Per esempio, proprio di quest’anno è una meta-analisi (Linardon, 2018) che dimostra come sia la TCC ad avere più efficacia nel ridurre la restrizione dietetica e le preoccupazioni rispetto a peso e aspetto corporeo, ovvero quei meccanismi chiave dei disturbi dell’alimentazione.

Tale attribuzione è motivata da tre fatti: la TCC è l’approccio psicoterapeutico più ricercato; non esistono al momento prove scientifiche che dimostrino la superiorità di altri approcci rispetto alla TCC; i modelli teorici della TCC sono in linea con i principali e più attuali modelli della mente e del comportamento.

Quello che più caratterizza la TCC rispetto ad altri approcci psicoterapeutici sono i rigorosi criteri, simili a quelli usati in caso di farmacoterapia, con cui viene testata, come studi randomizzati e comparatori attivi, facendo quindi della TCC la prima psicoterapia decisamente evidence-based, come riportato nella maggior parte delle linee guida cliniche (insieme alla psicoterapia interpersonale per la depressione). I risultati nella ricerca qualitativa per supportare i costrutti sottostanti il metodo, in altri approcci non raggiungono gli stessi risultati, come nel caso della psicoanalisi classica, oppure sono solo all’inizio del percorso, come la psicoterapia interpersonale.

Il fatto che la TCC sia il punto di riferimento per la psicoterapia pone una aspettativa ben precisa su tutti gli altri approcci. Infatti, anche se un altro orientamento si dimostra equivalente alla TCC, dovrebbe passare in modo indipendente gli stessi test già superati dalla TCC per ottenere un analogo status di riferimento. Parliamo di numerosi studi clinici indipendenti di alta qualità che utilizzano placebo o altri comparatori attivi.

È molto probabile che il meritato podio di punto di riferimento della psicoterapia continuerà a essere mantenuto dalla TCC in quanto, essendo empiricamente supportata, è anche in continuo aggiornamento. Difatti, recentemente, si sta sottolineando l’importanza di collegare la tecnica terapeutica alle caratteristiche peculiari del processo e del paziente, includendo un orientamento più personalizzato e trans-diagnostico. La continua evoluzione della TCC spinge questo approccio a migliorarsi, a coprire quelle situazioni in cui i pazienti non rispondono al trattamento o alle recidive. Infatti, l’essere basata sulla ricerca rende la TCC l’approccio che più si è modificato durante il corso della sua storia per meglio adattarsi ai risultati degli studi.

Il prossimo passo sarà una psicoterapia scientifica integrativa e l’esperienza della TCC la elegge sicuramente a diventare piattaforma di base di tale integrazione.

Riferimenti:

Back To Top