Nuova ricerca: Mindfulness e dolore sociale

Mindfulness e dolore sociale

Per capire il comportamento degli altri e avere una reazione appropriata, cerchiamo di comprendere i loro pensieri e le emozioni che provano. Una delle modalità in cui ciò avviene è condividere empaticamente il loro stato, ad esempio il dolore fisico o il cosiddetto dolore sociale, come quando si è esclusi o ci si sente imbarazzati. Secondo gli studi, il dolore fisico sarebbe un campanello d’allarme per l’integrità del nostro corpo quanto il dolore sociale lo sarebbe per l’integrità, appunto, sociale: essere imbarazzati in pubblico, infatti, minaccerebbe l’opinione che gli altri avrebbero di noi. Questa sovrapposizione concettuale è stata confermata anche dalle tecnologie di neuroimmagine e gli studi farmacologici: infatti, vi sarebbe l’attivazione delle stesse strutture cerebrali.

Sebbene l’empatia sia collegata a un comportamento prosociale per aiutare la persona in difficoltà, se l’esperienza vissuta dall’altro viene percepita dall’osservatore come troppo intensa, quest’ultimo potrebbe spostare l’attenzione dal dolore altrui al proprio stress e al modo come ridurlo. Una nuova ricerca (Laneri & al., 2017) ha cercato di capire se la consapevolezza può aiutare a ridurre questo disagio empatico e, in particolare, se la Mindfulness può offrire il suo contributo.

I partecipanti alla ricerca sono stati divisi in tre gruppi: il gruppo A e B era formato da meditatori a lungo termine (con una pratica media di meditazione di 17 anni) mentre il gruppo C era un gruppo di controllo. Tutti i partecipanti si sono sottoposti a risonanza magnetica funzionale mentre veniva loro richiesto di completare un compito di empatia: venivano mostrati disegni di situazioni sociali neutrali o imbarazzanti con una piccola descrizione e veniva richiesto di pensare intensamente alla situazione mostrata e valutare il livello di imbarazzo della persona nel disegno. Le vignette rappresentavano situazioni quali, ad esempio, una persona in un ufficio postale a cui si strappa il pantalone mentre si piega a sollevare un pacco. Al gruppo A è stato chiesto di fare 8 minuti di Mindfulness prima del compito, mentre agli altri due gruppi è stato chiesto solo di riposarsi. I partecipanti hanno anche riempito dei questionari che misuravano la loro reattività emotiva alle situazioni e al loro livello di compassione.

I risultati hanno mostrato un maggiore livello di imbarazzo indiretto per quanto riguarda i disegni imbarazzanti rispetto a quelli neutrali e i partecipanti con esperienza di mediazione a lungo termine hanno riportato livelli più alti di compassione. Questi dati avevano una controparte cerebrale con attivazione in diverse aree del cervello come quelle relative al dolore fisico (l’insula anteriore e la corteccia cingolata anteriore) e un’area che, invece, è coinvolta nel mettersi nei panni dell’altro (il prefrontale mediale corteccia). Nel gruppo A, tuttavia, si è registrata un’attivazione minore dell’insula anteriore e conseguenti alti livelli di compassione riportati nel questionario.

È dunque evidente che meditare prima di assistere a un evento imbarazzante per qualcun altro ha un’influenza sulle regioni cerebrali coinvolte nello stress empatico, cosa che non si verifica semplicemente con la pratica a lungo termine. L’influenza positiva che la Mindfulness avrebbe sui livelli di stress empatico potrebbe, quindi, essere usata per vedere le cose dal punto di vista dell’altro e supportare così la compassione.

Ulteriori studi sono necessari per sondare la specificità e l’applicabilità della Mindfulness nei bisogni di ogni giorno. Con questa ricerca possiamo affermare che praticare la meditazione e coltivare la compassione potrebbero fornire i meccanismi potenzialmente utili per gestire le situazioni di stress sociale presenti nella vita quotidiana.

Riferimenti: