skip to Main Content

Nuova ricerca collega omofobia a basse abilità cognitive

Omofobia

Due settimane fa si teneva il Gay Pride a Roma, uno dei tanti che, d’estate, sfilano lungo tutto lo stivale per rivendicare il diritto a essere se stessi e il rispetto che si deve a tutte le sfumature dell’amore: come ricorda l’Organizzazione Mondiale della Sanità, omosessualità, eterosessualità e tutto quello che si trova tra le due sono varianti naturali della sessualità e dell’affettività umana. Ad oggi non ci sono studi scientifici a dimostrare che l’orientamento sessuale si possa scegliere; al contrario, le ricerche confermano che il benessere e lo sviluppo dei bambini non è influenzato dal genere o dall’orientamento sessuale dei genitori.

Nonostante le maggiori organizzazioni al mondo relative alla sanità parlino chiaro, esiste ancora l’omofobia o omonegatività. Persino nelle società in cui è presente un’alta tolleranza continua a esistere una discriminazione strisciante: le persone non eterosessuali soffrono di una serie di disuguaglianze, dal punto di vista delle possibilità lavorative, sociali e di salute mentale. Secondo Lingiardi (2007), tutte quelle fonti di disagio che le persone LGBT devono affrontare quotidianamente fanno parte del cosiddetto minority stress. Identificare i fattori non solo sociali ma anche individuali che contribuiscono al perpetuarsi dell’atteggiamento negativo verso la popolazione, le coppie e le famiglie LGBT è molto importante per poter dare a tutti le stesse possibilità di benessere fisico e mentale.

Ci sono pochi studi che hanno cercato di spiegare la relazione tra omonegatività e abilità cognitive, ovvero quelle risorse psicologiche che usiamo per elaborare e mantenere la conoscenza, risolvere i problemi e affrontare compiti nuovi. Negli studi effettuati sull’argomento, vi è una correlazione tra basse abilità cognitive ed etnocentrismo, autoritarismo, dogmatismo, conservatorismo, pregiudizi verso altri gruppi e altri atteggiamenti di non uguaglianza. La spiegazione di questa relazione è che le persone con questo tipo di impostazione mentale hanno più rigidità cognitiva, preferiscono situazioni semplici, conosciute e familiari in quanto hanno un limitato bagaglio di risorse per affrontare ambiguità e imprevedibilità, viste come rischiose e minacciose. Sono dunque meno aperte a nuove idee ed esperienze e, di conseguenza, hanno meno probabilità di esporsi ad altri gruppi e punti di vista, condizione importante per superare pregiudizi e promuovere accettazione, rispetto e tolleranza.

La ricerca di Francisco Perales (2018) ha i meriti di esplorare e confermare l’associazione tra basse abilità cognitive e minore supporto alle coppie formate da partner dello stesso sesso anche in un campione non nordamericano, in questo caso australiano. I risultati riportano che è meno probabile che le persone con basse abilità cognitive supportino i diritti di questa tipologia di coppie. Inoltre, lo studio evidenzia che un atteggiamento positivo verso queste coppie è fortemente connesso all’abilità verbale, fattore molto importante nel legame intelligenza-ideologia e nell’intelligenza in generale.

L’educazione universitaria avvantaggia nell’esposizione a uguaglianza, femminismo, diritti civili e promuove abilità, come flessibilità cognitiva e perspective taking (vedere le cose dal punto di vista di un altro), che aiutano a contrastare i pregiudizi. Lo studio di Perales evidenzia che il 18% dell’effetto dell’abilità cognitiva sugli atteggiamenti verso le coppie dello stesso sesso è condiviso con il più alto livello di istruzione; mentre dal 36% al 46% dell’effetto dell’educazione su questi atteggiamenti è condiviso con l’abilità cognitiva. Non è chiaro se l’istruzione possa influenzare la relazione tra abilità cognitive e atteggiamenti socio-politici e anche questo studio non mostra che l’istruzione sia moderatore tra i due fattori.

Il ricercatore ricorda come, nell’acceso dibattito che si è tenuto lo scorso anno in Australia sul matrimonio egualitario, molti degli argomenti a sfavore erano guidati dall’emotività e non erano basati su prove e fatti. È dunque fondamentale continuare a investigare cosa influenzi le prese di posizione sui diritti delle persone LGBT per poter programmare interventi e politiche efficaci a combattere il pregiudizio e la diseguaglianza.

 

Riferimenti:

Back To Top