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In Svizzera l’omofobia è reato. E in Italia?

Omofobia

L’omofobia non è un’opinione. È un crimine“, ha affermato Mathias Reynard, consigliere nazionale del partito socialista svizzero che ha lottato per più di cinque anni perché venisse introdotta una legge che punisse la discriminazione basata sull’orientamento sessuale o l’identità di genere. Questa legge è stata votata con 118 voti a favore contro 60 e fa ora parte del Codice Penale della Svizzera nella normativa antirazzismo

Questa legge si è rivelata necessaria in quanto perseguire le discriminazioni era finora fatto solo se basate su razza, etnia o religione. L’omofobia non era considerata, nonostante una persona omosessuale su cinque ha tentato il suicidio e circa la metà prima ancora di aver compiuto venti anni.

Ora in Svizzera le esternazioni che ledono la dignità umana contro le persone omosessuali o transgender saranno punite con la reclusione fino a tre anni se fatte pubblicamente.

Il prossimo passo di Reynard sarà l’approvazione del matrimonio egualitario, dato che la Svizzera ha già introdotto nel 2007 le unioni civili, una legge che però non garantisce uguali diritti in materia di tasse, sussidi, adozione.

E in Italia? L’articolo 3 della nostra Costituzione sancisce l’uguaglianza dei cittadini “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”: l’orientamento sessuale, anche se non esplicitamente citato, dovrebbe rientrare nelle condizioni personali. Tuttavia la cosiddetta legge Mancino per la tutela contro la discriminazione (n.205 del 1993) ha lasciato di proposito l’orientamento sessuale fuori.

Una specifica legge che protegga le persone dalle opinioni omofobiche non esiste, seppure varie sono state le proposte poi affossate in Parlamento, l’ultima quella del deputato Ivan Scalfarotto (2013). Questa legge è passata al Senato ed è lì ferma da cinque anni.

Nel 2017 ILGA (Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association) ha pubblicato una mappa dell’Europa in cui viene assegnata una percentuale a ogni nazione a seconda dell’impegno verso l’uguaglianza: 0% si riferisce alla totale violazione dei diritti umani, il 100% rappresenta, invece, la piena uguaglianza.

Al primo posto troviamo Malta con l’88%, seguita da Norvegia (78%), Regno Unito (76%), Belgio (72%) e Francia (71%). L’Italia si trova dall’altra parte della classifica, con un 27% che ben fotografa la condizione di discriminazione e disuguaglianza che devono sopportare quotidianamente milioni di persone. E questo nonostante nel 2016 sia stata approvata la legge che regolamenta le Unioni Civili.

 

Riferimenti:

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