Omofobia, Bifobia e Transfobia in Italia – Parte I: Le Leggi

Omofobia, Bifobia e Transfobia in Italia – Parte I: Le Leggi

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L’Italia ha un problema di omofobia. Alle persone omosessuali, bisessuali e transessuali vengono negati, nel nostro Paese, l’accettazione sociale, i diritti e le protezioni che le minoranze sessuali e di genere hanno in altre nazioni dell’Europa Occidentale (Callahan & Loscocco, 2021).

Vi è stato tuttavia un notevole progresso nel corso degli anni, come ad esempio il passaggio di una legge che garantisce le unioni civili alle coppie dello stesso sesso nel 2016, anche se il cambiamento è giunto solo dopo decenni di pressioni da parte degli attivisti, e non è arrivato a ottenere il matrimonio egualitario che è già inscritto nelle leggi dei Paesi vicini.

Nel 2020, la proposta di legge Zan, che avrebbe reso la violenza contro le persone LGBT+ un reato, è stata accolta con estrema resistenza dai politici di destra e dalla Chiesa Cattolica. Ciò evidenzia come la nostra nazione stia indietro nell’ambito dei diritti delle persone queer italiane.

Ancora oggi infatti è legale discriminare contro le persone LGBT+ in numerosi settori pubblici, e le persone transgender ancora non hanno protezioni sul posto di lavoro in base all’identità di genere. Nonostante questi divari nelle libertà civili, in Italia gli atteggiamenti sociali verso le persone LGBT+ possono essere considerati abbastanza tolleranti e rispettosi, in particolare tra le generazioni più giovani.

Tuttavia, alcune ricerche classificano le italiane e gli italiani come omofobe e omofobi, includendo anche le forme di pregiudizio sessuale più sottili, ambigue e nascoste. L’Italia dunque non è considerata accettante o inclusiva delle persone queer, specialmente se la compariamo con i Paesi circostanti.

Lo studio delle norme sociali, degli atteggiamenti sulle persone queer e delle loro conseguenze, è anch’esso molto recente in Italia. Alcuni accademici suggeriscono che ciò sia dovuto ad una più ampia ignoranza culturale verso le identità LGBT+, che limita la ricerca alla sola esperienza personale delle persone queer.

Analizzeremo adesso, dunque, le cause e le conseguenze della posizione dell’Italia come Paese “anomalo” nell’Unione Europea nei confronti dell’uguaglianza tra cittadini LGBT+ e non.

Le Leggi

La legislazione italiana ha riconosciuto le unioni civili tra persone dello stesso sesso solo dopo decenni di pressione da parte degli attivisti, forte opposizione e iniziali sconfitte. Nel 2016, per superare l’opposizione del Vaticano e dei politici conservatori, l’allora presidente del Consiglio e i legislatori hanno abbandonato il provvedimento che avrebbe consentito alle coppie omosessuali di adottare i figli biologici dei loro partner. In una curiosa svolta, una disposizione del disegno di legge che affrontava la “fedeltà” nelle relazioni omosessuali è stata eliminata nelle revisioni finali per placare i conservatori che sostenevano di essere preoccupati per la santità del matrimonio ma si lamentavano che il linguaggio della nuova legge cercasse di “imitare i voti matrimoniali”. Anche se il disegno di legge è stato alla fine approvato, è stato motivo di ovattata celebrazione tra le coppie queer che erano preoccupate per i diritti dei loro figli; come numerosi commentatori hanno sottolineato, le conseguenze sono state ancora più disastrose per le coppie (sia gay che etero) che sono diventate o vorrebbero diventare genitori attraverso la maternità surrogata, che resta ancora illegale in Italia.

Secondo l’organizzazione Rainbow Europe, è possibile discriminare le persone LGBTQ+ in numerosi campi, come la salute e l’istruzione, nonostante una legge vieti la discriminazione sul lavoro basata sull’orientamento sessuale.

Il fatto che la legge italiana non riconosca ancora i reati di odio o incitamento all’odio quando vengono rivolti contro le persone queer è ancora più eclatante, dato che nel 2019 sono stati documentati da Arcigay 187 casi di discriminazione e crimini di odio contro le persone LGBT, segnando un aumento del 57% rispetto all’anno precedente. Dal 2020 sono stati registrati almeno 138 ulteriori crimini d’odio contro gli italiani LBGT e diverse donne transgender sono state uccise.

Per tre decenni, gli attivisti hanno spinto per una legislazione che rendesse gli atti di omofobia, bifobia e transfobia un crimine. Soprattutto le libertà civili specifiche per le persone trans rimangono fortemente limitate o inesistenti.

Come notato poco più sopra, l’incorporazione da parte dell’Italia di pratiche istituzionali progressive – dall’estensione delle unioni civili del 2016 all’approvazione del 2020 della terapia ormonale per le persone trans da parte dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) – ha segnalato una maggiore accettazione e tutela degli italiani queer. Tuttavia, i cambiamenti sono arrivati ​​dopo decenni di attivismo attivo e, data la loro portata limitata, l’Italia è in ritardo rispetto agli altri Paesi.

Nel caso delle unioni omosessuali, gli osservatori indicano la Spagna, altro Paese mediterraneo con una forte tradizione cattolica, dove il matrimonio egualitario è stato siglato in una legge già nel 2005, sostenuta da una forte maggioranza. Come altro esempio, l’Irlanda non ha riconosciuto l’attività sessuale tra coppie dello stesso sesso come legale fino al 1993, quando è stata una delle tante nazioni che hanno sperimentato una riforma legislativa e giudiziaria intorno alle leggi sulla sodomia.

Questo notevole cambiamento globale intorno alla criminalizzazione è continuato per tutti i primi anni 2000, riflettendo “una chiara tendenza ad allontanarsi dal significato delle presunte norme della maggioranza e dai valori morali religiosi verso la libertà individuale e l’autosviluppo”.

Nel 2015, il referendum costituzionale irlandese ha stabilito il matrimonio legale per le coppie dello stesso sesso; con il 62% degli elettori e 42 circoscrizioni parlamentari su 43 che hanno votato a favore, dimostrando così un cambiamento significativo negli atteggiamenti nazionali, nonché un chiaro rifiuto dell’ingerenza della Chiesa Cattolica, tradizionalmente influente, e del suo “rapporto intrecciato ” con lo Stato.

Nel caso dell’Italia, una domanda importante ma senza risposta è fino a che punto il diritto all’unione civile rifletta gli atteggiamenti della maggioranza del Paese, o se i politici che hanno votato contro l’uguaglianza LGBTQ+ sono in ritardo rispetto alle persone che rappresentano. Ad esempio, alcuni politici potrebbero ritenere più utile allinearsi ai desideri della Chiesa, piuttosto che agire secondo gli atteggiamenti della popolazione.

Un’altra questione chiave è fino a che punto la legislazione sulle unioni civili in Italia sia il risultato di una pressione esterna dell’Unione Europea, invece che di un desiderio interno di diritti queer. Infatti, le iniziative dell’Unione Europea per garantire l’uguaglianza queer potrebbero aver richiesto la conformità italiana alle norme sociali sull’uguaglianza LGBTQ+.

Nel 2015, ad esempio, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato che il rifiuto dell’Italia di riconoscere le unioni omosessuali violava la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

 

Riferimenti

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Autore/i dell’articolo

Dott. Alberto Infante
  • Dottore in Psicologia
  • Redattore Volontario per la ONLUS Il Vaso di Pandora - La Speranza dopo il Trauma
  • Content Creator per l'Istituto Beck

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