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Omonegatività Sociale in Italia: Quali Fattori Individuali, Relazionali, Culturali?

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Omonegatività Sociale in Italia: Quali Fattori Individuali, Relazionali, Culturali?
Omonegatività Sociale in Italia: Quali Fattori Individuali, Relazionali, Culturali?

Omonegatività Sociale in Italia: Quali Fattori Individuali, Relazionali, Culturali?

Termini come “pregiudizio sessuale”, “omofobia” e “omonegatività” sottendono a concetti che, ad oggi, sono più o meno conosciuti a buona parte delle persone e non sono più noti esclusivamente alla comunità gay, lesbica, bisessuale, trans (LGBT) o agli addetti ai lavori quali psicologi, ricercatori, psicoterapeuti e docenti universitari. Nonostante siano utilizzati spesso in maniera interscambiabile, nel presente lavoro, tuttavia, ci si riferirà all’insieme delle credenze, emozioni ed atteggiamenti negativi nei confronti dei comportamenti, delle identità, delle relazioni e delle persone non eterosessuali (Herek, 2000), con il termine di “omonegatività”.

Tale termine viene generalmente preferito dalla comunità scientifica internazionale al termine “omofobia” ed Herek (2004) ne spiega il perché, affermando che con il termine omofobia, già di per sé etimologicamente ambiguo, si sottolinei troppo il significato “fobico”. Infatti, non necessariamente le persone con alta omonegatività provano paura, repulsione e/o disgusto verso le persone omosessuali. Il termine omonegatività sarebbe più omnicomprensivo, includendo al suo interno anche la natura “cognitiva” degli atteggiamenti negativi verso le persone con orientamento sessuale non eterosessuale e non solo l’aspetto emotivo.

Il presente lavoro si prefigge lo scopo di illustrare quali siano i fattori che, in Italia, sono maggiormente associati ad atteggiamenti più negativi nei confronti dell’omosessualità. Innanzitutto è interessante osservare che nell’ultima decade, anche in Italia si è assistito ad uno sviluppo crescente degli studi che hanno indagato l’omonegatività. La letteratura scientifica italiana ha contribuito all’avanzamento delle conoscenze sul tema, sia attraverso studi di validazione di strumenti già esistenti, tradotti e adattati al contesto italiano (Ciocca et al., 2015; Lingiardi et al., 2005), sia attraverso la costruzione e la validazione di strumenti ex novo (Flebus & Montano, 2012; Lingiardi et al., 2012), aggiornandoli costantemente, considerando gli innumerevoli cambiamenti sociali che si sono avvicendati nel corso del tempo.

Tali strumenti sono stati poi impiegati in diverse ricerche volte a indagare quali fossero le variabili correlate maggiormente a emozioni e cognizioni negative nei confronti delle persone appartenenti a minoranze sessuali. È possibile raggruppare le variabili maggiormente associate ad atteggiamenti più negativi in 3 categorie: variabili individuali, all’interno delle quali rientrano le caratteristiche di personalità dell’individuo e le sue credenze stereotipiche (Lingiardi et al., 2005; 2016; Prati et al., 2011); variabili culturali (Ciocca et al., 2017; Salvati et al., 2016), tra cui l’appartenenza a un credo religioso o l’essere cresciuti in un ambiente familiare con un preciso orientamento politico; variabili relazionali (Lingiardi et al., 2016; Ciocca et al., 2015), tra le quali si possono annoverare le conoscenze dirette e le relazioni con persone LGBT.

Per quanto riguarda le variabili individuali, le ricerche condotte in Italia hanno confermato quanto già evidenziato dalla letteratura internazionale. In particolare è emerso che il genere è un importante predittore dell’omonegatività sociale. Nello specifico, si è osservato che i maschi hanno atteggiamenti più negativi verso l’omosessualità rispetto alle femmine. Si è anche evidenziato che i ragazzi gay elicitano sentimenti più negativi nelle persone rispetto alle ragazze lesbiche.

Anche l’età si è dimostrata una variabile con un effetto significativo sugli atteggiamenti omonegativi. Nello specifico si è osservato che le persone più giovani hanno meno atteggiamenti omonegativi, rispetto ai più adulti e ai più anziani. Inoltre, gli studi italiani hanno confermato che anche le caratteristiche di personalità hanno un ruolo importante. In particolare, persone particolarmente sensibili alla frustrazione, con scarso senso morale, con tendenza all’acting out, poco socievoli, e dominanti sono maggiormente predisposte ad avere atteggiamenti più negativi verso l’omosessualità.

Anche per quanto riguarda le variabili culturali/ambientali, gli studi italiani hanno confermato quanto già riscontrato negli studi trans-nazionali. Nello specifico, è stato evidenziato che le persone cresciute in un ambiente familiare molto coinvolto dal punto di vista religioso e con un orientamento politico conservatore tendono ad avere atteggiamenti più omonegativi, rispetto a coloro che sono cresciuti in un contesto più progressista e meno religiosamente coinvolto.

Contrariamente alle teorie ingenue, non si sono riscontrate differenze rispetto alla regione di provenienza. Persone provenienti dalle regioni del Nord, Sud e Centro Italia non si differenziano nei loro punteggi di atteggiamenti omonegativi. Un’ulteriore variabile che influisce sugli atteggiamenti omonegativi è risultata l’adesione alla tradizionale concezione del ruolo di genere maschile. E’ stato visto, in particolare con gli uomini, che coloro i quali tendono maggiormente ad aderire alle norme tradizionali di genere maschile, hanno non solo atteggiamenti più negativi nei confronti dei ragazzi gay, ma anche atteggiamenti più omonegativi soprattutto nei confronti di quei ragazzi gay che violano tali norme tradizionali.

Infine, circa le variabili relazionali, è stata verificata anche in Italia, quella che nella letteratura scientifica viene chiamata Ipotesi del Contatto (Allport, 1954). Tale teoria postula che la conoscenza diretta e la frequentazione di persone appartenenti a gruppi sociali stigmatizzati, riducono gli atteggiamenti negativi verso tali gruppi. Nel nostro caso è stato dimostrato che chi conosce o ha amici o parenti gay o lesbiche ha meno atteggiamenti negativi verso l’omosessualità. Infine, è stato mostrato come anche il nostro stile di attaccamento ha un effetto sui nostri atteggiamenti omonegativi. Nello specifico chi ha un attaccamento insicuro ansioso o evitante ha atteggiamenti più negativi nei confronti dell’omosessualità rispetto a chi possiede un attaccamento sicuro.

In conclusione è possibile augurarsi che il trend positivo di studi sul tema continui a crescere, considerando come l’Italia costituisca un Paese in cui sono ancora tante le discriminazioni e i pregiudizi che le persone LGBT devono fronteggiare quotidianamente. Ricordiamo soltanto a titolo esemplificativo come proprio la cosiddetta legge Cirinnà sulle Unioni Civili per le coppie same-sex, sia giunta a recente approvazione del Parlamento con un lunghissimo ritardo rispetto a tutti gli altri Paesi Occidentali, proprio per l’elevato tasso di atteggiamenti omonegativi, di cui è ancora permeata la società italiana.

La letteratura scientifica sia internazionale, ma soprattutto nazionale, dovrebbe avere tra i suoi scopi anche quello di continuare ad approfondire tali fenomeni, al fine di guidare la società politica e civile alla promozione di progetti volti al contrasto delle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale. Esse sono alla base di fenomeni ancora troppo diffusi come il bullismo e il cyberbullismo omofobico, che hanno tra le loro conseguenze più nefaste anche la decisione da parte delle vittime di mettere in atto condotte suicidarie. Studi futuri e longitudinali potrebbero indagare l’evoluzione nel tempo degli atteggiamenti omonegativi in Italia, nella speranza che la qualità di vita degli italiani LGBT possa, prima o poi, eguagliare quella delle loro controparti estere. 

Marco Salvati

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Omonegatività – Riferimenti:

  • Allport, G.W. (1979). The nature of prejudice. Reading, MA: Addison-Wesley.
  • Ciocca, G., Niolu, C., Déttore, D., Antonelli, P., Conte, S., Tuziak, B., … & Di Sante, S. (2017). Cross-cultural and socio-demographic correlates of homophobic attitude among university students in three European countries. Journal of Endocrinological Investigation, 40(2), 227-233.
  • Ciocca, G., Tuziak, B., Limoncin, E., Mollaioli, D., Capuano, N., Martini, A., … & Siracusano, A. (2015). Psychoticism, immature defense mechanisms and a fearful attachment style are associated with a higher homophobic attitude. The journal of sexual medicine, 12(9), 1953-1960.
  • Flebus, G. B., & Montano, A. (2012). The multifactor internalized homophobia inventory. Testing, Psychometrics, Methodology in Applied Psychology, 19(3), 219-240.
  • Herek, G. M. (2000). The psychology of sexual prejudice. Current Directions in Psychological Science, 9, 19–22.
  • Herek, G.M. (2004). Beyond ‘Homophobia’: thinking about sexual prejudice and stigma in the twenty-first century. Sexuality Research & Social Policy, 1(2), 6–24.
  • Lingiardi, V., Baiocco, R., & Nardelli, N. (2012). Measure of internalized sexual stigma for lesbians and gay men: A new scale. Journal of homosexuality, 59(8), 1191-1210.
  • Lingiardi, V., Falanga, S., & D’augelli, A. R. (2005). The evaluation of homophobia in an Italian sample. Archives of sexual behavior, 34(1), 81-93.
  • Lingiardi, V., Nardelli, N., Ioverno, S., Falanga, S., Di Chiacchio, C., Tanzilli, A., & Baiocco, R. (2016). Homonegativity in Italy: Cultural issues, personality characteristics, and demographic correlates with negative attitudes toward lesbians and gay men. Sexuality Research and Social Policy, 13(2), 95-108.
  • Prati, G., Pietrantoni, L., & D’Augelli, A. R. (2011). Aspects of Homophobia in Italian high schools: Students’ attitudes and perceptions of school climate. Journal of Applied Social Psychology, 41(11), 2600-2620.
  • Salvati, M., Ioverno, S., Giacomantonio, M., & Baiocco, R. (2016). Attitude toward gay men in an Italian sample: Masculinity and sexual orientation make a difference. Sexuality Research and Social Policy, 13(2), 109-118.
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