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Si mangia le unghie e le amputano un dito: l’onicofagia

Onicofagia

Courtney Whithorn è una ragazza inglese trasferitasi in Australia. La sua storia recente ha fatto il giro del mondo per una rara complicazione dovuta all’onicofagia, ovvero l’abitudine di rosicchiare e mangiare le proprie unghie.

Courtney, ora 20enne, racconta che a 16 anni hanno cominciato a bullizzarla al liceo. Proprio come nella serie “Tredici”, alcuni compagni hanno sparso voci sul suo conto che si sono diffuse al punto che l’intera scuola ne è stata coinvolta: Courtney, infatti, si sedeva durante il pranzo accanto ad altri ragazzi ma questi la ignoravano completamente. Lo stress e le emozioni negative che sono derivate da questa situazione hanno influenzato la sua onicofagia.

Questa abitudine, infatti, spesso sopraggiunge nei momenti percepiti come stressanti e che provocano ansia. In questo senso, il lavorio dei denti sulle unghie ma anche sulle pellicine e le cuticole servirebbe a scaricare la tensione emotiva e, in alcuni casi, anche a rivolgere contro se stessi e il proprio corpo delle emozioni che non si sa o non si vogliono far uscire e comunicare.

L’onicofagia coinvolge il 20%-30% della popolazione e ha una prevalenza alta soprattutto in età infantile e nell’adolescenza. Spesso appresa per imitazione, magari di uno dei genitori, può riscontrarsi anche in età adulta.

Una delle caratteristiche dell’onicofagia è l’essere automatica: la persona comincia a rosicchiarsi le unghie e lo fa mentre impegnata in altre faccende, la maggior parte delle volte inconsapevole di quello che sta facendo. Ecco perché uno dei rimedi più immediati è lo smalto amaro, che riporta l’attenzione della persona al fatto che, in quel momento, ha rimesso le sue dita in bocca.

Courtney ha cominciato a rosicchiare l’unghia del suo pollice fino a che non ne è rimasto nulla e si è ritrovata la mano piena di sangue. Ma, se questo è già grave, non si è fermato qui: la pelle al di sotto dell’unghia, detta letto ungueale, ha iniziato a scurirsi fino a diventare nera. Courtney ha nascosto la cosa per quattro anni, applicando unghie finte. Finalmente, per ragioni cosmetiche, si è rivolta a un medico, iter che l’ha portata alla diagnosi di acral lentiginous subungual melanoma, una rara e maligna forma di cancro che, infine, le ha causato la completa amputazione del pollice in tre operazioni chirurgiche.

La storia di Courtney Whithorn è sicuramente un estremo ma l’onicofagia si configura come un disturbo difficoltoso da trattare.  Può portare a problemi psicosociali e causare complicazioni alle dita, ai denti, alle gengive e all’intera cavità orale dovute alle continue sollecitazioni. Inoltre, va considerato che le mani sono veicolo di numerosi microorganismi che vengono portati dall’ambiente esterno all’interno della bocca, come gli enterobacteri e in particolare l’Escherichia Coli, causa di infezioni all’apparato urinario, gastroenterite e meningite. La soluzione dell’onicofagia deve, dunque, passare per un approccio multidisciplinare che coinvolga diversi professionisti, partendo dagli psicologi e includendo dermatologi, pediatri e dentisti.

 

Riferimenti:

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