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Perché per la parità di genere è importante anche il cognome

Parità di genere

C’è una particolare espressione che, in Italia, non è diffusa quanto negli Stati Uniti: soffitto di cristallo. Nelle parole di chi l’ha usata per prima nel 1984, Gay Bryant (direttrice della rivista Working Woman), rappresenta gli insormontabili ostacoli all’uguaglianza che si presentano nel percorso lavorativo delle donne. Stiamo parlando di tutte quelle barriere che sono fondate sul pregiudizio di genere e sulla perpetuazione del patriarcato che impedisce alle donne di avanzare di carriera, a parità di qualifica degli uomini.

L’immagine della barriera trasparente ma presente è molto utile a far capire che, nonostante non ci siano opposizioni lampanti e conclamate, in realtà questa discriminazione basata sul genere esiste e ha le sue conseguenze. Ad esempio, i licenziamenti delle neomamme, la differenza del 16% dello stipendio a sfavore delle donne, il fatto che la stragrande maggioranza dei posti manageriali (anche in politica) sia in mano ai maschi o anche il semplice pensare che certi posti di lavoro non siano adatti alle donne.

Gli esempi di discriminazione di genere sono tanti altri e di moltissimi non siamo consapevoli in quanto sono radicati nella nostra cultura. Uno, per esempio, è il modo in cui ci riferiamo parlando delle persone famose, ovvero usando l’articolo determinativo davanti al cognome delle donne, uso attivo soprattutto in alcune regioni d’Italia ma che in qualche modo si sta lentamente perdendo, anche perché le regole grammaticali della nostra lingua lo considerano un errore.

Ma non c’è solo l’articolo a mantenere la diseguaglianza di genere nell’ambito lavorativo, in particolari in alcuni campi di alto livello, come scienze, ingegneria, tecnologia. Riferendosi ai professionisti maschi, è più probabile che si utilizzi solo il cognome (Darwin, Einstein o anche Renzi o Grillo nell’ambito politico), mentre è d’uso parlare delle donne usando sia nome che cognome (Rita Levi-Montalcini, Margherita Hack). Questa tendenza è stata osservata sperimentalmente da un gruppo di psicologi della Cornell University dello Stato di New York (Atir & Ferguson, 2018). Non solo: quando ai partecipanti allo studio è stato chiesto di inventare una storia che avesse come protagonista uno scienziato, è stato evidenziato che i partecipanti ai quali è stata assegnata una protagonista femmina hanno usato anche il nome molto più che i partecipanti con un protagonista maschio con le medesime caratteristiche, in rapporto 2 a 1.

La letteratura ci mostra che le persone alle quali ci riferiamo usando solo il cognome sono considerate più famose e rilevanti e, di conseguenza, più meritevoli di premi e riconoscimenti: per esempio, gli scienziati indicati con il solo cognome erano percepiti il 14% più degni di ricevere un premio alla carriera da parte della National Science Foundation.

Questi modi di parlare, anche se passano come normali e non ci facciamo caso, hanno in realtà il loro peso nel mantenere la diseguaglianza tra donne e uomini e il soffitto di cristallo menzionato all’inizio. Come per la maggior parte degli aspetti della nostra vita, possiamo contribuire a cambiare le cose già cominciando dall’essere consapevoli di alcuni particolari che altrimenti ci sfuggirebbero.

 

Riferimenti:

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