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Al feto piace Bach, ma cuffie e casse non bastano

Parlare alla pancia della mamma

Si vedono spesso i genitori parlare alla pancia della mamma, convinti che le loro parole, per quanto non comprese, raggiungeranno comunque le orecchie del bambino. Tuttavia, i suoni devono attraversare il tessuto addominale e il fluido amniotico, i quali riducono qualità e intensità degli stimoli sonori: la voce materna, che misura all’incirca 60 dB di intensità, si riduce a un terzo quando arriva alle orecchie del feto, circa 24 dB, equivalenti a una conversazione a voce piuttosto bassa. Questo, comunque, non considerando la normale distorsione acustica dovuta agli strati tissutali e liquidi che le onde sonore devono attraversare.

Grazie all’ecografia 3D/4D, è possibile tenere sotto controllo i movimenti che possono essere riconosciuti come reazioni del feto agli stimoli esterni. La ricerca ha cercato di capire qual è la condizione e la posizione migliore per far arrivare al feto dei suoni con il minore numero possibile di ostacoli ad attenuare le onde sonore: sembra che gli stimoli acustici debbano provenire dall’interno della vagina della madre.

Uno studio di qualche anno fa (López-Teijón & al., 2015) ha utilizzato la Partita in la minore per flauto solo di Johann Sebastian Bach. Babypod è il nome dell’apparecchio usato che ha emesso i suoni all’intensità massima di 54 dB, ovvero il livello di una conversazione normale. A quanto pare, Bach piace molto alle orecchie nell’utero: i feti rispondevano alla stimolazione aprendo la bocca e tirando fuori la lingua, reazione non osservata quando, al posto della musica, venivano semplicemente emesse vibrazioni a una frequenza preferita dal feto, secondo le ricerche precedenti. Il movimento di tirar fuori la lingua è stato osservato molto raramente, in particolar modo nei feti sotto le 25 settimane di gestazione e si ipotizza che sia una reazione a determinati stimoli acustici come preparazione alla vocalizzazione.

Un altro dato particolare è stato raccolto sull’utilizzo di cuffie posate sulla pancia della madre con cui è stata trasmessa la musica, tenendo conto della distorsione confermata in letteratura e del volume necessario per arrivare fino all’interno dell’utero. L’unica reazione nel feto è stata un leggero incremento della frequenza cardiaca che tuttavia non può essere considerata significativa.

L’utilizzo medico della musica è ben documentato e, nelle donne incinte, riduce l’ansia e migliora il processo del parto; per quanto riguarda il feto, la stimolazione musicale per la promozione dell’apprendimento delle lingue. Inoltre, grazie alle tecniche 4D, è possibile monitorare lo sviluppo neurologico e determinare precocemente futuri problemi, dato che i metodi normalmente utilizzati sono basati solo sui movimenti spontanei.

Riferimenti:

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