Figli? No, grazie! Quando e perché si ha paura del parto

Figli? No, grazie! Quando e perché si ha paura del parto

Paura figli

Photo by Serhii Kuch on Pixabay

La paura del parto: definizione e tipologie

Relativamente recente, ad opera di due psichiatre inglesi, è la prima definizione e classificazione della tocofobia (dal greco tocòs, parto e fobos, paura) in riferimento a quelle donne che, pur desiderando disperatamente un bambino, presentano un livello di ansia talmente elevato per il parto da temere di morirne o da indurle ad evitarlo del tutto[1]. Si configurano diverse tipologie di paura del parto: quella primaria precede la gravidanza e ha l’effetto di ritardare la scelta di fare figli o, in casi estremi, di rinunciarvi; la secondaria deriva dall’aver subito un’esperienza del parto particolarmente difficile o traumatica; infine, la tocofobia come sintomo associato alla depressione prenatale.

Scoperchiato il vaso di pandora delle violenze ostetriche

Paura irrazionale? Non sempre. “Il parto è un’esperienza intensa e personale, unica, che ogni donna ha il diritto di vivere appieno, secondo il proprio modo di essere e di sentire – dichiara Valentina De Petris, ostetrica ospedaliera e libera professionista ormai da molti anni a Duisburg, in Germania – purtroppo però ancora oggi molte donne subiscono un’assistenza non rispettosa della loro volontà, spesso aggressiva, non basata su evidenze scientifiche a causa di protocolli obsoleti che obbligano, ad esempio, la posizione litotomica durante il parto o la pratica del clistere, il digiuno, maltrattamenti verbali con frasi come “non sai spingere”, “apri quelle gambe”, “se non spingi non vuoi tuo figlio“. Queste pratiche, che vanno sotto il nome di violenza ostetrica e costituiscono violazione dei diritti delle donne in gravidanza, durante l’assistenza al parto e in quella post-parto, riguarderebbero il 12,7% delle mamme che ha partorito in pandemia[2]; un altro 24% ha dichiarato, nell’ambito della stessa analisi, di non essere stato trattato con dignità. “È fondamentale – continua De Petris – che le donne sappiano che hanno il diritto di essere informate, di poter scegliere i trattamenti ai quali essere sottoposte ed è dovere dell’operatore sanitario fornirle”.

Il trattamento: un modello d’intervento integrato

Oltre alla terapia cognitivo-comportamentale e ad approcci meno convenzionali come l’hypnobirthing, è stato sviluppato, nell’ottica di prevenire le conseguenze mediche e psicologiche negative di gravidanza e fase successiva al parto, un format d’intervento chiamato Adaptive Resolution of Tokophobia through EMDR and Mindfulness to Integration and Self-Awareness o, più brevemente, A.R.T.E.M.I.S., che va ad integrare il modello psicosomatico e quello dell’elaborazione adattiva dell’informazione: esso prevede, ad esempio, l’utilizzo di tecniche terapeutiche quali l’EMDR, la mindfulness[3] e l’ipnosi. ARTEMIS è il frutto della traduzione operativa di una ricerca, svolta in un’Unità Operativa di Ostetricia, sul ruolo dei fattori psicologici implicati nell’esperienza del parto, per l’umanizzazione della cura e si articola in tre fasi: la prima si propone come obiettivi l’acquisizione di consapevolezza circa gli elementi che compongono la tocofobia in termini di emozione, sensazione corporea, immagine e cognizione negativa, l’origine della tocofobia e degli aspetti che possono aver contribuito al suo sviluppo e mantenimento e la psicoeducazione del proprio corpo e della profonda interconnessione di quest’ultimo con la mente; la seconda fase mira all’elaborazione degli eventi target individuati nella fase precedente o delle cognizioni negative bloccanti; la terza ed ultima fase è volta all’apprendimento, da parte delle gestanti, di tecniche di fronteggiamento del travaglio e del parto. Gli effetti del suddetto modello, composto da cinque colloqui strutturati della durata di 75-90 minuti ciascuno, sono stati valutati su 10 donne e consistiti in un decremento statisticamente significativo sia della paura del parto, sia dell’ansia di stato e di tratto, che risultano elevate nelle donne che più lo temono.

 

Riferimenti sito-bibliografici

  • Hofberg K, Brockington I. Tokophobia: an unreasoning dread of childbirth. A series of 26 cases. Br J Psychiatry. 2000 Jan;176:83-5. doi: 10.1192/bjp.176.1.83. PMID: 10789333.
  • Maiorani, Chiara & Molgora, Sara & Saita, Emanuela. (2021). Affrontare la tocofobia: presentazione del modello di intervento ARTEMIS ed evidenze preliminari di utilità. PSICOLOGIA DELLA SALUTE. 121-142. 10.3280/PDS2021-001008.
  • Maiorani C., Di Mario M., Zaiontz C. and Ambrosi-Zaiontz M.C. (2019). Psychological risk factors in childbirth. Italian Journal of Gynaecology & Obstetrics, 31: 17-30. DOI: 10.14660/2385-0868-104.
  • O’Connell M.A., Leahy-Warren P., Khashan A.S., and Kenny L.C. (2015). Tocophobia ‒ the new hysteria? Obstetrics, Gynaecology and Reproductive Medicine, 25: 175-177. DOI: 10.1016/j.ogrm.2015.03.002.

[1] Per un approfondimento della stessa autrice: https://www.istitutobeck.com/beck-news/tocofobia.

[2] I dati riguardanti l’Italia, dell’Istituto Burlo di Trieste, sono stati pubblicati su International Journal of Gynecology & Obstetrics e riguardano uno studio, svolto in collaborazione con l’OMS, su 4.824 donne che hanno partorito in una struttura italiana dal 1° marzo 2020 al 29 febbraio 2021. Si è utilizzato un questionario on-line che includeva 40 misure di qualità basate sugli standard della sopraccitata Organizzazione.

[3] Per sapere di più sui benefici anti-stress genitoriale della mindfulness: https://www.istitutobeck.com/senza-categoria/il-ruolo-della-mindfulness-nella-neo-genitorialita.

Autore/i dell’articolo

Roberta Borzì
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).

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