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I pensieri paranoici della vita quotidiana e i benefici della mindfulness

pensieri paranoici della vita quotidiani

Photo by Brent De Ranter on Unsplash

La paranoia è la convinzione che una o più persone stiano pensando o possano intenzionalmente provocare un danno fisico o psicologico. Descrive un processo di pensiero connesso all’ansia e alla paura, caratterizzato da sospetti e diffidenza verso gli altri. Il pensiero paranoico può comportare idee persecutorie e l’errata percezione di essere bersaglio di pensieri e azioni dannosi messi in atto dagli altri.

La letteratura scientifica dimostra l’esistenza di differenti livelli di paranoia che possono collocarsi lungo un continuum che va dal disturbo alla tendenza alla diffidenza o alla sospettosità nella vita quotidiana.

Negli ultimi decenni vi è stato un crescente interesse nei confronti dei risvolti applicativi della terapia cognitivo-comportamentale (CBT) efficace nella comprensione e nel trattamento di esperienze stressanti e/o angoscianti. La CBT cerca di comprendere il modo in cui il soggetto si mette in relazione e risponde alle proprie esperienze interne (come ad esempio un pensiero paranoico) piuttosto che lavorare sul contenuto specifico dell’esperienza. Per questo motivo gli interventi mindfulness sono spesso parte integrante della terapia stessa. La mindfulness viene descritta da Kabat-Zinn (1990) come la capacità di porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante.

In particolare Kingston e colleghi (2020) prendono in considerazione l’atteggiamento non giudicante, che caratterizza la pratica mindfulness, come una delle variabili strettamente connesse alla capacità di rispondere in maniera consapevole all’esperienza psicotica e quindi anche ai pensieri paranoici. In questa prospettiva, assumere un atteggiamento non giudicante verso i pensieri paranoici ne può influenzare il loro impatto psicologico.

Escludendo le popolazioni cliniche, le ricerche precedenti hanno mostrato che gli studenti universitari presentano elevati livelli di paranoia che, a loro volta, si associano a un maggiore isolamento, percezione di impotenza e sentimenti depressivi (Lincoln, Keller, 2010).

Per questo motivo la ricerca di Kingston e colleghi (2020) nasce con l’intento di approfondire l’impatto della mindfulness sui pensieri psicotici in un campione non clinico di studenti. In particolare sono stati condotti tre studi per esaminare:

  1. l’associazione tra consapevolezza e paranoia;
  2. l’influenza dell’atteggiamento non giudicante sulla paranoia non clinica nella vita quotidiana;
  3. l’effetto della pratica mindfulness sulla tendenza alla paranoia.

Il primo studio condotto è uno studio correlazionale che esamina, avvalendosi dell’utilizzo di questionari, la relazione tra la paranoia e tutte le sfaccettature che caratterizzano la consapevolezza. L’analisi dei risultati mostra che ogni componente che caratterizza la consapevolezza è associata in maniera differente con la paranoia, ma l’unica di esse che mostra un’associazione significativa è l’atteggiamento non giudicante.

Dopo aver dimostrato l’associazione tra atteggiamento non giudicante e paranoia, un secondo studio esamina la potenziale influenza dell’atteggiamento non giudicante sulla paranoia (non clinica) che caratterizza la vita quotidiana. Tale studio parte dall’ipotesi che i soggetti con livelli elevati di paranoia di tratto e uno scarso atteggiamento non giudicante sarebbero più predisposti a sperimentare paranoia di stato nella vita quotidiana. I risultati mostrano che assumere un atteggiamento non giudicante si associa a livelli più bassi di paranoia.

I ricercatori hanno dunque concluso che l’atteggiamento non giudicante svolge un effetto “tampone”, mitigando gli esiti della paranoia di tratto sulla paranoia di stato nella vita quotidiana. Per questo motivo i soggetti con elevata predisposizione di tratto alla paranoia mostravano livelli più bassi di paranoia di stato nella vita quotidiana quando assumono un atteggiamento non giudicante.

Il terzo studio è un disegno sperimentale che approfondisce l’effetto di un intervento mindfulness condotto in autonomia sulla paranoia di stato. I partecipanti sono stati reclutati senza avere informazioni sulle reali motivazioni alla base dello studio. Credevano, infatti, di prendere parte ad uno studio che analizzava gli effetti delle tecniche di rilassamento sull’umore. Ai partecipanti è stata consegnata una registrazione che guidava nella pratica mindfulness da svolgere almeno quattro giorni durante una settimana. La pratica mindfulness era basata sull’intervento guided mindfulness meditation di Chadwick (2006) della durata di 10 minuti.

I risultati del terzo studio hanno mostrato che una settimana di pratica mindfulness si associa ad una riduzione statisticamente significativa della paranoia di stato.

I ricercatori hanno concluso che la pratica mindfulness, condotta anche solo per una settimana, può ridurre la tendenza al pensiero paranoico nella vita quotidiana. Inoltre, maggiore è il tempo dedicato alla pratica mindfulness e maggiori saranno le riduzioni del pensiero paranoico in popolazioni non cliniche.

Riferimenti:

  • Chadwick, P. (2006). Person-based cognitive therapy for distressing psychosis. Chichester: John Wiley & Sons Ltd.
  • Kabat-Zinn, J. (1990). Full catastrophe living: using the wisdom of your body and mind to face stress, pain and illness. New York: Delacorte Press.
  • Kingston, J., Lassman, F., Matias, C., & Ellett, L. (2019). Mindfulness and Paranoia: A Cross-Sectional, Longitudinal and Experimental Analysis. Mindfulness10(10).
  • Lincoln, T., & Keller, E. (2010). Delusions and hallucinations in students compared to the general population. Psychology and Psychotherapy: Theory, Research and Practice

Autore/i dell’articolo

Rita Massaro
Psicologa, iscritta all’Ordine degli Psicologi della Campania dal 27/01/2020 n° 8632. Svolge il ruolo di Research assistant occupandosi di raccolta dati nell’ambito di progetti di ricerca con il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi della Campania. Collabora con l’Istituto Beck come tutor d’aula presso la sede di Caserta. Ha preso parte a progetti di prevenzione del disagio giovanile presso scuole primarie superiori e scuole secondarie del territorio. Ha svolto attività di tirocinio presso il servizio Materno Infantile dell’ASL di Caserta e un Centro di riabilitazione neuromotoria per minori.
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