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Perché il pericolo del totalitarismo è insito nell’essere umano

Perché il pericolo del totalitarismo è insito nell’essere umano
Perché il pericolo del totalitarismo è insito nell’essere umano

Perché il pericolo del totalitarismo è insito nell’essere umano

Sabato scorso (9 dicembre 2017) si è organizzata a Como una manifestazione contro ogni forma di fascismo per protesta all’irruzione degli skinhead nella sede di un’associazione pro-migranti . Nello stesso giorno, Forza Nuova voleva effettuare una contromanifestazione che la Questura ha proibito per ragioni di ordine pubblico. Solo due mesi fa la Questura di Roma ha vietato un’altra manifestazione di Forza Nuova nominata “Marcia su Roma”, indetta per ricordare la stessa organizzata nel 1922 dal Partito Nazionale Fascista e che ne segnò l’ascesa al potere.

Molti parlano di deriva fascista, anche se la stampa liberale nega che ciò possa avvenire, ridicolizzando tali commenti e definendo il fascismo una realtà morta e sepolta. Lungi dal voler affrontare un discorso politico, questo articolo vorrebbe invece fare un discorso generale su come funziona il totalitarismo e come determinati aspetti furono nel secolo scorso terreno fertile per la nascita dei regimi nazista e fascista e permangono ancora oggi.

I regimi totalitari, sviluppatisi per ragioni storico-culturali nel XX secolo, se da un lato hanno mostrato il volto repressivo del potere proprio di altre forme di Stato, hanno peculiarità molto precise. Prima di tutto, sfruttare preoccupazioni e angosce diffuse nella popolazione: soprattutto in tempi di grandi cambiamenti sociali, quando si diffonde l’idea non solo di imprevedibilità del futuro ma di vero e proprio attacco allo status quo. Il totalitarismo si offre di interpretare le ansie e il sentire comune e di offrire protezione e una soluzione tanto facile quanto illusoria. Inoltre, vi è la manomissione delle informazioni, un vero e proprio lavaggio del cervello culturale per poter alimentare pregiudizi e paure e ottenere il consenso pubblico.

Prima di tutto, le paure della popolazione sono convogliate verso un nemico comune, producendo pregiudizio e alimentando l’odio verso il “diverso”. La paura dell’immigrato, per esempio, viene accuratamente separata dal razzismo ma, in verità, il razzismo nasce proprio dalla diffidenza verso quello che è diverso da se stessi. Per fare ciò, si inventano anche cause medico-biologiche (la purezza della razza, le malattie portate dagli immigrati, le tare genetiche di alcune popolazioni, ecc.).
Corollario di questo aspetto è la negazione dell’uguaglianza. Uguaglianza ed equità sono condizioni da costruire: estensione dei diritti civili, equa distribuzione della ricchezza sociale, pluralismo delle idee, ecc. Tutto questo viene negato a determinate fasce della popolazione umana, facendone privilegio per pochi altri: generalmente, sono la nazionalità e la tradizione che diventano il privilegio da difendere, anche per la facilità con cui i cittadini, grazie a questi due aspetti, possono riconoscersi parte di un gruppo definito.
Negando pluralismo e coesistenza (cardini della democrazia), il totalitarismo promuove l’uniformità: tutti devono essere allineati al pensiero della maggioranza, è indispensabile omologazione e scomparsa delle distinzioni individuali. Non a caso vi è una esaltazione delle uniformi, soprattutto militari. La filosofa Hannah Arendt sottolineava questa inversione del principio etico per il quale non l’Uomo ma la pluralità degli uomini abitano la terra: nella verità assoluta della Causa totalitaristica emerge la natura desoggettivante e alienante dell’identificazione della massa, dove sono richieste uniformità e univocità di pensieri e comportamenti.

In questo modo, colpendo alcune minoranze, il totalitarismo si assicura disciplina e controllo sulla maggioranza. L’obbedienza cieca e l’adesione acritica richieste dai totalitarismi esibiscono il loro piano di invasione capillare nel senso stesso della vita. Freud, che scrisse “Psicologia delle masse e analisi dell’io” come un’inquietante previsione prima del secondo conflitto mondiale, vede nel totalitarismo una distorsione della figura paterna che, invece di far coesistere il divieto della legge e il permesso del desiderio, crea la mostruosità della legge contro il desiderio. I totalitarismi, infatti, hanno bisogno di un capo carismatico, percepito come onnipotente che, in cambio di fedeltà e delega sociale, promette di risolvere i problemi.

Se qualcuno si chiede come è possibile sospendere il proprio pensiero critico e diventare strumenti obbedienti nelle mani di qualcun altro, converrebbe ricordare l’esperimento di Milgram o della prigione di Stanford negli anni ’70 in cui si verificò come i partecipanti obbedissero allo sperimentatore anche quando veniva loro richiesto di esercitare punizioni fisiche e psicologiche su altri esseri umani.

Detto ciò, appare evidente come non abbiamo seppellito il pericolo dei totalitarismi nel passaggio al nuovo millennio, né mai potremo dire di averlo definitivamente debellato. Questo perché i totalitarismi fanno leva non solo su tratti culturali ma anche su caratteristiche psicologiche umane e, per questo, possono riemergere in qualsiasi momento. La buona notizia è che, sapendo come agiscono, possiamo prevenirne la ricomparsa.

Benino Argentieri

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