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Perché il Tribunale ha deciso che a 34 anni diventiamo adulti

Perché il Tribunale ha deciso che a 34 anni diventiamo adulti
Perché il Tribunale ha deciso che a 34 anni diventiamo adulti

Perché il Tribunale ha deciso che a 34 anni diventiamo adulti

Parole: età adulta, indipendenza economica, welfare, sindrome del nido vuoto, adolescenza, coppia

Una recente decisione del Tribunale civile di Modena ha fatto molto discutere: è stata accolta la domanda di una donna che voleva cacciare di casa il figlio e smettere di accudirlo. Se questa notizia suona assurda, vi ricrederete leggendo i particolari della vicenda: il figlio, ormai sessantenne, pretendeva che la madre ottantenne lo mantenesse interamente ma, non pago, ha anche mandato la madre in un istituto di ricovero per avere l’appartamento tutto per lui, demandando alla donna anche il pagamento della retta.

Casi del genere sono sicuramente eclatanti ma si inseriscono perfettamente in un andamento, quello italiano, che è quasi unico in Europa: secondo Eurostat, in Italia l’età media di uscita di casa dei genitori è di 30,1 anni, contro una media europea di 26,1 anni; in Svezia, questa media scende addirittura a 20,7 anni. I dati si fanno ancora più peculiari se consideriamo i giovani tra i 18 e i 34 anni che vivono ancora con i genitori: in Italia siamo al 65,4%, la media europea è del 48,1% mentre la Danimarca svetta con solo il 18,6%.

Quali sono le ragioni di queste enormi differenze, soprattutto tra Paesi mediterranei e Paesi del Nord Europa (in Danimarca, Svezia e Finlandia tutti i giovani tra i 25 e i 34 anni sono ormai autonomi)? Principalmente si tratta di fattori economici: non avendo un’occupazione stabile e con un’entrata economica sufficiente, i giovani non possono permettersi le spese di affitto, bollette e il resto. Un altro dato importante sono le politiche di welfare dei vari Stati: se nell’Europa centrale e settentrionale il sistema di welfare supporta i giovani in assenza del reddito necessario, in Italia molti dei compiti dello Stato sono demandati alla famiglia, mentre lo sforzo pubblico è rivolto soprattutto a bambini e anziani.

Queste condizioni dei giovani hanno una forte ricaduta su quelle che sono definite le fasi del ciclo di vita della famiglia. Queste comportano che alcuni compiti di sviluppo siano stati affrontati così che l’individuo sia in grado di passare alla fase successiva con i suoi nuovi compiti. Ogni famiglia vive uno stato di equilibrio e funzionamento, passando per periodi critici che richiedono uno sforzo per adattarsi. Questo adattamento si riflette nel lavoro evolutivo che ogni membro deve fare come figlio, partner, genitore, ecc.

Una prima fase è quella della formazione della coppia, costruendo il sentimento di fiducia, il rispetto delle reciproche differenze, una comunicazione efficace e una equilibrata relazione con le famiglie di origine.
A questa fase segue l’arrivo dei bambini: i coniugi sperimentano la genitorialità, dimensione individuale, e la co-genitorialità, ovvero i compromessi di due stili educativi diversi. Tuttavia, oltre che dei figli, devono continuare a prendersi cura della relazione di coppia. Il bambino instaura una relazione con i genitori e i parenti stretti e, crescendo, col mondo esterno, per esempio frequentando la scuola e il gruppo di pari e, con l’arrivo dell’adolescenza, cominciare il progressivo percorso dell’autonomia dalla famiglia di origine, mantenendo allo stesso tempo il legame. Mentre i figli diventano adulti, la coppia di genitori deve ritrovare una dimensione coniugale e supportarsi contro la cosiddetta “sindrome del nido vuoto” allorché i figli lasciano la casa dei genitori; inoltre, si intensifica il lavoro di cura dei propri genitori anziani: questa seconda generazione si trova così nel bel mezzo di una serie di richieste e compiti evolutivi molto importanti. Quando i figli stessi creano una loro famiglia, il ciclo ricomincia e la coppia con cui abbiamo cominciato la nostra storia può vivere il momento della terza età con i relativi compiti.

La situazione italiana può essere definita un esempio di stallo generazionale, in cui i figli non allineano (o non sono nelle condizioni di poter allineare) l’età biologica a quella delle fasi del ciclo familiare, e coinvolge l’intera famiglia: infatti neanche i genitori possono andare avanti nel loro ciclo o, in alcuni casi, sono i comportamenti dei genitori stessi a mantenere la situazione disadattiva. Questo blocco evolutivo evidenzia una difficoltà di creare una propria indipendenza non solo economica ma anche psicologica, con la conseguente impossibilità di conoscere e saggiare le proprie capacità e individuare un progetto per il proprio futuro.

Se questa è la situazione della famiglia, l’assenza di un serio supporto dello Stato diventa complice e alibi dello stallo generazionale. È dunque necessario che i governi puntino a creare le condizioni, economiche e culturali, affinché i giovani e le loro famiglie possano passare dalla fase dell’adolescenza a quella dell’età adulta.

Riferimenti

La decisione del Tribunale civile di Modena

Le fasi del ciclo di vita della famiglia

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