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Perfezionismo e Depressione: un circolo vizioso interrotto dalla self-compassion

Perfezionismo e Depressione

Photo by Tim Mossholder on Unsplash

La crescente prevalenza della depressione ci induce a considerarla una grave epidemia nell’ambito della salute mondiale. Le stime suggeriscono che la depressione costa l’1% del prodotto interno lordo (PIL) totale nelle nazioni occidentali. I sintomi depressivi causano un carico profondo e insidioso sia per l’individuo (funzionamento quotidiano e qualità della vita compromessi) che per la società più ampia (ad esempio carico sul sistema sanitario e perdita di produzione attraverso assenteismo lavorativo, pensionamento anticipato e mortalità prematura). Questo onere sottolinea l’urgenza di iniziative di individuazione, prevenzione e trattamento basate sull’evidenza per la depressione.

Un meccanismo primario alla base dello sviluppo e del mantenimento della depressione è il perfezionismo. Nella società attuale siamo influenzati dalle richieste di perfezione da parte degli altri, così come siamo costantemente preoccupati rispetto alla possibilità di commettere un errore: questi aspetti possono potenzialmente esacerbare gli stress quotidiani e creare una vulnerabilità alla depressione. Definito come uno standard estremamente elevato e accompagnato da una valutazione altamente critica di sé nel perseguimento di obiettivi, il perfezionismo è un complesso costrutto multidimensionale: diversi studi hanno dimostrato che il tentativo di raggiungere elevati standard personali non è necessariamente distruttivo in sé e per sé e può avere conseguenze adattative e positive; questa sana forma di perfezionismo, infatti, non è correlata alla psicopatologia e prevede invece livelli più elevati di coscienziosità e autostima. Al contrario, il perfezionismo che coinvolge l’autocritica, i timori di sbagliare e le preoccupazioni sull’essere valutati negativamente dagli altri è stato collegato a varie forme di psicopatologia. Nel corso degli anni numerosi studi hanno messo in evidenza come il perfezionismo rappresenti un tipo di personalità premorbosa che aumenta la vulnerabilità alla depressione e che quindi sia antecedente alla sintomatologia depressiva, oltre ad essere una variabile predittiva di eventuali episodi depressivi.

La self-compassion, un sano modo di relazionarsi con se stessi che può essere coltivato, è un costrutto su cui vi è una crescente attenzione nella psicologia clinica e che è stato esaminato solo provvisoriamente nel contesto del perfezionismo e della depressione.

Essa è definita come “essere aperti e commossi dalla propria sofferenza, provare sentimenti di cura e gentilezza verso se stessi, assumere un atteggiamento comprensivo e non giudicante nei confronti delle proprie inadeguatezze e fallimenti e riconoscere che la propria esperienza è parte della comune esperienza” (Neff, 2003, 244).

Grazie ad un recentissimo studio (Ferrari, M. et al., 2018) è emerso quanto la self-compassion, con il suo effetto moderatore, vada a rompere il legame che intercorre tra perfezionismo maladattivo e depressione, riducendo l’impatto dei pensieri autocritici, sia negli adolescenti che negli adulti. Lo studio ha coinvolto 541 adolescenti e 515 adulti e i risultati emersi supportano l’ipotesi che avere un atteggiamento compassionevole tamponi efficacemente l’effetto del perfezionismo sulla depressione, infatti coloro che hanno ottenuto punteggi più alti rispetto al perfezionismo e alla depressione avevano una carente self-compassion e viceversa.

Occorre precisare che non è la presenza di pensieri perfezionistici a indurre depressione, ma piuttosto il modo in cui le persone reagiscono a questi pensieri. I risultati dello studio suggeriscono che reagire a pensieri perfezionistici con auto-compassione riduce la possibilità che questi contribuiscano al manifestarsi di sintomi depressivi. Reagendo, invece, con una mancanza di auto-compassione è probabile che insorga l’autocritica, l’isolamento e la fusione con pensieri inutili e disfunzionali.

Alla luce di quanto esposto la self-compassion è un’utile strategia di regolazione delle emozioni, in cui i sentimenti dolorosi o angoscianti non sono evitati, ma sono invece tenuti nella consapevolezza con gentilezza, comprensione e un senso di umanità condivisa.

Dato il ruolo moderatore della self-compassion emerso dallo studio, la ricerca di futuri interventi clinici può trarre beneficio dalla valutazione di trattamenti psicoterapeutici basati sull’auto-compassione per perfezionismo e depressione. In particolare, sarebbe auspicabile prevedere training dove potersi “allenare” all’auto-compassione, oltre ad aggiungere componenti nelle attuali terapie psicologiche per il perfezionismo.

Riferimenti:

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