Persone transgender e messaggi mediatici negativi

Persone transgender e messaggi mediatici negativi

Persone transgender e messaggi mediatici negativi

Photo by Norbu Gyachung on Unsplash

Introduzione

Una persona può identificarsi come transgender quando avverte che non c’è corrispondenza tra il sesso assegnato alla nascita e la sua identità di genere; ciò può comportare che la persona inizi un percorso di transizione, che può interessare uno o più dei seguenti ambiti: sociale, ormonale, medico/chirurgico. Un soggetto assegnato maschio o femmina alla nascita, quindi, può identificarsi rispettivamente come femmina, maschio, o di genere non conforme, e decidere di intraprendere il percorso che più si adatta alle sue esigenze.

Le persone che si identificano come transgender sono vittime di stigma per questo motivo (Hughto et al., 2015), e ciò avviene a più livelli, tra cui la famiglia, la scuola, il posto di lavoro e i servizi sanitari. La discriminazione può manifestarsi in modi molto diversi tra loro: per esempio, possono esserci violenze fisiche e aggressioni verbali, isolamento e rifiuto sociale, ma esistono anche quelle che vengono chiamate “micro-aggressioni”, come non rispettare i pronomi della persona (per esempio, continuando a riferirsi a un uomo transgender con il femminile, o a chiamarlo con il “dead name”, ciò il nome che era stato assegnato in corrispondenza al sesso biologico, e che spesso viene cambiato in fase di transizione). Queste non sono però le uniche fonti di stigma che colpiscono le persone transgender e di genere non conforme: anche i media, infatti, ricoprono un ruolo significativo in questo ambito, andando a influenzare negativamente la salute mentale di questi individui. Hughto e colleghi (2021) si sono proposti di valutare l’estensione delle conseguenze negative sulla salute mentale delle persone transgender, in seguito all’esposizione a messaggi negativi veicolati dai media.

Lo studio

I media

Per quanto riguarda la televisione e il cinema, nonostante negli ultimi anni ci siano stati tentativi di rappresentare la popolazione transgender e di genere non conforme in modo meno stigmatizzato, sono ancora molti i messaggi negativi che vengono trasmessi: per esempio, nelle serie o nei film polizieschi le persone transgender vengono ancora spesso rappresentate vittime di omicidi e crimini violenti, e coinvolte in attività illegali, come la prostituzione o il traffico/uso di stupefacenti. Ciò veicola il messaggio che le vittime dei crimini abbiano in qualche modo meritato la loro sorte, e non favorisce la diffusione di un’immagine variegata della popolazione trans.

Anche i mezzi di informazione non sono esenti dalla discriminazione: quando vengono date notizie che coinvolgono persone transgender, infatti, spesso queste vengono “misgendered”, cioè vengono usati i pronomi sbagliati o il dead name quando ci si riferisce a loro.

Ci sono molte ricerche che confermano che la rappresentazione negativa e non realistica nei media può comportare gravi conseguenze sulla saluta mentale della popolazione così rappresentata, anche favorendo e in qualche modo giustificando il perpetrarsi delle discriminazioni nella società (Flores et al., 2018).

Metodo e risultati

Il campione esaminato era costituito da 600 persone transgender (inclusi coloro che si identificavano come non-binary o di genere non conforme) maggiorenni, reclutate sia online sia di persona, che hanno completato un’intervista su dati demografici, messaggi mediatici negativi relativi alla popolazione transgender, violenza e salute mentale.

Quai tutti i partecipanti allo studio hanno riportato di essere stati esposti a messaggi negativi da parte dei media nei 12 mesi precedenti, e maggiore risultava l’esposizione, maggiore si mostrava la probabilità di riportare sintomi ansiosi e depressivi clinicamente significativi, disagio psicologico generale e una sintomatologia post-traumatica (PTSD).

Conclusioni

Quanto emerso dallo studio di Hughto e colleghi (2021) evidenzia la gravità di un’esposizione prolungata ai media, di qualunque tipo essi siano, quando questi trasmettono messaggi negativi o danno una rappresentazione dei soggetti basata su stigma e discriminazione. Considerato l’impatto significativo che ciò può avere sulla salute mentale dell’individuo, in particolare con lo sviluppo di sintomi ansiosi, depressione e PTSD, si rende necessario intervenire sulle modalità con cui la popolazione transgender e di genere non conforme viene dipinta in TV, nei giornali eccetera. Ciò potrà favorire il senso di appartenenza che deriva dal vedersi rappresentati in modo adeguato e realistico, e sottrarrà un’importante fonte di stress ad una comunità da sempre vittima di discriminazione.

 

 

Riferimenti

  • Flores, A.R., Hatzenbuehler, M.L., Gates, G.J. (2018). Identifying psychological responses of stigmatized groups to referendums. Proceedings of the National Academy of Science, 115: 3816-3821.
  • Hughto, J.M.W., Pletta, D., Gordon, L., Cahill, S., Mimiaga, M.J., Reisner, S.L. (2021). Negative Transgender-Related Media Messages Are Associated with Adverse Mental Health Outcomes in a Multistate Study of Transgender Adults. LGBT Health, 8(1): 32–41.
  • Hughto, J.M.W., Reisner, S.L., Pachankis, J.E. (2015). Transgender stigma and health: A critical review of stigma determinants, mechanisms, and interventions.Social Science & Medicine, 147:222–231.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Roberta Bacchio - Psicologa, terapista specializzata nell’ambito dell’autismo, specializzanda in terapia cognitivo-comportamentale presso l’Istituto A.T. Beck.
Psicoterapeuta. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.

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