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Scoperta l’origine cerebrale del pessimismo?

Pessimismo

Una nuova ricerca (Amemori & al., 2018) potrebbe aiutare gli specialisti della salute mentale a capire meglio quello che avviene nel cervello delle persone con depressione e ansia. Molti pazienti con questi problemi psicologici, infatti, tendono a focalizzarsi sui possibili svantaggi di una situazione più che sui benefici.

Studi precedenti hanno identificato il cosiddetto “conflitto approccio-evitamento“. Fonti di stress emergono quando una situazione o un obiettivo hanno effetti sia positivi o negativi: la persona inizierebbe un approccio verso l’obiettivo che vorrebbe raggiungere ma, quanto più diviene consapevole dei fattori negativi, tanto più aumentano il desiderio di evitare l’obiettivo, l’indecisione e l’ansia.

Maggiore è lo stress percepito, maggiore è la probabilità che si sceglieranno opzioni con una più alta garanzia di profitto. Anche dare più peso al probabile risultato negativo, proprio dei pazienti con depressione, ansia e disturbo ossessivo-compulsivo, potrebbe influenzare il processo di decisione.

Nella ricerca di cui parliamo, ad alcuni macachi è stata presentata l’opportunità di bere del succo di frutta (ricompensa) e, nel frattempo, ricevere anche un getto d’aria (esperienza sgradevole); la quantità di succo e di potenza del soffio d’aria variavano e gli animali potevano scegliere se accettare o no la ricompensa. In questo modo, veniva messa in gioco la loro capacità di prendere una decisione soppesando i costi e i benefici.
I ricercatori hanno osservato che i macachi ai quali veniva stimolato il nucleo caudato, nel cervello, iniziavano ad evitare di approcciarsi a combinazioni succo-getto d’aria che in precedenza avevano accettato. Questa titubanza continuava anche dopo la stimolazione, fino al giorno dopo, per poi gradualmente scomparire.

I ricercatori hanno anche sottolineato che il nucleo caudato comprende regioni che sono connesse con il sistema limbico, il quale regola l’umore, e comunica con aree del cervello che producono dopamina, neurotrasmettitore coinvolto con le sensazioni di piacere e la ricompensa.
Questa ricerca ha confermato il ruolo che ha la ganglia basale (che include il nucleo caudato) nel processo decisionale, oltre alla corteccia prefrontale.

Inoltre, quando lo schema di decision-making è cambiato, i ricercatori hanno notato anche un’alterazione dell’attività cerebrale nel nucleo caudato, in particolare nelle onde beta. Questa caratteristica potrebbe essere usata come biomarker per testare se i pazienti stanno rispondendo adeguatamente a una terapia farmacologica.

 

Riferimenti:

  • Striatal Microstimulation Induces Persistent and Repetitive Negative Decision-Making Predicted by Striatal Beta-Band Oscillation.
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