Preoccupazione e relazioni interpersonali: ci pensa la Mindfulness

Preoccupazione e relazioni interpersonali: ci pensa la Mindfulness

Preoccupazione e relazioni interpersonali

Photo by Kelvin Valerio on Pexels

Gli individui con disturbi di personalità sperimentano preoccupazioni e pensieri ripetitivi riguardo agli scenari interpersonali. Gli approcci tradizionali basati sulla mindfulness possono essere insufficienti per lenire il disagio di questi individui a causa delle difficoltà nel lasciar andare i pensieri e rifocalizzare l’attenzione sul momento presente.Molte persone sperimentano angoscia a causa del pensiero e della sensazione che le loro relazioni siano frustranti o deludenti, quindi non riusciranno a soddisfare i loro desideri e bisogni fondamentali. La sofferenza non viene solo da idee sullo stato delle relazioni, ma anche dalla preoccupazione degli individui per gli eventi interpersonali. Qui ci riferiamo alla preoccupazione in senso lato, ovvero qualsiasi tipo di pensiero ripetitivo problematico, inclusa la ruminazione e i pensieri negativi intrusivi.  Il Metacognitive Interpersonal mindfulness – Based Training (MIMBT) Molti individui riferiscono di essere preoccupati per le relazioni interpersonali, con conseguenze negative sul benessere, sull’umore e sulla qualità delle relazioni stesse. La consapevolezza può essere uno strumento adatto per affrontare questo sintomo. A tale scopo è stata ideata una forma adattata di programma basato sulla mindfulness chiamato MIMBT (Metacognitive Interpersonal mindfulness-Based Training) per i disturbi di personalità volto a rendere gli individui consapevoli degli schemi interpersonali alla base delle loro preoccupazioni e ad adattare la consapevolezza per incorporare gli schemi interpersonali come fulcro delle meditazioni.Il MIMBT inizia con la meditazione standard simile a MBSR e MBCT, ma la grande differenza consiste nel fatto che le meditazioni sono focalizzate sugli aspetti interpersonali del disagio emotivo. L’obiettivo è che gli individui scoprano che i problemi a cui dedicano tempo ed energia mentale rimuginando sono in gran parte il risultato di valutazioni guidate da schemi interpersonali. Ciò si ottiene in primo luogo attraverso una formulazione adeguata di questi con il proprio terapeuta in seduta; successivamente, gli individui imparano a riconoscere l’attivazione dello schema nella loro vita quotidiana e meditano per distaccarsi da queste convinzioni saldamente radicate e dal disagio emotivo che l’accompagna. Il MIMBT prevede nove sessioni settimanali. I gruppi sono composti da 5 a 10 partecipanti che hanno effettuato una psicoterapia individuale oppure sono in corso di trattamento. Le nove sessioni sono strutturate in modo che i partecipanti possano procedere gradualmente al proprio ritmo nell’apprendimento delle competenze richieste. Queste includono l’identificazione precisa dei propri stati mentali, la consapevolezza del proprio funzionamento mentale in un dato momento, lo spostamento dell’attenzione da immagini emotivamente cariche e attivanti (evitando ogni forma di controllo mentale) e la comprensione degli altri distintamente dal proprio punto di vista e l’aumento delle proprie capacità per accedere a sentimenti di auto-cura.

Lo studio

In questo studio pilota (Ottavi et al., 2019), 28 persone (11 maschi, 17 femmine, tutti bianchi, età media 42,2 anni) hanno partecipato a nove sessioni settimanali per valutare la fattibilità e l’accettabilità e per stabilire i risultati preliminari. Sono stati inclusi gli individui sottoposti a Terapia Metacognitiva Interpersonale individuale per disturbi di personalità o gravi difficoltà interpersonali. È stato valutato che avere punteggi superiori a 60 su almeno una scala del Millon Clinical Multiaxial Inventory-III (MCMI-III; Millon, 2006) indica stili di personalità potenzialmente problematici. Tutti hanno completato il programma. La partecipazione è stata molto alta (96%).

Risultati

Sono stati osservati cambiamenti significativi sull’esito primario della riduzione del pensiero ripetitivo, misurato utilizzando il questionario sulla metacognizione-30. Si è riscontrata una diminuzione della gravità della depressione. Alla fine del trattamento, gli individui non hanno cambiato il modo in cui vedono le relazioni interpersonali, ma se ne sono preoccupati meno. Nonostante le diverse limitazioni, questo studio pilota suggerisce che il MIMBT ha il potenziale per essere un’opzione praticabile e ben accettata per aumentare i risultati positivi nel trattamento dei disturbi di personalità.

Conclusioni

In termini di direzioni future, il passo successivo è applicare il MIMBT agli individui all’inizio della terapia. Dato che la preoccupazione per i problemi interpersonali è una questione chiave per gli individui affetti da disturbo di personalità o gravi difficoltà interpersonali, la sua valutazione deve essere inclusa in questi studi. Se questi risultati venissero replicati, il MIMBT dovrebbe essere considerato una gradita aggiunta al trattamento di questa popolazione difficile. Con la replica e la generalizzazione, c’è la speranza che il MIMBT possa aiutare a formare valutazioni più benevole e meno angoscianti delle relazioni con altri significativi.

 

Riferimenti

  • Ottavi, P. et al. (2017). Adattare la mindfulness al trattamento dei disturbi di personalità. In: Livesly, W.J., Dimaggio, G., Clarkin, J.F. (Eds), Trattamento integrato per i disturbi di personalità. Un approccio modulare. Milano: Raffaello Cortina.
  • Ottavi, P. et al. (2019). Metacognitive Interpersonal mindfulness-Based Training for Worry About Interpersonal Events. A Pilot Feasibility and Acceptability Study. The Journal of Nervous and Mental Disease, 207(11):944-950.

Sitografia

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Mariangela Ferrone - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Psicoterapeuta TMI (terapia metacognitiva interpersonale) livello EXPERT. Per molti anni è stata Coordinatrice del Centro di Psichiatria Perinatale e Riproduttiva, del Servizio di Psicoterapia e Counseling Universitario presso la UOC di Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Attualmente è docente per l’insegnamento di “Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione” nel corso di laurea in Scienze Infermieristiche, sede Sant’Andrea presso la Facoltà di Medicina e Psicologia – Sapienza Università di Roma, nonché docente interno e supervisore clinico dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Socio Aderente della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva).

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