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Principe William: le sue difficoltà psicologiche e l’importanza del supporto professionale

Principe William

Quando si dice “famiglia reale” si pensa subito ai Windsor del Regno Unito: la sempreverde regina Elisabetta, la storia di Lady Diana e Carlo, i due figli e i loro matrimoni sfarzosi. Spesso ci si dimentica che, sebbene non comuni, anche loro sono persone e, come tali, affrontano molte delle difficoltà tipiche degli esseri umani.

È quello che ha rivelato il principe William alla conferenza stampa di lancio di “Mental Health at work” (“Salute mentale a lavoro”), un progetto reso possibile dallo sforzo congiunto delle organizzazioni benefiche “Mind” e “Heads Together”, quest’ultima con a capo proprio William e sua moglie Kate Middleton. L’obiettivo di questo progetto è di sensibilizzare i datori di lavoro verso la cura della salute mentale proprio sui posti di lavoro, una necessità visto che il 48% dei lavoratori inglesi ha problemi di salute mentale nell’occupazione professionale attuale e almeno un quarto non ne fa parola con nessuno, affrontando da soli ansia, stress e problemi dell’umore.

Salito sul Palco, il principe ha ringraziato Gareth Southgate, allenatore della squadra nazionale di calcio, per aver coinvolto una psicologa nel lavoro di preparazione. “Con lei a bordo sono diventati una squadra migliore”, ha affermato.

William ha poi continuato portando la sua esperienza nell’esercito, quando ha prestato servizio come pilota di ambulanza aerea per la Royal Air Force. “Mi portavo tanto a casa senza rendermene conto“, ha detto William del suo lavoro. “Vedi così tante cose tristi ogni giorno che pensi che la vita sia così. Hai sempre a che fare con disperazione, tristezza e ferite. Il logoramento aumenta e, se non stai attento, non hai mai davvero la possibilità di scaricarti”.

Ha poi raccontato che è stato molto fortunato a lavorare per organizzazioni che valorizzano davvero la salute mentale del loro staff: trattandosi di un lavoro ad alta pressione, i lavoratori erano incoraggiati a essere aperti e parlare delle loro difficoltà, anche se non direttamente relative al lavoro. Cercare aiuto è necessario in quanto, anche se ci si predispone a indossare un’armatura nei lavori più richiedenti, alla fine qualcosa riesce comunque a penetrare e ferire.

Circa 300.000 persone perdono il lavoro ogni anno a causa di problemi di salute mentale e questo ha un impatto anche di 99 miliardi di sterline sull’economia inglese. La ricerca mostra che almeno un lavoratore su tre non sa dove rivolgersi per cercare aiuto. Come anche gli stessi datori di lavoro.

Negli ultimi anni, comunque, molti imprenditori hanno cominciato a prendere più seriamente il benessere psicologico dei loro impiegati sul posto di lavoro. Ogni cambiamento nel modo in cui le professioni si approcciano alla salute mentale, seppure piccolo, può fare una grande differenza.

Il sito di “Mental Health at Work” fornisce le risorse per cominciare a cercare aiuto.

 

Riferimenti:

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