“Non lasciateci sole”: pro e contro del rooming-in

“Non lasciateci sole”: pro e contro del rooming-in

pro e contro del rooming-in

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L’avvicinarsi del parto è per la futura mamma un momento di grande cambiamento. Un mix di emozioni e dubbi pervadono il corpo e la mente della donna, portandola molto spesso a sentirsi vulnerabile.

In questa fase già di per sé delicata, la neomamma deve decidere se acconsentire o meno al rooming in. Con il termine rooming in si intende la permanenza del neonato e della madre nella stessa stanza per un tempo più lungo possibile durante le 24 ore successive al parto, ad esclusione del tempo dedicato alle cure assistenziali.

Secondo le linee guida dell’UNICEF, il neonato sano dovrebbe essere tenuto a contatto pelle a pelle con la propria madre subito dopo la nascita o non appena possibile; che sia nato da parto vaginale o tramite taglio cesareo con anestesia epidurale non fa differenza.

Vari studi, infatti, hanno dimostrato come il contatto con la mamma dopo la nascita, favorisca il corretto attaccamento al seno, calmi il neonato, stabilizzi il suo metabolismo e la temperatura corporea, regoli la sua respirazione e il battito cardiaco, fortificando così il legame madre-neonato (Barrera et al., 2018, Lutter, Cheparro 2009; Zuppa, Sindico, Antichi Carducci, Alighieri, Cardiello et al., 2009).

Inoltre, anche sulla salute materna il rooming in sembra determinare notevoli benefici; sono stati infatti riscontrati una diminuzione delle perdite di sangue post-partum e una ridotta incidenza di fenomeni di depressione post-partum (Soldi, Tonetto, Varalda, Bertino 2011).

Ma cosa succede se la mamma è molto stanca dopo un lungo travaglio o dopo un taglio cesareo e non riesce a stare sempre con il neonato? Quanto le mamme effettivamente sanno sul rooming-in? Quali sono gli ostacoli riscontrati? Quanto le strutture ospedaliere pensano ai bisogni delle neo mamme?

Lo studio

Lo studio di Consales et al. del 2020 ha indagato su quale fosse la conoscenza materna del rooming-in, su quali fossero gli ostacoli riscontrati dalle mamme e quali le possibili strategie per migliorare la pratica.

Sono state arruolate 328 mamme e 333 neonati nel mese di gennaio 2019, in un centro di riferimento terziario per l’assistenza neonatale a Milano. Alla dimissione, gli operatori sanitari hanno somministrato un’intervista strutturata alle madri sull’esperienza del rooming-in.

I risultati hanno riportato come l’86,3% delle mamme fosse a conoscenza della pratica del rooming-in. I benefici maggiormente citati dalle mamme sono stati: la promozione del legame madre-bambino, una maggiore fiducia nel prendersi cura del bambino e la capacità di riconoscere i segnali di “fame”. I principali ostacoli segnalati sono stati: l’affaticamento (40,5%), le difficoltà legate al taglio cesareo (15,5%) e la notte, il momento più critico della giornata per il rooming-in. Tutte le mamme hanno riportato come necessari maggior supporto e assistenza anche per loro stesse.

Le strategie suggerite dalle madri per migliorare il rooming-in riguardano: una maggiore assistenza alla diade madre-bambino, cambiamenti organizzativi e strutturali e la possibilità di avere accanto un familiare durante la notte.

Conclusione

Quando nasce un bambino, rinasce anche una mamma, quindi prima di applicare il rooming-in sarebbe importante fare un’analisi psicologica e fisica per individuare precocemente i fattori di vulnerabilità della donna.

L’affaticamento, il dolore dovuto all’intervento chirurgico e le difficoltà motorie, particolarmente frequenti dopo un parto cesareo, possono limitare la capacità della madre di prendersi cura del neonato, venendo così percepite come barriere nella pratica del rooming-in. Inoltre, l’attenzione dovrebbe essere focalizzata anche sulle neomamme, poiché le primipare hanno livelli di ansia post-partum più elevati rispetto alle multipare, con l’inesperienza che potrebbe esacerbare quella che è già una situazione emotivamente difficile per la maggior parte delle donne (Zanardo V, Gasparetto S, Giustardi A, Suppiej A, Trevisanuto D, Pascoli I, 2009). I risultati dello studio di Consales et all. 2020, sottolineano ulteriormente l’importanza di fornire una guida aggiuntiva alle primipare nella loro transizione verso la maternità creando un supporto su misura alla diade madre-bambino.

 

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Manuela Fiori
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 25/11/2013 con il N. 20227. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, occupandosi prevalentemente di disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbo ossessivo compulsivo e disturbi di personalità. Si avvale inoltre della Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI), aggiornando la sua formazione con autorevoli professionisti del settore.

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