SOS abbiamo un problema!

SOS abbiamo un problema!

Problema

Photo by Google DeepMind on Pexels

Quante volte ci è capitato di trovarci nelle grinfie di un problema da risolvere senza sapere come uscirne? Quante volte ci siamo chiesti se ciò che stavamo mettendo in atto per fronteggiare una difficoltà fosse il mezzo più adatto? Una soluzione ai nostri numerosi “come fare per” in realtà c’è e probabilmente molto spesso ne sentiamo parlare…si tratta di un processo, un costrutto, chiamato Problem Solving attraverso il quale si tenta di identificare, scoprire o sviluppare delle soluzioni funzionali per risolvere un problema, acuto o cronico, della vita quotidiana, personale/interpersonale, lavorativo che reca maggiore stress e induce a una condizione di malessere psicofisico.

È una capacità fondamentale che, una volta acquisita, permette di orientarsi al problema con un atteggiamento funzionale, realistico e consapevole rispetto a quelle che possono poi essere le chiavi di lettura e interpretazioni della situazione stessa. Un problema è la discrepanza tra richieste di adattamento e risposte di coping e, allo stesso tempo, una soluzione si rivela efficace quando consente di raggiungere gli obiettivi (Goals) riducendo le conseguenze negative e impattando proficuamente nella gestione delle relazioni interpersonali con un considerevole incremento dell’autostima e della fiducia in sé stessi. Quella del problem solving risulta strettamente correlata all’abilità di decision-making (capacità di saper prendere una decisione) e si promuove attraverso un processo a sei fasi caratterizzato da un primo momento in cui si individua il problema specificandone l’obiettivo che ci si prefigge di raggiungere, seguito da un secondo momento in cui si organizzano le informazioni a disposizione per poter formulare tutte le possibili soluzioni tenendo comunque ben presenti probabili limiti e ostacoli, pro e contro, vantaggi e svantaggi. Dopodiché, si attua un piano di azione che metta in pratica la soluzione scelta e la si verifichi al fine di valutarne l’efficacia e la funzionalità rispetto alla situazione problematica da fronteggiare. Nasce nel 1971 ad opera degli studiosi D’Zurilla e Goldfried che ne mettono a punto il modello basandolo su due componenti: l’una orientata al problema come insieme di credenze e schemi cognitivi ed emotivi esplicativi dell’atteggiamento e del grado di consapevolezza che si investono verso i problemi della vita (autoefficacia, aspettative di successo, ecc…); l’altra inerente al problem solving come life skills, abilità cognitiva, processo finalizzato a comprendere i problemi e scoprire strategie efficaci per poterli risolvere. Le skills rispetto alla terapia del problem solving che vengono individuate per metterne in pratica il modello sono: individuazione e descrizione del problema, fissazione di un obiettivo realistico, creazione di soluzioni alternative, pro e contro di ciascuna delle soluzioni identificate, scegliere un piano d’azione e, infine, verificarne l’esito.

Pertanto, la ricerca ha messo a punto tre tipi di stili di problem solving: il primo che si approccia al problema in un senso tipicamente razionale e costruttivo; il secondo evitante, caratterizzato da procrastinazione, dipendenza dagli altri e da un atteggiamento di passività; il terzo, infine, di tipo impulsivo, inefficace, costituito da tentativi limitati, frettolosi e incompleti. Tra gli ostacoli principali che possono impedire un corretto processo di problem solving, oltre all’impulsività e alla disregolazione emotiva, vi sono strategie inefficaci, bassa motivazione, evitamento, mancanza di speranza e sovraccarico cognitivo (multitasking, ad esempio). Un problem solving inefficace può essere un fattore di vulnerabilità e/o un fattore di mantenimento di varie condizioni psicopatologiche come depressione e ansia. Scopo, quindi, del problem solving è quello di fornire strategie di approccio nella risoluzione dei problemi e di aumentare il proprio senso di autoefficacia, resilienza e adattamento.

 

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Roberta Borzì
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).

Se hai bisogno di aiuto o semplicemente vuoi contattare l’Istituto A.T. Beck per qualsiasi informazione,
compila il modulo nella pagina contatti.

Back To Top
Cerca