Tu non sai chi sono io! Psicologia del mitomane

Tu non sai chi sono io! Psicologia del mitomane

Psicologia del mitomane

Photo by Pawel Czerwinski on Unsplash

La magia del nostro tempo è che, per ogni sindrome o disturbo, esiste un corrispettivo cinematografico o serie TV: questo, oltre a portarlo alla conoscenza del grande pubblico, consente di facilitarne la normalizzazione e l’accettazione e sconfiggere lo stigma associato ai disturbi mentali; d’altro canto, il rischio di un abuso della terminologia psichiatrica e di una “caccia alle streghe” tra i propri colleghi, conoscenti e familiari è dietro l’angolo, basta prestare attenzione a certi personaggi che, nel dibattito politico, si sfidano a colpi di sociopatico o, ancor più frequente, all’amico in cerca di consolazione perché ripetutamente tradito e abbandonato dalla o dal narcisista di turno. La tematica oggetto del presente contributo si sta ritagliando un suo posto nell’immaginario collettivo, anche grazie a cinema e piattaforme di streaming: dà, ad esempio, il nome ed è protagonista di Mytho, serie francese incentrata sulle vicissitudini di una donna di provincia e di mezza età sull’orlo di una crisi di nervi che, per reagire alle frustrazioni della vita quotidiana fatta (ahimè!) unicamente d’impegni e problemi senza l’ombra di un riconoscimento come segno di gratitudine, cui si aggiunge l’onta del tradimento del partner, inventa di avere un cancro al seno e resta vittima del suo gioco quando le attenzioni che desiderava arrivano.

L’origine del termine mitomania si fa risalire all’inizio del secolo scorso ad opera di Ernest Dupré, neanche a dirlo francese pure lui: secondo Dupré l’intento del bugiardo patologico è sembrare più interessante agli occhi altrui e per far ciò intreccia una realtà fittizia che tende egli stesso ad accettare come vera, più o meno consapevolmente; il bisogno che viene soddisfatto nel raccontare menzogne a sé e agli altri, secondo il sopracitato padre della “pseudologia fantastica”, sarebbe quello di essere stimato. E se è vero che, a un certo punto nell’infanzia, capita ed è sano che i bambini si lascino andare all’immaginazione fino a credere e a imporre ad altri i prodotti della propria fantasia[1] – chi non è mai stato un pirata, una principessa o un soldato d’assalto, per un pomeriggio? – quando ad inventare situazioni inesistenti e a portare avanti sovente e a lungo la finzione è un adulto, sorge il dubbio che il suo assetto di personalità possa essere patologico. Il riferimento è, ovviamente, a quelle storie ritoccate, raccontate estensivamente allo scopo di trarne vantaggi personali, non a quelle bugie cosiddette “bianche”, innocenti, cui tutti a volte ricorriamo per educazione: come quando rassicuriamo un collega che non vediamo da tempo di non trovarlo affatto invecchiato ma in gran forma, pur non credendolo veramente o, a un colloquio di lavoro, gonfiamo leggermente le competenze e la flessibilità che sosteniamo di possedere per far momentaneamente colpo sul selezionatore.

Secondo la precedente classificazione del DSM la mitomania era inquadrata fra i disturbi del cluster B, più precisamente narcisistico e istrionico della personalità: questi disturbi sono infatti caratterizzati da una pervasiva ricerca di attenzioni e da idee grandiose di sé, come la convinzione di essere persone uniche e, quindi, di meritare un trattamento speciale[2]. Quello di mentire di frequente è tuttavia un comportamento che si osserva in parecchi quadri clinici e per le più svariate ragioni, tanto da attivare aree differenti del nostro cervello a seconda delle motivazioni sottostanti: nel disturbo fittizio della sindrome di Munchausen, ad esempio, si mente sulla propria salute, arrivando in alcuni casi ad infliggersi delle vere e proprie ferite o a simulare dolori psicologici per farsi notare; nel disturbo antisociale di personalità, a causa della scarsa empatia nei confronti degli altri, della mancanza di rimorso, del disprezzo dell’autorità e delle norme sociali, si usano le menzogne per ottenere ciò che si vuole[3]. Meno che nel caso dei deliri megalomanici del paziente psicotico, possiamo però considerare l’uso smodato della bugia come una delle tante strategie disfunzionali messe in atto per soddisfare i propri bisogni o fronteggiare situazioni problematiche, apprese come “il modo giusto (quando non l’unico) di fare le cose” nelle prime esperienze di vita a contatto con il proprio ambiente familiare e con i pari.

Che la bugia venga utilizzata in maniera compulsiva o intenzionalmente, per manipolare gli altri, avere a che fare con persone che mentono sistematicamente rende il rapporto con queste ultime estremamente frustrante e doloroso e può esporre gli stessi bugiardi a sentimenti di angoscia e sensi di colpa nei confronti delle loro vittime; quando scoperti, addirittura a scoppi d’ira o crolli depressivi se i tentativi di sostenere dinnanzi a familiari, amici e colleghi la propria versione contraffatta della realtà falliscono. Per prevenire ciò potrebbero rappresentare un buon punto di partenza, nell’ambito di una psicoterapia come quella cognitivo-comportamentale, un lavoro di identificazione e messa in discussione a più livelli di consapevolezza dei pensieri che giustificano l’alterazione della realtà e un social and emotional skills training per acquisire e optare per modalità più funzionali di espressione delle proprie emozioni e necessità, con un’ansia minore nel mostrare le proprie vulnerabilità.

 

Riferimenti bibliografici

  • American Psychiatric Association (2000). DSM-IV-TR. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fourth Edition, Text Revision. Washington D.C. (Tr. it.: DSM-IV-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Text Revision. Masson, Milano, 2004).
  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders,
  • Fifth Edition, DSM-5. Arlington, VA. (Tr. it.: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali,
  • Quinta edizione, DSM-5. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014).
  • De la Serna, J. M. (2019) Mitomanía, Alla Scoperta del Bugiardo Compulsivo, trad. it. Basso, F., I Edizioni Tektime.
  • Dupré, Ernest (1905) La Mythomanie, étude psychologique et médico-légale du mensonge et de la fabulation morbides, par M. le Dr Ernest Dupré, Ouverture du cours de psychiatrie médico-légale (2e année, 1905), Paris: impr. de J. Gainche, In-8°, 68 p., Extrait du “Bulletin médical”. 25 mars, 1er et 8 avril.
  • Dupré, Ernest (1925) Pathologie de l’imagination et de l’émotivité, Paris: Payot , 1 vol. (XXII-503 p.).
  • Ramond A. Un cas clinique de mythomanie de nos jours [A clinical case of mythomania occurring today]. Ann Med Psychol (Paris). 1982 Jul;140(7):729-52. French. PMID: 7168512.
  • Sevda, Korkmaz & Sağlam, Sadullah & Sağlam, Sema & Fındıklı, Ebru & Atmaca, Murad. (2016). A Self-Incriminating Case of Mythomania. International Neuropsychiatric Disease Journal. 5. 1-4. 10.9734/INDJ/2016/21501.

[1] Puoi approfondire ai link: https://www.istitutobeck.com/beck-news/adolescente?sm-p=929697325 e https://www.istitutobeck.com/beck-news/bugie-mondo-infanzia?sm-p=30878273.

[2] Per un approfondimento: https://www.istitutobeck.com/terapia-cognitivo-comportamentale/disturbi-di-personalita/disturbo-istrionico-personalita?sm-p=1255537045, https://www.istitutobeck.com/terapia-cognitivo-comportamentale/disturbi-di-personalita/disturbo-narcisistico-personalita?sm-p=1876895931.

[3] Per saperne di più: https://www.istitutobeck.com/terapia-cognitivo-comportamentale/disturbi-di-personalita/disturbo-antisociale-personalita?sm-p=615053777.

Autore/i dell’articolo

Roberta Borzì
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).

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