Psicoterapia e Fisiologia Interpersonale: la co-regolazione fisiologica nel contesto clinico

Psicoterapia e Fisiologia Interpersonale

Photo by Clay Banks on Unaspsh

La Fisiologia Interpersonale (Interpersonal Physiology, IP) studia le dinamiche di coordinazione e sincronizzazione delle attività fisiologiche di due o più individui. Si intuisce quindi come la sua applicazione in psicoterapia possa avere interessanti potenziali. In effetti, rappresenta una recente linea di ricerca che attira parecchio interesse non solo da parte dei ricercatori, ma anche dei clinici che lavorano sul campo.

Negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi lavori riguardo la co-regolazione di comportamenti non verbali ed attivazioni fisiologiche, nei quali viene documentata l’esistenza di una regolazione dinamica nelle interazioni tra persone che passa attraverso movimenti del corpo, espressioni facciali, rossore del viso, direzione dello sguardo e dilatazione della pupilla, frequenza respiratoria e cardiaca, stile linguistico, etc.

In ambito clinico, come accennato, i fenomeni di coordinazione fisiologica attirano più di tutti l’interesse dei ricercatori. La loro regolazione richiede infatti uno sforzo significativo e rimane comunque assai difficile rispetto alla sincronizzazione comportamentale, anche perché è al di fuori della consapevolezza dell’individuo nella maggior parte dei casi. Questi fenomeni regolatori potrebbero però fornire importanti spunti sul processo clinico, aggiungendo un ulteriore livello di informazioni non direttamente osservabili dal terapeuta stesso. In questo senso, la ricerca sull’IP potrebbe condurre allo sviluppo di uno strumento nuovo che misuri qualcosa di oggettivo e automatico che si verifica momento per momento durante l’interazione terapeuta-paziente.

Kleinbub (2017) ha effettuato una revisione sistematica della letteratura con lo scopo di identificare caratteristiche, punti di forza e punti deboli della IP nel contesto clinico. Vediamo cosa è emerso.

L’IP è un fenomeno senz’altro esistente, ma le dinamiche ed il significato all’interno del contesto clinico rimangono per lo più sconosciuti, così come la sua relazione con fattori individuali come il sesso, la diagnosi o lo stile di attaccamento. Ad esempio, sembrerebbe che l’IP possa essere correlata a forme primitive di empatia come il contagio emotivo, ma il suo significato clinico è ancora quasi del tutto sconosciuto. La strada da percorrere è quindi ancora lunga, ma sicuramente ben promettente. L’analisi della letteratura infatti evidenzia la necessità di una significativa ricerca di base sull’IP nel contesto clinico. Ne è un esempio la varietà di termini utilizzati per valutare l’IP, un grosso ostacolo allo sviluppo sul campo poiché l’ambiguità terminologica si estende di fatto alle metodologie utilizzate. Prima di tutto, quindi, si rendono necessarie la condivisione di terminologie comuni e la definizione di punti chiave sulla natura e sull’interpretazione dell’IP nel contesto clinico. Si necessita infine di ipotesi fondate su teorie e costrutti definiti e procedure validate empiricamente.

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Dott. De Gabrielis Gabriele
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, psicoterapeuta TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale). Ha conseguito il I livello della formazione in EMDR. Ha svolto la sua attività in diversi contesti: strutture semiresidenziali, centri clinici, U.O.C. Tutela Salute Donna ed Età Evolutiva – ASL Roma 2, U.O.C. Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Da anni si dedica allo studio dei sistemi motivazionali nell’ottica cognitivo-evoluzionista contribuendo, attraverso diverse ricerche, allo sviluppo della Teoria Evoluzionistica della Motivazione (TEM). Attualmente collabora in qualità di psicologo e psicoterapeuta presso l’Istituto A.T. Beck di Roma.
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