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PTSD e rischio per le malattie autoimmuni

PTSD e rischio per le malattie autoimmuni

Photo by Ryan Richards on Unspash

Il gruppo di ricerca guidato dal dott. Fang ha condotto uno studio di coorte retrospettivo i cui risultati sono stati pubblicati a giugno 2018 sul Journal of American Medical Association. Lo scopo dello studio consisteva nel determinare se esistesse un’associazione tra disturbi legati allo stress e il successivo sviluppo di malattie autoimmuni.

I ricercatori hanno esaminato le cartelle cliniche – dal 1° gennaio 1981 al 31 dicembre 2013 – di oltre 100.000 adulti svedesi con una diagnosi di disturbo psicologico legato allo stress, la documentazione medica di 126.652 fratelli e sorelle di questi pazienti e di circa 1 milione di individui non imparentati. Questi ultimi due gruppi (fratelli/sorelle dei pazienti ed individui non imparentati) non avevano alcuna diagnosi di disturbi legati allo stress. Il 40% degli individui coinvolti con questa diagnosi erano maschi e la loro età media di 41 anni.

Utilizzando il National Patient Register, i ricercatori hanno identificato gli individui con diagnosi facenti parte della categoria diagnostica del DSM 5 “disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti” -ovvero disturbo da stress post-traumatico (PTSD), disturbo da stress acuto e disturbi dell’adattamento- e 41 malattie autoimmuni, tra cui morbo di Crohn, lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide, celiachia, psoriasi, sclerosi multipla. I ricercatori hanno quindi stimato i tassi rischio di ricevere diagnosi di una malattia autoimmune dopo un anno dalla diagnosi di uno dei disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti.

I risultati sono stati sorprendenti: la diagnosi di un disturbo correlato allo stress è risultata associata ad un aumentato rischio di sviluppo di una successiva malattia autoimmune rispetto ai soggetti senza queste diagnosi. Infatti, al follow-up di 10 anni un numero significativamente maggiore di individui con disturbo correlato allo stress aveva ricevuto diagnosi di una malattia autoimmune rispetto agli altri due gruppi. Inoltre, l’elevato rischio associato a disturbi legati allo stress era più pronunciato tra i soggetti più giovani.

Inoltre, il rischio di sviluppare una malattia rispetto ad un’altra non era lo stesso per tutte. Ad esempio, il rischio era più elevato per la celiachia rispetto all’artrite reumatoide.

I risultati potrebbero sembrare sconcertanti perché possono portare a pensare che lo stress che caratterizza spesso la vita della maggior parte delle persone possa rappresentare un fattore di rischio per alcune di queste malattie. Ma ciò che riporta lo studio non significa certamente che un anno particolarmente stressante o un periodo breve di stress molto intenso porteranno allo sviluppo di una malattia autoimmune. La ricerca ha coinvolto infatti individui con una diagnosi di disturbo correlato a eventi traumatici e stressanti, e non si tratta quindi dello stress che la maggior parte di noi si trova ad affrontare prima o poi nell’arco della propria vita. Inoltre, saranno sicuramente necessari ulteriori studi per comprenderne i meccanismi sottostanti. Infatti, essendo questo uno studio osservazionale, i ricercatori non hanno potuto controllare tutte le differenze e variabili naturali che potrebbero spiegare i risultati dello studio.

Attualmente, i ricercatori stanno indagando eventuali cambiamenti nei livelli di cortisolo e nei livelli di citochine pro-infiammatorie, eventuali risposte infiammatorie eccessive o il sistema immunitario eccessivamente attivato, per tentare di capire il processo che porterebbe allo sviluppo della malattia. Ma nessuna risposta certa è ancora disponibile.

Come sempre, ciò su cui è importante puntare è la prevenzione. In questo senso, il trattamento dei correlati a eventi traumatici e stressanti potrebbe rappresentare una risposta preventiva per alcune malattie autoimmuni.

I ricercatori hanno scoperto infatti come l’uso persistente di farmaci che agiscono sulla serotonina (in particolare gli SSRI, che ne inibiscono la ricaptazione) dopo il primo anno dalla diagnosi di PTSD attenuava il rischio di malattie autoimmuni. Il rischio era più alto entro i primi 179 giorni di assunzione di SSRI; tuttavia, questo aumento del rischio era più basso da 180 a 319 giorni di utilizzo e si riduceva ulteriormente dopo 320 o più giorni di utilizzo.

Riferimenti:

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